
Dopo mesi di confronto, la Commissione europea ha presentato il pacchetto di revisione dell’ETS, il sistema europeo che determina il prezzo delle emissioni di CO₂. Si apre ora il negoziato tra Parlamento e Consiglio su un dossier destinato a incidere direttamente sui costi dell’industria europea, sugli investimenti per la decarbonizzazione e sulla competitività delle imprese.
L’ETS è, infatti, uno degli strumenti principali della politica climatica europea. Le imprese dei settori coperti dal sistema devono restituire ogni anno un numero di quote pari alle emissioni prodotte. Una parte di queste quote viene acquistata sul mercato, mentre alcuni settori esposti alla concorrenza internazionale ricevono ancora quote gratuite, calcolate sulla base di parametri europei.
La nuova proposta interviene su diversi aspetti del sistema: la traiettoria di riduzione delle quote dopo il 2030, il funzionamento della Market Stability Reserve, il futuro delle quote gratuite, il rapporto con il CBAM, i finanziamenti alla decarbonizzazione industriale e alcune regole specifiche per settori come il trasporto marittimo e aereo.
Revisione ETS: cosa propone la Commissione
Uno dei punti principali riguarda il Linear Reduction Factor, cioè il tasso con cui diminuisce ogni anno il numero complessivo di quote disponibili. La Commissione propone di rallentare la riduzione dopo il 2030, portandola al 3,7% tra il 2031 e il 2035 e all’1,7% tra il 2036 e il 2040.
La misura servirebbe a evitare che le quote disponibili si esauriscano intorno al 2040, come sarebbe avvenuto con l’attuale traiettoria definita dal pacchetto Fit for 55. Dal 2036, la proposta prevede inoltre la possibilità di utilizzare una quota limitata di crediti internazionali di elevata qualità e di integrare nel sistema alcune rimozioni permanenti di carbonio prodotte nell’Unione europea.
Un altro capitolo riguarda la Market Stability Reserve, il meccanismo che regola la quantità di quote presenti sul mercato. La Commissione propone di ridurre dal 24% al 12% il tasso con cui la riserva assorbe le quote in eccesso e di introdurre meccanismi di rilascio in caso di scarsità.
Quote gratuite, CBAM e investimenti industriali
La proposta conferma la prosecuzione dell’assegnazione gratuita delle quote anche dopo il 2030, ma introduce nuove condizioni. Una parte delle quote sarebbe legata alla presentazione di piani di decarbonizzazione e alla realizzazione di investimenti industriali nell’Unione europea.
Resta centrale anche il rapporto con il CBAM, il meccanismo europeo che applica un costo del carbonio ad alcune importazioni. Per i settori coperti dal CBAM, la Commissione propone di rallentare il phase-out delle quote gratuite, estendendolo fino al 2038.
In parallelo, il pacchetto prevede nuovi strumenti finanziari a sostegno della decarbonizzazione, tra cui una Industrial Decarbonisation Bank per il periodo 2030-2040 e un ETS Investment Booster per gli anni precedenti.
Benchmark ETS: il dossier con procedura accelerata
Accanto alla revisione generale, la Commissione ha presentato anche una proposta separata sui benchmark per il periodo 2026-2030. I benchmark servono a calcolare quante quote gratuite spettano alle imprese industriali.
Questo dossier seguirà un iter più rapido. Al Parlamento europeo è stata avviata una procedura d’urgenza: se confermata dall’Aula, il testo potrebbe arrivare direttamente in plenaria, senza una relazione ordinaria della commissione ENVI. L’obiettivo indicato è chiudere il dossier già a settembre.
Il negoziato in Consiglio
Il primo esame della proposta in Consiglio si è svolto il 22 luglio in Coreper, mentre il 24 luglio il dossier è atteso al Consiglio informale di Dublino. Le capitali stanno ancora analizzando il testo, ma il quadro politico appare già complesso.
Da un lato si è formato un gruppo di Stati più attento all’impatto dell’ETS sull’industria, guidato da Italia e Polonia e sostenuto anche da Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Romania e Slovacchia. Questo fronte chiede maggiori tutele per le imprese, in particolare sul fronte delle quote gratuite.
Dall’altro lato, Spagna, Danimarca, Svezia, Finlandia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Portogallo puntano a mantenere un livello elevato di ambizione climatica e a preservare la credibilità del sistema ETS.
Germania e Francia non hanno aderito ai documenti di posizione circolati nelle ultime settimane e mantengono elementi di convergenza con entrambi gli schieramenti. Anche Austria, Belgio, Croazia, Lettonia, Lituania, Malta e Slovenia non si sono schierati apertamente. L’Irlanda, che detiene la Presidenza di turno del Consiglio, dovrà guidare un negoziato difficile. L’obiettivo della Presidenza è raggiungere un accordo entro il Consiglio Ambiente dell’11 dicembre.
Il passaggio al Parlamento europeo
Al Parlamento europeo, la competenza principale sulla revisione ETS sarà della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI), mentre la commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) sarà coinvolta per parere. Il Partito Popolare Europeo esprimerà il relatore per entrambi i dossier.
In ENVI, sarà il tedesco Peter Liese, che aveva già seguito la precedente revisione del sistema ETS. Liese ha accolto positivamente la proposta della Commissione, sottolineando l’esigenza di tenere insieme obiettivi climatici, competitività industriale e occupazione.
Le tempistiche del Parlamento europeo sulla revisione generale sono ancora da definire ma i co-legislatori ambiscono a definire la propria posizione entro la fine dell’anno, per avviare i negoziati interistituzionali entro l’inizio del 2027.
Le prossime tappe
L’iter legislativo procederà quindi su due binari. Da un lato, la proposta sui benchmark, con tempi più rapidi e possibile chiusura già dopo l’estate. Dall’altro, la revisione generale dell’ETS, destinata a occupare i lavori di Parlamento e Consiglio nei prossimi mesi.
I punti più sensibili saranno quote gratuite, crediti internazionali, Market Stability Reserve, fattore di riduzione lineare, finanziamenti alla decarbonizzazione e rapporto con il CBAM.
L’esito del confronto indicherà quale equilibrio l’Unione europea intende costruire tra riduzione delle emissioni, competitività industriale e stabilità del mercato del carbonio.

