
Oltre 2.600 incontri B2B tra Buenos Aires e San Paolo e un mercato che offre nuove prospettive alle PMI italiane. La missione di Confindustria in Argentina e Brasile ha mostrato sul campo le opportunità aperte dall’Accordo UE-Mercosur, ma anche la necessità di accompagnare le imprese nell’accesso a mercati lontani e complessi. Per Fausto Bianchi, Vice Presidente di Confindustria e Presidente di Piccola Industria, la sfida va infatti oltre la crescita dell’export: significa favorire l’ingresso delle PMI nelle catene del valore locali, costruire partnership industriali e, soprattutto, dare continuità ai contatti avviati durante la missione. In questa intervista a L’Imprenditore, Bianchi parte dall’esperienza della missione per spiegare come trasformare le opportunità del Mercosur in un percorso di crescita concreto per le PMI italiane.
Presidente Bianchi, al termine della missione in Argentina e Brasile ha parlato di un «potenziale enorme» per la crescita delle PMI italiane. Quali sono, alla luce degli incontri di questi giorni, le opportunità più concrete che ha visto per le nostre piccole e medie imprese?
Quando ho parlato di “potenziale enorme” mi riferivo soprattutto a quello che abbiamo visto direttamente sul campo. Argentina e Brasile non chiedono semplicemente prodotti italiani: cercano tecnologia, competenze, capacità manifatturiera e partner industriali. Ed è esattamente qui che le nostre PMI possono fare la differenza.
L’Accordo UE-Mercosur rende questo scenario ancora più interessante, perché riduce progressivamente dazi e barriere e facilita l’accesso a mercati che fino ad oggi, soprattutto per un’impresa di piccole dimensioni, potevano risultare complessi. Ma la vera opportunità va oltre l’export: dobbiamo aiutare le nostre imprese a entrare nelle catene del valore locali, costruendo partnership, joint venture, accordi commerciali e industriali.
C’è poi un elemento che mi ha colpito molto: la considerazione di cui gode il sistema produttivo italiano. Il Made in Italy industriale viene riconosciuto per qualità, flessibilità e capacità di trovare soluzioni. È un patrimonio straordinario e dobbiamo trasformarlo in crescita dimensionale e presenza internazionale delle nostre PMI.

Da sinistra: Aurelio Regina, Vice Presidente di Confindustria per l’Energia; Barbara Cimmino, Vice Presidente per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti; Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria; Annalisa Sassi, Presidente del Consiglio delle Rappresentanze Regionali; Fausto Bianchi, Vice Presidente e Presidente della Piccola Industria; Maurizio Tarquini, Direttore Generale di Confindustria, durante la missione di Sistema in Argentina e Brasile
Lei ha detto che «gli accordi commerciali aprono le porte, ma dobbiamo mettere le PMI nelle condizioni di attraversarle». Quali strumenti servono oggi per accompagnare le imprese più piccole sui mercati del Mercosur e quali ostacoli restano da superare?
L’accordo commerciale è una condizione necessaria, ma da solo non basta. Una grande impresa dispone normalmente di strutture dedicate all’internazionalizzazione, una PMI spesso no. Per questo continuo a sostenere un principio molto semplice: Think Small First.
Dobbiamo partire soprattutto da quella fascia di imprese tra 10 e 100 addetti che considero strategica. Aziende già strutturate, con prodotti, competenze e capacità industriali per competere sui mercati internazionali, ma che spesso non hanno ancora dimensioni sufficienti per affrontarli da sole. È qui che possiamo ottenere uno dei maggiori salti di crescita del nostro sistema produttivo.
Bisogna costruire strumenti pensando innanzitutto a loro. Servono accompagnamento commerciale, conoscenza dei mercati, assistenza normativa, credito, garanzie, assicurazione dell’export e finanza per gli investimenti. A questo deve affiancarsi anche presenza sul territorio e capacità di individuare partner affidabili.
La missione ha inoltre dimostrato quanto sia importante lavorare come Sistema Italia: Confindustria insieme a ICE, SACE, SIMEST, CDP, sistema bancario, Ambasciate e Camere di commercio. Il passo ulteriore è rendere questa filiera ancora più semplice e accessibile alle PMI.
Perché il vero ostacolo, molto spesso, non è la qualità del prodotto italiano. È la dimensione dell’impresa e la complessità dell’accesso al mercato. Dobbiamo ridurre quella distanza.
Gli oltre 2.600 incontri B2B realizzati tra Buenos Aires e San Paolo hanno mostrato un forte interesse per il sistema produttivo italiano. In quali settori ha riscontrato le maggiori complementarità e dove il know-how delle nostre PMI può fare maggiormente la differenza?
I numeri sono importanti: oltre 2.600 incontri B2B in pochi giorni significano che esiste una domanda concreta di collaborazione. Ma ciò che conta ancora di più è la qualità degli incontri.
Abbiamo riscontrato opportunità molto interessanti nei macchinari e nell’impiantistica, nell’energia e nelle infrastrutture, nell’agroalimentare, nel farmaceutico e medicale e nelle tecnologie digitali. Sono settori nei quali l’Italia dispone di filiere composte da moltissime PMI altamente specializzate.
Penso soprattutto a quel patrimonio di imprese che spesso non sono conosciute dal grande pubblico, ma possiedono tecnologie, brevetti e competenze straordinarie. Sono aziende capaci di progettare una macchina, migliorare un processo produttivo, ridurre i consumi energetici, digitalizzare una fabbrica o realizzare componentistica ad altissima specializzazione.
È questo il valore che possiamo portare nel Mercosur. Non soltanto vendere prodotti, ma trasferire know-how e costruire insieme capacità industriale. Ed è proprio su questa complementarità che possiamo creare rapporti duraturi.
La missione si è conclusa, ma Confindustria ha già indicato la volontà di dare continuità al lavoro avviato. Dal punto di vista della Piccola Industria, quale deve essere adesso il passo successivo per trasformare i contatti costruiti in partnership e progetti concreti?
Adesso viene forse la parte più importante. Una missione non può terminare quando rientra l’aereo. Delle migliaia di incontri generati dobbiamo capire quanti possono diventare contratti, partnership, investimenti e progetti industriali. Per questo serve un follow-up molto concreto, impresa per impresa.
Come Piccola Industria vogliamo lavorare affinché nessuna PMI interessata venga lasciata sola dopo il primo contatto. Dobbiamo mettere intorno all’impresa il Sistema Italia, accompagnandola dalla manifestazione di interesse fino alla realizzazione dell’operazione.
E credo che questa missione ci consegni anche un metodo: meno missioni episodiche e più percorsi di internazionalizzazione. Preparare le imprese prima, creare gli incontri giusti durante e seguirle dopo.
Se riusciremo a farlo, quei 2.600 B2B non saranno il risultato finale della missione, ma il punto di partenza. La sfida è trasformare una stretta di mano a Buenos Aires o San Paolo in una relazione industriale stabile. È così che il “potenziale enorme” diventa crescita reale per le nostre PMI.

