
L’Ia alla sbarra, imputata di aver compromesso la vita e il lavoro di milioni di persone. Giunge in aula di Tribunale l’intelligenza artificiale, per la prima volta sottoposta a un processo simbolico per valutare la sua condotta e la tenuta etica dei suoi “consigli”.
Si è concluso infatti il 4 novembre 2026, in Corte d’Assise d’Appello a Bari, il “Processo simulato all’intelligenza artificiale”, organizzato dal Club delle Imprese per la Cultura di Confindustria Bari e BAT all’interno del format “L’elefante nella stanza”.
La giornata del 4 novembre ha visto il primo processo simulato all’Ia a essere celebrato nelle aule giudiziarie, con veri magistrate, giudici e avvocati. Un’iniziativa sorta da un’idea di Gianni Sebastiano, realizzata con la collaborazione di Ettore Chiurazzi e la regìa di Augusto Masiello.
L’elefante nella stanza: una maratona su innovazione e Ia
Il motivo per cui una manifestazione di tale importanza si svolge a Bari, non è casuale. Bari è recentemente diventata un polo di dialogo e confronto sui temi dell’innovazione grazie a “L’Elefante nella Stanza”, format costituito da una serie di eventi promossi dalla sezione Terziario Innovativo e Comunicazione di Confindustria Bari e Bat sui temi dell’Innovazione Digitale al Servizio delle Imprese.
Giunta alla sua seconda edizione, la maratona sull’Ia si è sviluppata in tre momenti nelle giornate del 3-4 novembre 2026: il “Processo simulato all’intelligenza artificiale” è stato inaugurato il 3 novembre 2026 allo Spazio Murat con l’intervento di esperti ed esperte internazionali, un’iniziativa congiunta per guardare in faccia senza retorica la presenza ingombrante e non ancora del tutto governata delle nuove tecnologie nella vita delle imprese, delle persone e delle democrazie. A questo confronto sono seguiti poi un secondo spazio di dialogo, il 4 novembre alle ore 9, e infine la sentenza definitiva, alle ore 18 dello stesso giorno, presso Corte d’Assise d’Appello a Bari.
Le riflessioni emerse già nel primo momento di confronto (il 3 novembre) tra il team di esperti ed esperte hanno sollevato come l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla vita delle aziende e delle persone sia ancora limitato: potrà essere positivo o negativo solo se sapremo o meno prepararci, mettendo in campo investimenti mirati nell’istruzione e nella formazione delle persone e di chi lavora. I rischi legati all’Ia perciò non sono nel breve termine, ma sorgeranno e medio-lungo termine se non sapremo attrezzarci adeguatamente.
A seguire i saluti istituzionali di Mario Aprile, presidente di Confindustria Bari e BAT, Vincenzo Fiore, presidente della Sezione Terziario Innovativo e Comunicazione, ha infatti spiegato:
“Il vero rischio non è che l’intelligenza artificiale ci rubi il lavoro, ma che resti indietro chi non imparerà a utilizzarla. L’Ia è una straordinaria rivoluzione democratica, che mette anche nelle mani delle piccole e medie imprese strumenti e capacità fino a ieri riservati ai grandi gruppi. È un’opportunità unica per aumentare la produttività, valorizzare la creatività e il saper fare del Made in Italy e migliorare la qualità della vita. L’intelligenza artificiale non deve essere un privilegio di pochi, ma una risorsa per tutti”.
Il programma completo delle sessioni e le modalità di partecipazione alla maratona sull’Ia de “L’Elefante nella Stanza” sono disponibili sul sito ufficiale elefantenellastanza.it

L’Ia a processo, il verdetto: l’imputata ha coscienza?
L’udienza finale del processo si è conclusa il 4 novembre con la lettura del dispositivo della sentenza presso il Tribunale di Bari. Una giornata in cui l’Ia è stata sottoposta letteralmente a giudizio, seguendo esattamente il rito processuale con requisitoria, arringa della difesa, eventuali repliche e pronuncia del verdetto.
Quattro i capi d’imputazione su cui l’intelligenza artificiale è stata chiamata a rispondere nelle precedenti udienze: istigazione al suicidio, lesioni colpose per errore diagnostico, diffamazione mediante contenuti falsificati, condotta antisindacale di sostituzione algoritmica del lavoratore. Se si può parlare dell’Ia come di un’imputata, il verdetto arrivato dalla Corte è chiaro: durante il primo “Processo simulato all’Intelligenza Artificiale”, l‘Ia è stata assolta perché incapace di intendere e di volere.

È quanto stabilito dal dibattitto tra l’Accusa, rappresentata dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari Roberto Rossi, affiancato dall’avvocato di Deloitte Legal, Francesco Carparelli e l’avvocata Valeria Logrillo, la Difesa, sostenuta dagli avvocati Michele Laforgia, Andrea Di Comite e Mauro Petrarulo, dello studio Polis Avvocati di Bari.
A presiedere il Collegio Maria Mitola, Presidente della Corte d’Appello di Bari, affiancata dalla Giudice a latere Rosa Calia Di Pinto e dai Giudici popolari selezionati fra esponenti del mondo della cultura, dell’innovazione e della comunicazione pugliese: Ginevra Alessandra Lacalendola, Dottoranda di ricerca in Economics & management of sustainability and innovation, Lum “Giuseppe Degennaro”; Francesca Mantini, Dottoressa in Computer science, Università degli Studi di Bari; Onofrio Pagone, Giornalista; Livio Tenerelli, Presidente Osservatorio innovazione del Mezzogiorno; Rossana Zampieri, Dottoranda in Ingegneria informatica-artificial intelligence and data science al Politecnico di Bari.
Ha spiegato ha Mario Aprile, presidente di Confindustria Bari e BAT:
“Con questo processo abbiamo scelto di riflettere in una modalità differente sulle grandi questioni che pone l’uso dell’Ia. Abbiamo deciso di farlo non solo dal punto di vista industriale, ma anche a livello etico, perché questa rivoluzione impatta sulla vita civile e sulla quotidianità delle persone. In questo processo è l’umanità a essere chiamata a dare un giudizio, per diventare tutti più consapevoli di ciò che ci aspetta”.
Al termine della discussione finale Corte si è pronunciata per l’assoluzione “perché commessa da soggetto non imputabile per incapacità di intendere e di volere“. La Corte ha tuttavia evidenziato:
“La pericolosità sociale dell’imputata se priva di controllo umano e applica all’imputata la misura della libertà vigilata con il divieto di comportamenti compiacenti verso soggetti fragili, obbligo di azionare un alert se si presentano pericoli per soggetti fragili, obbligo di firma digitale per consentire il riconoscimento della paternità dei contenuti, e dispone il divieto di assumere autonome decisioni anzichè mere raccomandazioni”.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’umore popolare. Infatti su tutti i reati contestati, il pubblico numeroso che ha seguito tutte le 4 udienze del processo, interpellato con un sondaggio dagli organizzatori, si è espresso in massa per una assoluzione con 251 voti di innocentisti contro 77 colpevolisti.
Gianni Sebastiano, coordinatore del Club delle Imprese per la Cultura di Confindustria Bari e BAT, inoltre, ha sottolineato che:
“L’Ia è una tecnologia che sta cambiando gli equilibri economici e geopolitici mondiali. Pensiamo solo agli investimenti colossali in infrastrutture, alla competizione tra le grandi potenze. Pensiamo alla sua pervasività: nella finanza, negli scambi internazionali, nella sanità, nei trasporti, nelle imprese, fino alle decisioni più ordinarie della nostra vita quotidiana. Una trasformazione che riguarda il potere, il lavoro, la libertà e, in definitiva, il futuro dell’umanità. Di fronte a tutto questo avremmo potuto organizzare un convegno. Abbiamo scelto invece un processo”.

