
L’obiettivo di “Comestai”, startup laziale, è tanto ambizioso quanto meritorio. L’impresa si propone di riuscire infatti a fare da ponte tra le persone affette da disturbi alimentari e il servizio sanitario pubblico. Un percorso che la startup innovativa romana ha iniziato a tracciare nel maggio 2025 sotto la guida della fondatrice e amministratrice delegata, Aurora Caporossi, toccata in prima persona dai problemi legati all’anoressia nervosa durante l’adolescenza.
“Il dato di fatto è che le persone hanno difficoltà ad accedere alle cure, anche perché quelle ambulatoriali sono molto costose. Patologie che Comestai, attraverso una piattaforma proprietaria digitale e il lavoro di una trentina di professionisti e professioniste, cerca di affrontare garantendo una continuità terapeutica. Mettiamo il trattamento sanitario a portata di click, in considerazione del fatto che i centri terapeutici non sono presenti in ogni città e che questa distribuzione a macchia di leopardo lascia per esempio il Sud Italia sostanzialmente scoperto”.
Cure accessibili e uno spazio sicuro contro i disturbi alimentari
Alla base del modo di operare di “Comestai” c’è la convinzione che costruendo uno spazio in grado di accogliere le persone, queste poi maturano una maggiore propensione a compiere il primo passo. È quanto racconta Caporossi.
“Per alcune persone mandare un form è meno impattante psicologicamente rispetto alla presenza dal vivo. Inoltre, le sedute online con i professionisti avvengono in un contesto tranquillo e protetto. È un passaggio ulteriore, che fa seguito al percorso di Animenta, associazione non profit che fondai nel 2021. Un ecosistema che si occupa dei disturbi alimentari facendo prevenzione, riabilitazione e dando informazioni a chi ne ha bisogno”.
Prevenzione e cultura sui disturbi alimentari: da dove iniziare
Le patologie cliniche legate all’eccessivo controllo del peso sono, secondo le statistiche, quelle con maggiori probabilità di essere sconfitte se curate, per questo non vanno mai giudicate alla stregua di un capriccio, soprattutto dai genitori.
“Non si tratta affatto di questo. È una malattia mentale che non fa sedere a tavola o magari spinge a nascondere merendine nei cassetti. Senza questo passaggio non si va avanti. C’è invece l’assoluta necessità di riconoscere il problema: per la famiglia, ma anche da parte delle persone direttamente interessate”.

Aurora Caporossi, fondatrice e amministratrice delegata di Comestai
Un disagio che ha subito un’accelerazione assai marcata durante e dopo il passaggio del Covid-19. Pandemia capace di incidere moltissimo sul malessere di tanti e tante adolescenti, forzatamente in casa in quei terribili mesi. Sottolinea Caporossi, con il sostegno statistico dei dati forniti dal Ministero della salute:
“Nel periodo del lockdown ci siamo rese conto di quanto stavano male. Le richieste di aiuto per disturbi alimentari sono cresciute del 30%, numeri riferiti solo a chi si è rivolto al sistema sanitario nazionale. Chi invece ha fatto ricorso al privato non è stato intercettato da studi già di per sé preoccupanti”.
Comestai, un servizio presente anche per chi è distante
Il servizio offerto da “Comestai”, attivo verso i pazienti residenti in Italia, è apprezzato anche da chi vive, lavora o studia all’estero. Per esempio, ne usufruisce chi oltre confine trova magari difficile parlare in un’altra lingua con specialisti e specialiste del posto.
“La parte d’Italia in cui è maggiormente richiesto l’intervento della nostra equipe di professioniste è di sicuro il Centro-Sud, ma non è infrequente arrivino domande di supporto anche da Francia, Inghilterra, Argentina e Thailandia. Fare terapia nella propria lingua è più efficace e inoltre la qualità clinica dei team italiani è molto alta. Al di fuori dell’Europa ci siamo rese conto che è estremamente complesso trovarne di eguale competenza”.

Il team di professioniste dei Comestai
L’Ia, da insidia ad alleata per la sensibilizzazione
Mentre continuano a fare capolino nell’universo del disagio nuovi disturbi alimentari come l’ortoressia nervosa, l’ossessione per il cibo sano e pulito, “Comestai” prosegue a spendersi per cercare, in maniera sempre più specifica ed integrata, di mettere a sistema il trattamento di queste patologie altamente invalidanti. Chiarisce l’ad della startup romana:
“Oltre allo sviluppo tecnico e al marketing necessario per renderci ancora più visibili, noi di Comestai disponiamo di un’equipe online e di una direzione sanitaria in grado di rendere tangibili gli sforzi di tutto il team. Per velocizzare le dinamiche interne, abbiamo poi sviluppato un’Intelligenza artificiale proprietaria. Debbo dire che nel futuro prossimo l’Ia potrebbe aiutare come strumento di supporto, ma potrebbe anche essere pericolosa e addirittura causare l’aumento di certi disturbi alimentari. Vecchie Ia, solo per far capire i rischi collegati, fornivano consigli per perdere peso a persone a cui non andavano assolutamente dati”.

Una materia insomma con infinite sfaccettature e che il team di “Comestai” cerca di trattare in maniera poco invasiva, con un approccio scientifico, empatico e rasserenante. Conclude Aurora Caporossi:
“L’idea forte dietro al nostro impegno resta quella di fare da tramite tra i/le pazienti e il Ssn. Sarà pure un progetto impraticabile e folle, ma bisogna almeno provarci…..”.

