
Una persona in Italia legge mediamente 2 libri a testa. Un dato esiguo se si considerano tutto il personale e le competenze che lavorano a quel prodotto senza tempo che è il libro. L’editoria italiana oggi conta 70mila persone addette alla filiera, di cui 5mila editori ed editrici: è una delle anime più importanti dell’industria culturale del Paese.
A rappresentare le imprese di questo settore è l’Aie, l’Associazione italiana editori, la più antica associazione italiana di categoria. Aie è tra gli enti che hanno partecipato a “Gli Stati Industriali della Cultura“, l’evento che l’11 giugno 2026, nella Sala Pininfarina di Confindustria, ha riunito su iniziativa di Confindustria Cultura Italia le associazioni che rappresentano editoria, musica, cinema, audiovisivo e servizi per la valorizzazione del patrimonio culturale.
Per Aie, la sfida dell’editoria non ruota solo intorno al libro: per valorizzare il comparto e tutte le imprese che lo caratterizzano, servono politiche industriali mirate. Innocenzo Cipolletta, presidente di Aie, ha infatti spiegato che:
“È importante che il libro siano funzionale per aumentare il livello di cultura del Paese. Siamo promotori di una legge per la lettura e per il libro, questa legge dovrebbe partire dalla scuola: imparare a leggere un libro e averne un gusto, si impara a scuola. Dev’esserci un bibliotecario o bibliotecaria che, a scuola, avvicini al mondo della lettura. Chiediamo inoltre tutela e sostegno ai piccoli editori indipendenti che hanno difficoltà a far conoscere il loro prodotto, sostegno a librerie indipendenti, in particolare a quelle del Mezzogiorno, così come le biblioteche”.
I numeri dell’editoria in Italia
Il settore dell’editoria in Italia vale oltre 3 miliardi di euro di vendite l’anno (3,23 miliardi nel 2024). A questo risultato lavorano un totale di 400 associazioni aderenti ad Aie, che oggi raccoglie il 98% dell’attività imprenditoriale del settore.

La centralità del comparto editoriale, però, è data non tanto dai numeri, quanto dal ruolo che svolge per il Paese.
Dalla nascita fino agli anni della scuola e della formazione universitaria, il libro accompagna la vita delle persone e, insieme all’editoria, sono settori centrali nei percorsi di ricerca e formazione professionale. Complice il fatto che benefici dell’industria dell’intrattenimento, l’editoria italiana oggi però si sta espandendo anche verso mercati collaterali, raggiungendo segmenti contigui: dai podcast alle serie tv, dai servizi digitali in ambito educativo alle piattaforme basate sull’intelligenza artificiale in ambito professionale. Un’ibridazione che non indebolisce il ruolo dell’editoria nel preservare il patrimonio culturale del Paese:
“Il libro tutela il Made in Italy perché è una fabbrica di idee e di storie che ci fa conoscere nel mondo e, per questo, la sua internazionalizzazione attraverso la vendita di diritti di traduzione è fondamentale. Da questo punto di vista, le istituzioni (Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale con Ice-Agenzia, Ministero della Cultura con il Centro per il libro e la lettura) in collaborazione con Aie, hanno lavorato negli ultimi vent’anni con risultati importanti, tanto che la vendita di diritti è quintuplicata”.
Cultura nel Mezzogiorno: se le biblioteche sono custodi del patrimonio
L’accesso alla cultura non è sempre garantito allo stesso modo in Italia. È il caso per esempio del Meridione, dove scarseggiano le librerie: sono il 25% in meno in rapporto alla popolazione del Centro Nord. Ciò fa sì che le vendite di libri si arrestino sotto al 20% del totale nazionale. Per chi non ha possibilità economiche, o di acquistare fisicamente un libro, le biblioteche hanno rappresentato per anni una valida soluzione. Tuttavia al Sud si registrano prestiti per abitante meno di un decimo rispetto a di quelli del Centro-Nord.
Sono numeri correlati agli indici di lettura: nelle otto regioni del Sud (Abruzzo, Molise, Sicilia, Basilicata, Calabria, Puglia, Sardegna e Campania) prese ad esame nella ricerca presentata da Aie l’anno scorso e condotta da Pepe Research, il 62% dei cittadini sopra i 15 anni leggono libri a stampa, ebook o ascoltano audiolibri, contro il 77% del Centro-Nord e una media nazionale del 72%. Per contrastare questo fenomeno, serve ravvivare il tessuto imprenditoriale locale:
“Dobbiamo invertire questa tendenza partendo dai territori, creando reti che coinvolgano le istituzioni pubbliche, il terzo settore, le imprese. Per esempio, abbiamo studiato con la Regione Calabria la progettazione di una misura a favore delle librerie, così come una legge regionale bipartisan sulla promozione della lettura in discussione in Sicilia. Stiamo lavorando a una linea di incentivi dedicati all’editoria nel Piano Nazionale Cultura dedicato alle imprese culturali del Mezzogiorno e un meccanismo di ripartizione del fondo per le biblioteche che ha reso più equa la ripartizione geografica, con benefici significativi per le librerie meridionali”.
Anche #ioleggoperché, iniziativa dell’Aie che ha contribuito a rifornire le biblioteche scolastiche di libri, è un sostegno significativo verso le aree più svantaggiate: a partire dal prossimo anno il progetto concentrerà la donazione di libri da parte degli editori nelle regioni dove c’è maggiore necessità di intervento, partendo da Calabria, Sardegna e Molise.
Editoria e autorialità nell’era dell’Ai
La natura pervasiva dell’intelligenza artificiale pone sfide nuove: da un lato, la possibilità di innovare i processi produttivi, offrire nuovi prodotti e servizi, leggere meglio i dati commerciali e di mercato; dall’altro sottopone le società editrici faccia a faccia con le violazioni dei diritti sulle opere da parte delle big tech e la necessità di reimpostare i rapporti con gli autori.
Oggi più del 70% degli editori di Aie usi già l’Ai per migliorare la produzione, ma i rischi connessi non sono trascurabili, soprattutto se si parla di pirateria, che minano il diritto d’autore. Tant’è che Cipolletta ha sottolineato come spesso i libri stessi siano utilizzati per addestrare l’Ai.

In effetti, la pirateria nel mondo del libro continua ad attestarsi a livelli drammatici, sottraendo agli editori circa un terzo del mercato (il 30%, pari a 722 milioni di euro). A questo numero va però aggiunto quello, difficilmente quantificabile, delle vendite perse a causa dell’utilizzo di riassunti e compendi generati dall’intelligenza artificiale, che sono molto diffusi. I riassunti generati dall’Ai sono utilizzati dal 12% della popolazione sopra i 15 anni per i libri di lettura, dal 58% degli studenti universitari, dal 22% dei liberi professionisti, secondo la prima rilevazione compiuta in questo senso nella quarta analisi dell’istituto di ricerca Ipsos Doxa per l’Associazione italiana wditori (Aie) sulla pirateria nel mondo del libro che abbiamo presentato a febbraio. Come spiega il presidente Cipolletta:
“Le Ia devono essere sviluppate e utilizzate nel rispetto delle leggi a tutela del diritto d’autore, perché senza rispetto del diritto d’autore non c’è industria culturale e creativa. Senza industria culturale e creativa non esisterebbero nemmeno i sistemi di Ia, che sono nati e si sono sviluppati sui contenuti editoriali, spesso ottenuti e utilizzati in maniera illecita”.
In uno scenario così articolato, la missione che si è posta Aie è stimolare l’adozione di politiche industriali adeguate, fornire ai soci servizi utili a partire dalla formazione sui temi di confine come l’Ia e supportarle, accanto alle istituzioni, nei processi di internazionalizzazione, permettendo anche ai soggetti più piccoli di affacciarsi sui mercati esteri attraverso la partecipazione alle Fiere internazionali. Creando e mantenendo soprattutto canali di confronto per lo scambio di diritti, come è ad esempio il Rights Centre di “Più libri più liberi”.
“È necessario, da una parte, che siano portate avanti campagne di informazione per far crescere la consapevolezza degli utenti italiani rispetto ai temi della pirateria in relazione all’intelligenza artificiale e che, dall’altra, le big tech siano chiamate a rispettare le norme europee contenute nell’Ai Act, a partire dalla trasparenza sull’utilizzo delle fonti per l’addestramento degli algoritmi, trasparenza che oggi è un grande buco nero. Su questo il governo può fare ancora di più”.
Cosa chiedono le imprese dell’editoria
Insieme a tutta la filiera del libro, Aie sta elaborando un documento che presenterà al ministro della Cultura Alessandro Giuli e che costituirà la base per una legge a favore del libro e della lettura. Un’attenzione particolare va proprio alle pmi e alle piccole realtà indipendenti:
“Abbiamo bisogno di una legge che dia continuità e certezze al nostro mercato e che favorisca anche le imprese editoriali più piccole, così come avviene negli altri Paesi europei. Per questo, chiediamo la stabilizzazione del Fondo per gli acquisti delle biblioteche che ha funzionato molto bene in generale, e in particolare per i piccoli editori, oltre che per le librerie indipendenti, specie nel Sud. Chiediamo inoltre l’introduzione di un meccanismo di credito di imposta per i piccoli editori a valere su spese correnti, a difesa della bibliodiversità e del pluralismo nella produzione editoriale”.

