
La musica è una risorsa fondamentale nelle nostre vite, quasi come l’acqua. Oltre alla passione, a raccontare il rapporto che gli italiani hanno con l’industria musicale sono i numeri: oggi gli italiani dedicano circa 22 ore alla settimana per l’ascolto di musica di ogni tipo.
A rappresentare le imprese di questo settore è Fimi, la federazione che si occupa di tutelare e sostenere l’industria musicale italiana. Fimi è tra le associazioni di categoria che ha partecipato a “Gli Stati Industriali della Cultura“, l’evento che l’11 giugno, nella Sala Pininfarina di Confindustria, ha riunito su iniziativa di Confindustria Cultura Italia le associazioni che rappresentano editoria, musica, cinema, audiovisivo e servizi per la valorizzazione del patrimonio culturale.
Oggi l’industria musicale sta vivendo un’era di transizione che sta rivoluzionando tutto il comparto. Come ha raccontato il ceo di Fimi, Enzo Mazza:
“Le imprese musicali operano in un contesto profondamente trasformato dalla digitalizzazione: la rapida evoluzione dell’intelligenza artificiale, infatti, richiede non solo lo sviluppo di competenze digitali efficaci a tutti i livelli della filiera, ma soprattutto una tutela legislativa coerente con i rischi imposti da questa nuova tecnologia. Una tecnologia che, tra i più recenti fenomeni, ha favorito le frodi della streaming manipulation, sottraendo royalty ad artisti, produttori ed etichette”.
I numeri del comparto dell’industria musicale
L’industria musicale italiana rappresenta oggi un asset strategico dell’economia culturale nazionale. Secondo le stime Fimi, nel 2025 il mercato discografico italiano ha raggiunto la cifra record di oltre 500 milioni di euro, con un tasso di crescita del 10,7% rispetto al 2024.
Sono numeri strabilianti, se si pensa che in un’era dominata dallo streaming, il settore discografico ha superato per la prima volta il box office cinematografico italiano. Risultati che hanno permesso all’Italia di imporsi come 3° mercato Ue dopo Germania e Francia. Lo conferma Enrico Mazza di Fimi:
“In uno scenario fortemente globalizzato, la musica si rende dunque una componente essenziale del Made in Italy riuscendo a esportare il patrimonio culturale attraverso la lingua e la creatività. Lo si veda non solo dal dominio del repertorio italiano nelle classifiche, ma anche dai ricavi delle royalties generate dal consumo di musica italiana all’estero, aumentati del 14% nel 2025 e del 180% negli ultimi cinque anni”.
Tra vinili e biopic: i super fan rilanciano un’area dispersa
Nonostante la crisi degli anni 2000, superata con lo streaming, il comparto vede una crescita improvvisa dovuta a dei consumatori “di nicchia”: sono i nostalgici del cd, del vinile e del vintage in generale. Li chiamano “super fan”. Enzo Mazza, Ceo di Fimi, ha spiegato infatti che:
“L’anno scorso abbiamo registrato un +308% dei dvd musicali in blu ray, con i biopic degli artisti. I super fan hanno rilanciato un’area dispersa, tra piattaforme, concerti e chi cerca supporti sofisticati”.

Così come è stata registrata per esempio nel settore dell’audiovisivo e spiegato dalla presidente di Univideo, Migliavacca, c’è una fetta di utenti che prediligono il supporto fisico perché in un’era dematerializzata, in cui la fruizione dei prodotti d’intrattenimento subisce le logiche dell’on demand e dello streaming, il supporto fisico invece garantisce sicurezza che il patrimonio culturale resisterà nel tempo. Sono questi ascoltatori che permettono di rilanciare il patrimonio artistico italiano e contrastare la crisi culturale, contribuendo alla tutela dell’industria musicale nel lungoperiodo.
Ai Vs autorialità artistica: necessario un enforcement sulle regole del copyright
Oltre alle tre rivoluzioni storiche e tecnologiche vissute dal mondo della musica (cd, download streaming), l’industria musicale italiana da tempo ormai si trova a vivere quella dell’Ai.
L’intelligenza artificiale è, come per tutti i settori, una tecnologia che presenta rischi concreti per l’industria musicale, se non governata correttamente: dall’utilizzo non autorizzato di repertori tutelati per addestrare modelli generativi alla proliferazione di contenuti sintetici che imitano voci, stili e identità artistiche (mettendo a rischio autenticità e diritti). Spiega Mazza:
“Le insidie sono diverse e le richieste dell’industria discografica sono chiare: trasparenza sui dataset di training, autorizzazione preventiva per l’utilizzo di opere protette e un sistema di licenze e opt-out esplicito, obblighi di tracciabilità dei contenuti generati, labeling dichiarato e sistemi di licensing equi”.

Enzo Mazza, ceo di Fimi
Come spiegato durante gli Stati generali dell’industria dell’11 giugno, però, l’Ai può essere anche un valido strumento per chi lavora nel settore:
“Si stanno individuando forme di contrattazione che porteranno l’Ai a essere un nuovo elemento di innovazione. Consideriamo sempre però che l’Ai manipola lo streaming, favorendo l’uso di contenuti illegali creati appositamente dall’Ai e ascoltati dall’Ai, finalizzati a rubare le royalties dagli autori musicali. Per questo motivo, aull’Ai va individuato e sostenuto un modello di responsabilità delle piattaforme, bisogna applicare le norme esistenti sul copyright, come il regolamento europeo e la normativa italiana. Non serve introdurre nuovi regolamenti, ma bisogna fare un lavoro di enforcement”.
Filiere e Pmi: il valore dei territori per l’industria musicale
L’estate è una delle stagioni che accentra l’attenzione sugli eventi musicali. Dai grandi concerti, festival e rassegne musicali, il calendario eventi è pieno di appuntamenti per vivere la grande musica italiana. Si tratta di opportunità di cui beneficiano anche i territori che ospitano questo genere di appuntamenti, attivando anche tutte le filiere connesse che ruotano intorno agli eventi.

Quant’è importante, allora, che i territori che ospitano grandi eventi dell’industria musicale lavorino in sinergia con le imprese del settore per contribuire all’economia del Sistema Paese? Per Fimi:
“La sinergia è cruciale perché i grandi eventi musicali attivano un indotto diretto e indiretto enorme in diversi comparti, tra cui trasporti, hospitality, commercio e soprattutto turismo culturale. Per trasformare questi eventi in patrimonio culturale stabile serve investire in infrastrutture permanenti, allo scopo di rendere tali eventi un asset locale non estemporaneo e una potenziale leva di attrattività internazionale”.
Cosa chiedono le imprese della musica italiana: una vera politica industriale per la cultura
Nel tutelare artisti e imprese del settore dell’industria musicale italiana, Fimi lavora su più livelli. Da un lato, rappresenta il settore nei tavoli istituzionali italiani ed europei per garantire un ambiente regolatorio in linea con le esigenze dell’industria. Dall’altro supporta le imprese associate nell’accesso alle trasformazioni del mercato, soprattutto sul fronte digitale e normativo investendo in analisi di mercato e promozione del repertorio italiano. Tramite le realtà collegate come Scf, per la gestione dei diritti musicali, e Fpm, l’organismo che si occupa di content protection, garantisce alle imprese un’ampia tutela della proprietà intellettuale.
Tutte queste attività, convergono verso richieste precise per valorizzare il settore e chi vi lavora:
“La richiesta principale è una vera politica industriale per la cultura, introducendo incentivi per investimenti in innovazione, digitalizzazione e internazionalizzazione, rafforzando la tutela della proprietà intellettuale e rendendo più competitivo il sistema fiscale. In questo scenario non può mancare un più strutturale sostegno all’export e un quadro regolatorio efficiente su Ai e diritto d’autore”.

