
Togliere il peso al prodotto. In estrema sostanza è questa l’idea vincente dietro il successo ottenuto da Atis con i propri manipolatori pneumatici. Facilitatori dell’impegno quotidiano di un gran numero di operatori non solo italiani, i sollevatori progettati e realizzati dal fondatore Fulvio Pancheri rispondono dal 2006 alle esigenze di quelle aziende intenzionate a mettere a disposizione dei dipendenti un supporto tecnologico intuitivo, in grado di garantire precisione e sicurezza.
E la festa per i vent’anni d’attività tenutasi nei mesi scorsi non ha fatto che certificare con ancora maggiore forza lo stato di salute della Pmi con sede a Mezzolombardo, in provincia di Trento, che nel 2025 ha toccato i 13 milioni di euro di fatturato a fronte di 72 dipendenti. “Siamo partiti da zero quando mio padre lasciò l’azienda per la quale lavorava da tempo. Mi stavo laureando in ingegneria e decidemmo di metterci in proprio per trovare una strada che riuscisse a far conoscere i benefici portati dai manipolatori, prodotti che per primi ci chiesero dalla Germania”, chiarisce Serena Pancheri, amministratrice della Atis.
Una crescita costruita sulla solidità
“Negli anni abbiamo, come primo obiettivo cercato di rendere sempre più solida l’impresa, cosa che ci ha permesso di non andare in eccessiva difficoltà sia dopo la crisi del 2008 che durante il pesantissimo post Covid-19. Un periodo reso ancora più complesso da gestire pure da guerre varie e dalla caduta a picco dell’automotive, frangente in cui siamo stati costretti a cambiamenti repentini non certo abituali”.
Sì, perché il dover forzatamente passare dal contatto diretto alle video call in un lavoro basato su un approccio sartoriale ai progetti non poteva certo essere un percorso facile da affrontare. “Ma anche in quel caso non ci siamo persi d’animo, coscienti di poter comunque presentare al cliente manipolatori capaci di sollevare pesi che vanno dai tre ai cinquecento chili e senza bisogno dell’elettronica. I nostri prodotti, infatti, operano con l’ausilio della sola aria compressa e durano di solito parecchi anni. Caratteristiche uniche che spingono la clientela a tornare magari per dare un’occhiata ai modelli più aggiornati o adatti a dare risposta a nuove necessità industriali”.
Manipolatori pneumatici per sicurezza e benessere sul lavoro
Manipolatori che svolgono pure un altro compito. Un ruolo strettamente collegato anche alla crescente difficoltà di molte realtà industriali italiane nel reperire personale e professionalità adeguate. “Vengono da noi anche perché fanno estrema fatica ad avere organici completi in ogni parte e i nostri manipolatori pneumatici li aiutano a superare queste mancanze – sottolinea Pancheri -. Non credo che nel 2026 dovrebbe esistere una carpenteria meccanica senza questi strumenti. Servono, tra le altre cose a non far stancare troppo i dipendenti e a garantire loro il giusto benessere finito l’orario di lavoro”.

Un manipolatore pneumatico Atis impiegato nel settore alimentare per supportare l’operatore nelle attività di movimentazione.
Soluzioni su misura per le esigenze delle imprese
Un ulteriore punto di forza della proposta commerciale di Atis è la duttilità d’impiego dei manipolatori. Aspetto di non piccolo impatto se si pensa quanti vantaggi può dare e senza grandi cambiamenti di assetto all’interno delle aziende. “Siamo specializzati in questo e non facciamo mai prodotti standard. Per noi la versatilità resta un principio fondante. Il cliente, insomma, non si deve adattare ai manipolatori, perché questi diventeranno un tutt’uno con gli ambienti aziendali consentendo una prosecuzione ottimale dei processi industriali già in essere”.
Una sede sostenibile nel cuore del Trentino
Il modo di vedere l’impegno in fabbrica dei vertici aziendali di Atis si è tradotto anche nella decisione di dotarsi qualche anno fa di una sede decisamente al passo con i tempi. Spazi belli e sostenibili in grado di mettere tutti nella condizione migliore per prestare la propria opera giornaliera. “Il fatto che passiamo quasi più tempo qui dentro che a casa ci ha portato a scegliere soluzioni con un preciso concetto alle spalle. La trasparenza delle vetrate, per esempio, rispecchia l’approccio al lavoro e alla vita della nostra famiglia. Non consigliamo mai cose che sappiamo non si possono mettere realmente in pratica. Vogliamo essere sempre diretti e limpidi nel rapporto con il cliente”.
Questa scelta di sostenibilità non è affatto costata poco, ma ha portato ai piedi di queste splendide montagne trentine una struttura unica e godibile. “È in legno lamellare come del resto i solai degli uffici. Ha la forza di quell’acciaio che richiama i nostri prodotti e del cemento armato necessario per renderla ancora più solida.
Inoltre, dietro la sede, è stata acquisita un’area degradata che veniva da un fallimento. L’abbiamo trasformata in un vigneto che dà il vino Chardonnay che a Natale scorso abbiamo regalato ai clienti. E l’abbellimento della zona è poi proseguito con la posa di una scultura di Paolo Tait, l’artista più conosciuto e apprezzato di Mezzolombardo”.

