
Le piccole e medie imprese vanno sostenute nella crescita e tutelate da operazioni che rischiano di cannibalizzare il tessuto produttivo, impoverendo i territori. La finanza può essere un’alleata in questo percorso. L’ingresso di un fondo nel capitale, anche con un ruolo nella governance, può infatti portare competenze manageriali e aprire nuovi canali commerciali. A fare la differenza è però il progetto industriale alla base dell’investimento e il suo impatto sull’impresa e sulla comunità in cui opera.
È in questa prospettiva che si inserisce il richiamo di Fausto Bianchi, presidente di Piccola Industria e vicepresidente di Confindustria, intervenuto il 14 ottobre a Palazzo Grazioli, a Roma, agli Stati Generali del Mondo dei Servizi, nell’ambito dell’Assemblea pubblica 2026 di Confindustria Professioni e Management:
“In Italia i fondi stanno facendo shopping di piccole e medie imprese, occhio. Noi non lavoriamo per fare aggregazioni perché i grandi comprino i piccoli: non è questa l’aggregazione che vogliamo. Le aggregazioni che vogliamo sono quelle in cui i piccoli si mettono insieme”.
Il ruolo della finanza nella crescita delle Pmi
La posizione di Bianchi riconosce il contributo che i fondi possono offrire allo sviluppo delle imprese quando investono con una prospettiva industriale. Affiancare chi fa impresa nella gestione, nonché favorire l’accesso a nuove opportunità di mercato, significa mettere la finanza al servizio della competitività.
La preoccupazione del presidente di Piccola Industria riguarda invece le operazioni guidate da logiche speculative, nelle quali le acquisizioni e le successive riorganizzazioni si traducono in delocalizzazioni o tagli occupazionali che impoveriscono i territori. Accorpare più aziende, riducendone la presenza produttiva e il numero complessivo degli addetti, può indebolire il valore industriale e sociale costruito nel tempo.
Aggregazioni che rafforzano imprese e territori
Il sostegno alle aggregazioni tra Pmi risponde all’obiettivo di aiutarle a crescere e affrontare insieme mercati più ampi. In questo percorso, l’apporto di capitali esterni può rappresentare una leva di sviluppo, se contribuisce a rafforzare la capacità produttiva e le prospettive delle imprese coinvolte.
Il legame con il territorio è parte di questo valore. Le piccole e medie imprese sono anche presidi sociali, soprattutto nelle aree in cui la loro presenza sostiene l’occupazione e la vita delle comunità. Valutare gli effetti di un investimento significa quindi considerarne anche le ricadute su queste realtà.
All’Assemblea pubblica di Confindustria Professioni e Management ha partecipato anche Emanuele Orsini, presidente di Confindustria.

