L’industria musicale indipendente italiana raggiunge numeri record, con l’Italia terzo mercato Ue e undicesimo al mondo. Imprese e produttori lanciano però l’allarme: servono una politica industriale dedicata e nuove tutele per la filiera. L’intervista a Dario Giovannini, neopresidente di Pmi (Produttori musicali indipendenti).
Con oltre 70mila addetti e un valore superiore ai 3 miliardi di euro, l’editoria rappresenta un pilastro dell’industria culturale italiana. Aie (Associazione italiana editori) auspica a una strategia nazionale per sostenere imprese, innovazione e competitività del settore.
La musica italiana vale più di 500 milioni di euro e supera il box office cinematografico. Tra boom dello streaming, ritorno dei super fan e sfida dell’intelligenza artificiale, Fimi chiede una vera politica industriale per difendere creatività, diritti e competitività del settore.
Tra streaming, pirateria e nuove generazioni, Univideo, l’associazione che si occupa di tutelare e sostenere gli editori di audiovisivi operanti su media digitali, racconta le sfide delle imprese e Pmi che custodiscono il patrimonio culturale del Paese quando si parla di audiovisivo. In ques’ottica, il supporto fisico non è solo nostalgia: le imprese dell’home entertainment lo considerano una risorsa strategica per il futuro. Senza incentivi e tutele, rischia però di impoverirsi una parte della filiera culturale italiana.
L’audiovisivo italiano si conferma un motore economico strategico: secondo Apa (Associazione produttori audiovisivo), ogni euro investito nel settore genera di Pil il 13% in più rispetto alla media della spesa pubblica nazionale. Nonostante il valore prodotto, che nel 2023 ha raggiunto i 23,5 miliardi di euro, le imprese chiedono un tax credit più stabile e meno burocrazia per sostenere la crescita e la competitività del comparto.