
L’80% della musica prodotta nel mondo proviene da imprese indipendenti. L’Italia può fregiarsi di alimentare queste cifre con un ventaglio di proposte e con traguardi invidiabili: è infatti il terzo mercato nella Ue e l’undicesimo al mondo quando si parla di produzione musicale indipendente, registrando una crescita doppia rispetto alla media europea e superiore a quella globale.
Ciò dimostra non solo che in Italia c’è un grande dinamismo culturale se si parla di musica e cantautorato, ma soprattutto una grande capacità di fare impresa intorno all’industria musicale indipendente e rispondere con competitività sui mercati internazionali.
È quanto è emerso durante “Gli Stati Industriali della Cultura“, l’evento che l’11 giugno, nella Sala Pininfarina di Confindustria, ha riunito su iniziativa di Confindustria Cultura Italia le associazioni che rappresentano editoria, musica, cinema, audiovisivo e servizi per la valorizzazione del patrimonio culturale. Per il comparto Pmi (Produttori musicali indipendenti), il presidente Dario Giovannini ha raccontato che nonostante lo “spettro” dell’Ai sul rischio di plagio e le minacce all’autorialità, c’è un ritorno all’autenticità e alla dimensione dell’ascolto attento: il cantautorato indipendente ne è protagonista.
“Non è un fenomeno solo giovanile: coinvolge il pubblico under 30, che scopre gli artisti e artiste sulle piattaforme e poi cerca l’esperienza dal vivo, così come il pubblico adulto, che nei festival ritrova un rapporto diretto con la musica d’autore”.
Vintage, superfan e collezionismo: le leve competitive per la musica indipendente
Per gli e le amanti della musica, l’ascolto non è fine a se stesso. È un’esperienza unica, che può essere celebrata grazie al supporto fisico. Affianco alla dimensione immateriale dello streaming, convive quella di vinili, edizioni speciali, merchandising venduti ai concerti.

In Italia il segmento fisico è cresciuto del 21,9% nel 2025, raggiungendo 74,7 milioni di euro, sostenuto dalla dimensione collezionistica della musica.
Dietro le vendite ci sono business, imprese e lavoro che contribuisce ad accrescere l’eco delle performance live. A far risuonare il patrimonio musicale indipendente italiano fuori da arene e stadi. Un fenomeno trasversale, ed è la stessa trasversalità che vediamo nel fenomeno dei “superfan”: in Italia il segmento fisico è cresciuto del 21,9% nel 2025, raggiungendo 74,7 milioni di euro, sostenuto dalla dimensione collezionistica della musica. Spiega Giovannini:
“Per le nostre imprese il live è oggi un moltiplicatore: alimenta streaming e vendite fisiche, costruisce comunità di fan e rappresenta per gli artisti emergenti una fonte di reddito essenziale. Detto questo, serve onestà: la proliferazione di festival non equivale automaticamente a sostenibilità economica. Molte rassegne vivono di volontariato e contributi pubblici discontinui. Anche qui serve una visione industriale della filiera”.
I numeri del comparto dei produttori musicali indipendenti (Pmi)
Come detto, il mercato della musica indipendente in Italia è in crescita. Secondo le stime Pmi, nel 2025 la musica registrata in Italia ha raggiunto la cifra record di 513,4 milioni di euro (+10,7% sul 2024), con una crescita doppia rispetto alla media europea e superiore a quella globale.
L’Italia si conferma così terzo mercato Ue e undicesimo al mondo. Un valore che supera quello del box office cinematografico nazionale. Alla crescita però si associano anche una strategia di investimenti accolta dalle associate Pmi, come riporta il presidente dell’associazione:
“Dentro questi numeri, le imprese indipendenti associate a Pmi (oltre 140 aziende, dalle storiche etichette alle realtà nate nel digitale) rappresentano una quota significativa del mercato fonografico nazionale, ma soprattutto rappresentano la parte del settore che investe di più, in proporzione, in nuovi artisti e nuovo repertorio”.
Grazie a questi investimenti, il mercato della musica indipendente si sta espandendo anche oltreconfine, con benefici per tutte le imprese che partecipano alla filiera:
“In questo modo, si contribuisce a un export in forte espansione: le royalties generate dalla musica italiana all’estero hanno superato i 32 milioni di euro nel 2025, +13,9%, con una crescita del 180% negli ultimi sei anni”.
Sostenere la musica indipendente: i costi di produzione e promozione per le imprese sono insostenibili
Ogni giorno sono caricati online 100.000 brani musicali indipendenti. Un mare magnum in cui è molto facile inserirsi, ma difficile emergere. Pmi stima infatti che lo 0,5% dei brani genera l’80% degli stream, e quasi 20 milioni di tracce non superano le 1.000 riproduzioni in un anno.

Pmi stima che ogni giorno sono caricati online 100.000 brani musicali indipendenti. Per un’etichetta indipendente questo significa costi di produzione e promozione crescenti.
Per artisti, cantautori e cantautrici non basta più sbarcare sul mercato, visto che le piattaforme di streaming sono aperte e accessibili: servono strumenti di produzione e promozione per rimanere sulla cresta dell’onda.
“Le nostre imprese operano in un mercato che cresce, ma in cui il valore si concentra. Le piattaforme sono aperte a tutti, ma la visibilità non lo è. Per una etichetta indipendente questo significa costi di produzione e promozione crescenti a fronte di ricavi unitari frammentati, potere negoziale asimmetrico verso piattaforme e grandi gruppi, accesso al credito difficile perché il nostro asset principale (i diritti) è ancora poco compreso dal sistema bancario”.
La principale difficoltà, spiega Giovannini, è quella che accomuna gran parte delle associazioni che aderiscono a Confindustria Cultura Italia:
“C’è una difficoltà più strutturale: la musica non è ancora pienamente riconosciuta come settore industriale, con gli strumenti di politica economica che altri comparti culturali, come il cinema, hanno da anni”.
Ai e musica indipendente: i bot generano ascolti falsi e sottraggono ricavi agli artisti
Come è avvenuto in ogni rivoluzione industriale, l’innovazione può aiutare o penalizzare il settore. L’Ai, in particolare, sta impattando sui produttori musicali indipendenti perché non c’è ancora un quadro normativo chiaro che ne limiti gli abusi. Pmi stima che ogni giorno vengono create circa 7 milioni di tracce tramite Ai, di cui oltre 90.000 immesse sul mercato, spesso caricate sulle piattaforme con bot per generare ascolti falsi e sottrarre ricavi agli artisti reali. Nello specifico, precisa il presidente Giovannini:
“A questo si aggiunge il training dei modelli su repertorio protetto senza consenso né compenso: l’Ai Act europeo obbliga già gli operatori a rendere pubblici i contenuti usati per l’addestramento, ma queste regole rischiano di rimanere lettera morta. Il valore aggiunto, però, esiste ed è particolarmente rilevante proprio per le imprese piccole: strumenti di produzione, gestione dei metadati, marketing, localizzazione dei contenuti che riducono il divario di risorse con i grandi gruppi”.

Le tracce create quotidianamente con Ai e caricate online sono circa 7 milioni, di cui oltre 90.000 immesse sul mercato, spesso caricate sulle piattaforme con bot per generare ascolti falsi.
Le opportunità per il settore sono molte, vanno solo regolamentate:
“Se il licensing verso gli sviluppatori Ai passasse da meccanismi collettivi e trasparenti, con standard di provenienza dei contenuti, l’Ai potrebbe diventare una nuova linea di ricavo anche per gli indipendenti, non solo un rischio. Le nostre tre parole d’ordine sono trasparenza, consenso, compenso”.
Cosa chiedono le imprese musicali indipendenti
Un settore attrattivo come quello della musica indipendente ha bisogno anche di investimenti e tutele per sostenere la crescita. Le richieste di Pmi per intraprenderla sono tre.
Primo: un tax credit per le produzioni fonografiche strutturato come quello cinematografico, ma disegnato sui criteri europei di Pmi, spiega Giovannini che:
“Le risorse pubbliche devono premiare chi investe in nuovi artisti e nuovo repertorio italiano, non consolidare posizioni dominanti”.
Secondo, regole effettive sull’Ai: applicazione reale degli obblighi di trasparenza dell’Ai Act, licenze per il training, contrasto alle frodi streaming. Terzo, un mercato dello streaming più equo: modelli di remunerazione che valorizzino l’ascolto reale e accesso delle etichette ai dati dei propri fan, oggi trattenuti dalle piattaforme. A monte di tutto, Pmi rinnova ciò che emerse agli Stati Industriali della Cultura: che la musica sia riconosciuta come industria, con una politica industriale dedicata, come per ogni altro settore produttivo del Paese.

Dario Giovannini è stato eletto presidente di Pmi (Produttori musicali indipendenti) il 23 giugno 2026
A sostegno di queste richieste:
“Con la nuova governance abbiamo costruito un programma triennale su tre pilastri: informare, formare, comunicare. Sul piano concreto: abbiamo avviato un piano di lavoro su oltre dieci dossier (dal tax credit alla strategia di licensing Ai, dalle regole di accesso ai grandi eventi nazionali alla tutela dei diritti) e stiamo realizzando il primo studio di settore sull’industria musicale indipendente italiana, perché senza dati non c’è politica industriale. Sul territorio, stiamo lavorando con Regione Lombardia a un protocollo per una Music Commission regionale, modello replicabile in altre regioni. Sul piano europeo, attraverso Impala, portiamo le istanze delle imprese italiane nei tavoli su streaming, Ai e concorrenza. E investiamo in formazione, perché la competitività delle nostre aziende dipende dalle competenze delle persone che ci lavorano”.

