
Promuovere la cultura della legalità, della trasparenza e dell’integrità come fattori strategici per la competitività delle imprese e per lo sviluppo del Paese. È questo l’obiettivo del Protocollo di collaborazione sottoscritto da Confindustria e Transparency International Italia, nato per consolidare il dialogo tra le due organizzazioni e sviluppare iniziative comuni sui temi della prevenzione della corruzione, dell’etica pubblica e della responsabilità d’impresa.

Giovanni Colombo, coordinatore del Business Integrity Forum di Transparency International Italia
L’accordo prevede attività di studio, momenti di confronto, iniziative di advocacy e percorsi di sensibilizzazione rivolti al sistema produttivo, con particolare attenzione alla diffusione delle buone pratiche di business integrity, al rafforzamento della cultura della trasparenza nelle filiere e al dialogo tra settore pubblico e privato sui temi degli appalti pubblici.
Ne parliamo con Giovanni Colombo, coordinatore del Business Integrity Forum, delle attività di formazione ed education e delle iniziative dedicate all’Integrity in Public Procurement di Transparency International Italia, per approfondire il ruolo dell’integrità come leva di competitività e il contributo che la collaborazione con Confindustria potrà offrire alla crescita del sistema Paese.
La firma del Protocollo di collaborazione tra Confindustria e Transparency International Italia rappresenta un passo importante per rafforzare la cultura della legalità e della trasparenza in Italia. Prima di entrare nel merito dell’accordo, può raccontarci la missione di Transparency International Italia e il ruolo che svolge nel nostro Paese?
Transparency International Italia è il capitolo italiano di Transparency International, organizzazione non governativa e no profit leader a livello mondiale nel contrasto alla corruzione e nella promozione della trasparenza, con sede a Berlino e presente in 111 Paesi.
In Italia realizziamo la nostra mission attraverso studi, ricerche, attività di advocacy, collaborazioni con il sistema pubblico e privato, università, mondo della sostenibilità e progetti di education nelle scuole. Il contrasto alla corruzione rappresenta la ragione stessa della nostra attività e lo perseguiamo promuovendo quelli che consideriamo i suoi antidoti naturali: trasparenza, integrità, etica e responsabilità.
Riteniamo che questi valori siano in grado di aumentare il valore delle organizzazioni, delle amministrazioni e delle imprese, contribuendo a rafforzare il livello di fiducia tra tutti i soggetti coinvolti, cittadini compresi.
Perché avete scelto di avviare un Protocollo di collaborazione proprio con Confindustria e quale contributo potrà offrire il sistema delle imprese alla diffusione della cultura dell’integrità?
Crediamo che Confindustria possa rappresentare un attore importante nel perseguimento di questo obiettivo ed è proprio questa convinzione ad aver guidato la definizione dei principali temi contenuti nel Protocollo di collaborazione.
Il Business Integrity Forum riunisce da oltre undici anni circa venticinque tra le più grandi aziende del Paese con l’obiettivo di condividere buone pratiche, diffondere la cultura dell’integrità nel sistema privato e promuovere iniziative, studi e strumenti utili a rafforzare la responsabilità delle imprese.
Parliamo di un concetto più ampio rispetto alla sola legalità: l’integrità implica una visione complessiva fondata su valori, comportamenti responsabili e capacità di generare fiducia. In questo senso, Confindustria rappresenta un interlocutore naturale, perché condivide l’obiettivo di innalzare il valore delle imprese e rafforzarne il ruolo all’interno del sistema Paese.
Anche il tema della crescente convergenza tra Business Integrity e sostenibilità, alla luce delle direttive europee CSRD e CSDDD, così come il miglioramento delle pratiche di integrità nel Public Procurement, possono beneficiare del confronto tra esperienze, competenze e visioni diverse.
Infine, stiamo già lavorando insieme allo sviluppo di strumenti qualitativi capaci di mappare, valorizzare e anticipare i temi legati all’integrità nel business. La convinzione comune è che l’integrità non debba essere percepita come un onere, ma come una leva competitiva lungo le filiere produttive e un fattore essenziale per la crescita del Paese.
Transparency International Italia collabora con istituzioni, università, amministrazioni pubbliche e imprese. Quanto è importante costruire una rete di soggetti diversi per promuovere la cultura dell’integrità e quali iniziative state sviluppando in questa direzione?
Abbiamo un analogo storico (corroborato da iniziative condivise negli anni) Protocollo di Collaborazione con ANAC Authority Nazionale Anticorruzione, collaborazioni con Ministeri, Università, Enti della Pubblica Amministrazione per la realizzazione di specifici progetti, alcuni dei quali finanziati dal Segretariato di Berlino o dalla Commissione Europea o da altri donor.
Altre iniziative nascono dall’interazione tra la nostra strategia, i progetti già in corso e stimoli o intuizioni spontanee suggerite dalla realtà contingente o come spin-off di altri progetti Ad esempio i progetti di education nelle Scuole superiori – creazione ed attuazione di un codice di Integrità stimolato da interazioni con integrity Actor dei vari ambiti della società – o riflessioni sul tema dello SROI Social Return of Investment per chi compie robuste e consolidate azioni di integrity nel settore pubblico e privato.
O ancora, l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale con focus sul suo crescente contributo alle pratiche di compliance e business integrity, ma anche sulle valutazioni etiche e responsabili legate al suo utilizzo.
Quali sono oggi altri temi rilevanti su cui il confronto tra pubblico e privato può contribuire a sviluppare nuove soluzioni?
Uno dei temi più attuali riguarda la crescente convergenza tra Business Integrity e Public Procurement, anche alla luce delle recenti risoluzioni ONU UNCAC 10/9 e UNCAC 10/12, che invitano i governi nazionali a studiare forme di premialità e incentivi per gli operatori economici che partecipano alle gare pubbliche garantendo solidi programmi di integrità.
Gli appalti pubblici rappresentano un ambito strategico: circa un terzo della spesa mondiale dei governi passa attraverso questo sistema e proprio per questo è fondamentale costruire meccanismi capaci di rafforzare fiducia, trasparenza e collaborazione tra pubblico e privato.
Abbiamo avviato un progetto pluriennale su questi temi, con l’obiettivo di portare attorno allo stesso tavolo tutti gli attori nazionali rilevanti e costruire insieme strumenti e buone pratiche condivise. In questo percorso anche Confindustria avrà un ruolo importante come rappresentante del settore privato.
A livello più generale, cosa potrebbe contribuire a migliorare il contrasto alla corruzione e ad aumentare il livello di trasparenza nel sistema Paese?
Senza entrare nello specifico dei temi (sarebbero molti) crediamo che siano importanti le collaborazioni e i progressi di tutte le anime della società civile: sistema privato, sistema pubblico, enti governativi, università, anche enti del terzo settore, quali ad esempio noi siamo, in alcuni casi potremmo essere elemento di congiunzione che attiva dialoghi sulla spinta di progetti concreti.
Conosce l’arte giapponese del Kintsugi?
Mi dica …
Consiste nel legare e saldare con oro liquido i cocci o pezzi di vasi andati in frantumi, ricomponendo il vaso, a volte il risultato finale è esteticamente e intrinsecamente migliore del prodotto di partenza.
La metafora è applicabile alle interazioni tra i soggetti della società civile ma anche alle attività: normativa, strumenti, cultura e formazione vanno legati tra loro, perché sono tutti importanti e funzionano davvero quando vengono condivisi e interiorizzati.
Una buona normativa non interiorizzata da coloro che operano sul campo non può dare grandi risultati, giova un buon livello formazione, di comprensione del fenomeno (in questo caso la corruzione), di volontà individuale di fare la propria parte, di avere a disposizione strumenti efficaci e ben introdotti e supportati in aziende ed enti (potrei citare Whistleblowing o Patti di Integrità).
La formazione, in particolare, rappresenta un elemento fondamentale perché permette di trasformare principi e regole in comportamenti concreti. L’integrità non si costruisce soltanto attraverso policy e procedure, ma attraverso una reale interiorizzazione dei valori che devono guidare le scelte quotidiane.
Infine, qual è il sogno nel cassetto per il futuro?
Ritengo fondamentale il tema della formazione. Spesso è visto come un adempimento ad altre misure e non è vissuto con partecipazione né può in tal caso generare risultati eclatanti.
I comportamenti non si inducono per policy ma grazie ad esperienze culturali.
Ad esempio, lo strumento più semplice ed ormai ben conosciuto (tanto da pensare di essere ormai non più moderno o innovativo) che è il “Codice Etico” può diventare un presidio di comportamenti responsabili e corretti qualora venga correttamente interpretato e vissuto, ovvero chi si comporta correttamente sta adempiendo ad una precisa istanza dell’azienda (o dell’ente) ed agisce per i l’interesse ed il bene di entrambi. Chi vuole comportarsi correttamente e si trova in condizioni non ideali per farlo non deve rischiare in prima persona ed in solitaria ma agire sotto l’egida del “Codice Etico” proponendo comportamenti responsabili che difendano il valore dell’azienda.
Chi vive in autonomia questa consapevolezza? Forse non tutti, i Formatori dovrebbero portare a questa consapevolezza – con formazione innovativa e partecipativa – anziché spiegare semplicemente e tecnicamente solo le policy.

