
A dieci anni dal terremoto che ha colpito il Centro Italia, Confindustria è tornata ad Arquata del Tronto per parlare di prevenzione, resilienza e continuità operativa del sistema produttivo.
Il 22 settembre 2026, la Sala Consiliare “Aleandro Petrucci” ha ospitato “Business Continuity per le Pmi”, incontro promosso da Piccola Industria Confindustria, Confindustria Marche Piccola Industria e Dipartimento della Protezione Civile, in collaborazione con Unipol e SFC – Sistemi Formativi Confindustria.
Il Pge come modello di prevenzione contro le calamità naturali
La scelta di Arquata del Tronto è strettamente legata alla storia del Programma Gestione Emergenze (Pge) di Confindustria, nato dall’esperienza maturata durante il sisma del 2016 e successivamente sviluppato a livello nazionale.
Il Pge è oggi un presidio stabile composto da imprenditori e imprenditrici di Piccola Industria, referenti tecnici delle Associazioni del Sistema che, sotto il coordinamento centrale di Piccola Industria e in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile, opera per sostenere la continuità operativa e le comunità dei territori interessati da eventi estremi e diffondere la cultura della prevenzione.

L’incontro è stato l’occasione per ripercorrere la collaborazione tra Confindustria e il Sistema di Protezione Civile, approfondire i contenuti del nuovo Protocollo d’intesa siglato tra Confindustria e Dipartimento della Protezione Civile e affrontare i temi della business continuity e dell’obbligo assicurativo contro i danni derivanti da calamità. Così Fausto Bianchi, Presidente di Piccola Industria Confindustria:
“L’alleanza tra imprese, Protezione Civile e istituzioni è una leva strategica per rendere il Paese più resiliente. In questi dieci anni il Programma Gestione Emergenze ha costruito un legame sempre più forte tra il Sistema Confindustria e la Protezione Civile, mettendo in rete competenze, procedure, relazioni e capacità di intervento. È un patrimonio prezioso, che oggi dobbiamo rafforzare puntando sempre di più sulla prevenzione e sulla preparazione alle emergenze. Questo vale in particolare per le Pmi, che nei territori sono veri presìdi sociali oltre a rappresentare attività economiche: generano occupazione, custodiscono competenze, tengono vive le filiere e contribuiscono alla coesione delle comunità. Per questo aiutare le imprese a conoscere i rischi, dotarsi di strumenti di business continuity e prepararsi a reagire significa proteggere non solo la continuità aziendale, ma la capacità stessa dei territori di resistere e ripartire”.
Imprese e comuità in rete per la ripresa
Il valore del Pge si misura anche nella capacità di intervenire sui territori, fornendo una risposta immediata alle comunità e alle persone che le abitano. Fabio Ciciliano, Capo Dipartimento della Protezione Civile, ha difatti aggiunto in corso d’evento che:
“Dobbiamo strutturare meglio e ulteriormente questo protocollo nei territori con la rete delle Pmi che rappresentano il 95% delle imprese italiane. Creare questa rete aumenterà la sicurezza della comunità locale: un mantello che aumentando la capacità di risposta e di reazione ne diventano parte essenziale e funzionale. Un’impresa che riesce a non interrompere la propria attività è un’impresa sana”.
È importante che questo modello di intervento fornisca risposte tanto immediate quanto sentite. Roberto Cardinali, Presidente Confindustria Marche, ha precisato:
“Il Pge nasce da un’esigenza concreta: di fronte alle calamità non basta intervenire quando l’emergenza è già in corso, ma bisogna prepararsi, lavorare sulla prevenzione e capacità di risposta. Quando abbiamo dato vita al Pge, l’obiettivo era mettere a sistema le competenze e la straordinaria solidarietà del nostro sistema associativo, dando supporto alle comunità di imprese e cittadini con ciò che serve, dove serve, quando serve. Negli anni quel modello è cresciuto ed è diventato una collaborazione strutturata con la Protezione Civile”.
Il valore della Business continuity per il tessuto produttivo
Come spiegato poi da Diego Mingarelli, presidente di Confindustria Ancona:
“La forza del Pge sta nell’aver cambiato radicalmente la logica dell’emergenza: non si tratta più di contare i danni ma di costruire una rete di prevenzione prima che la crisi diventi irreversibile. È così che la continuità d’impresa smette di essere solo gestione del rischio e diventa vera politica industriale”.
Guido Castelli, Commissario Straordinario del governo per la riparazione e la ricostruzione Sisma 2016, ha concluso con:
“Dopo le difficoltà e i ritardi dei primi anni, la ricostruzione ha conosciuto un cambio di passo evidente, reso possibile dalla semplificazione delle procedure e da un lavoro costante di aggiornamento delle regole. I numeri lo dimostrano: siamo passati dagli oltre 800 milioni di euro liquidati per la ricostruzione privata nel 2022 ai circa 2 miliardi del 2025, con 15 mila cantieri conclusi e altri 10 mila in corso seguendo un semplice principio: ricostruire meglio, rendendo edifici, infrastrutture e territori più sicuri e capaci di affrontare i rischi futuri. In questa prospettiva la business continuity è decisiva. La continuità di un’impresa non dipende soltanto dalla sicurezza dello stabilimento, ma dalla resilienza dell’intero territorio: contrastare lo spopolamento dell’Appennino significa anche aumentare la sicurezza dell’Italia. Senza comunità che abitano e presidiano le aree interne cresce la fragilità dei territori. Ricostruire, dunque, significa creare le condizioni perché persone e imprese possano continuare a vivere, investire e produrre qui. Gli Appennini centrali sono la spina dorsale dell’Italia e la loro sicurezza riguarda tutti”.

