
Le cose o si fanno per bene o è meglio passare la mano. Dalla Sicilia, più precisamente dalle terre intorno a Caltanissetta, arriva un messaggio chiaro, ispirato dalla passione di un uomo per un’agricoltura tradizionale, dal piacere di spendersi per portare avanti coltivazioni in grado di non pesare sull’ambiente circostante.
Mette in chiaro Marcello Maira, titolare tuttofare di questa dinamica azienda siciliana votata al biologico:
“Quando si vuole ricavare troppo dai campi rischiamo seriamente di non lasciare più nulla ai figli. Vedo in giro prodotti che non nutrono, ma che ci alimentano e basta. Mi dicono che le mandorle prodotte da noi di Maira Bio hanno un prezzo troppo alto. Rispondo loro che, per non derogare mai alla massima qualità, a tutto il lavoro che c’è dietro un prodotto va dato il giusto valore, in particolare all’olio”.
Ortaggi, mandorle e olio: dietro Maira Bio, una storia di qualità
Proprio l’”oro verde” messo sul mercato da Maira Bio risponde a caratteristiche peculiari, non essendo un classico monocoltura.
“Il nostro olio è un blanded, che ha questa ragione d’essere per i tanti e diversi tipi di olivo sparsi sui nostri terreni. Sono piante secolari che possono arrivare anche a 800 anni d’età, un dono prezioso che spero di riuscire a mantenere intatto per le generazioni successive. In questa ottica abbiamo la fortuna di essere sostenuti nel progetto da alcuni paladini dello Slow Food”.
Nel 2002, a dire il vero, la storia aziendale di Maira Bio era partita con diverse prospettive: la realtà coltivava soprattutto peperoni, melanzane, zucchine e il melone “gialletto”.
“Dopo aver preso terreni da genitori e zii, alcuni acquistati mentre altri presi in affitto, l’obiettivo era di dedicarmi alla esclusiva produzione di ortaggi. Per avere un quadro ancora più ampio sulla loro coltivazione andai in Spagna per acquisire tecniche in cui sono maestri. Un viaggio che purtroppo mi fece capire quanto, in termini di conoscenze agricole, avessimo perso nei loro confronti nel giro di pochi decenni. I motivi? Hanno speso bene i soldi avuti dall’Ue, investendo nella regionalizzazione di determinate colture”.
Un laboratorio di ricerca biologica
Viaggio commerciale che nel 2017 prese però altre strade, un cambio di pelle gestionale deciso da Maira per non limitarsi alla vendita di ortaggi freschi. L’idea era quella di trasformare materie prime di altissima qualità e farle inscatolare, cercando di imparare le tecniche e così partire, dopo un paio d’anni, con un laboratorio tutto nostro.

Marcello Maira, titolare di Maira Bio
Chiarisce infatti Maira:
“Volevo mettere al centro del lavoro quotidiano nei campi la nutraceutica, ambito molto interessante che avevo intenzione di approcciare senza intenti speculativi. Il Covid-19 ha però fermato la creazione del laboratorio e, passati anni in cui i suoi costi non erano sostenibili, sono riuscito a completare il tutto solo da pochi giorni”.
Sostenibilità e ricerca guidano la tradizione agricola
D’ora in avanti la strategia adottata da Maira Bio consisterà nel produrre in maniera selettiva, abbandonando i grandi numeri del passato per concentrarsi sempre di più su un’agricoltura dal massimo valore qualitativo.
“Una ventina d’anni fa eravamo chiamati a prenderci cura di circa 80mila piante, mentre adesso sono solo 10mila. Non conviene più allargare il perimetro del nostro impegno, anche perché la crisi idrica che continua a colpire pesantemente questi territori impone scelte di buon senso”.
Poco meno di dieci anni fa la produzione di Maira Bio si è arricchita di un ulteriore frutto. Quello del melograno, pianta messa a dimora in un pezzo di terreno individuato per rendere possibile la coltivazione.
“Fatti i necessari studi ho deciso di scegliere una varietà non autoctona, la Wonderful, perché questa è particolarmente ricca di tannini e polifenoli. Un po’ più aspra di sapore rispetto alla melagrana classica, ha però altre caratteristiche che la rendono unica nel suo genere. Due anni fa abbiamo finanziato un dottorato di ricerca incentrato sul rapporto che c’è tra la nostra melagrana e la gestione di cellule tumorali. Non facciamo miracoli, ovviamente, ma gli estratti anche della sua buccia sono comunque molto apprezzati in ambito oncologico, oltre che nutraceutico”.

Per quanto riguarda invece l’utilizzo della melagrana come bevanda, Maira si affida a un procedimento in cui il giudizio dell’essere umano prevale sul resto del processo.
“Non spremo tantissimi chili di materia prima in una pressa come fanno altre aziende, ma taglio le melagrane, controllo se sono pronte e vado a spremere a freddo solo 200 chili al giorno. Di più sarebbe impossibile per ragioni di tempo. Le università proseguono a dire che i miei frutti hanno valori che non si limitano al nutraceutico, e di parecchio sopra la media. Non c’è un segreto: è tutto, esclusivo merito della natura”.
Per il resto della produzione agricola, chi guida la Pmi con quartier generale a Caltanissetta continua a fare perno sui criteri fondanti dell’economia circolare, non lasciando nulla al caso.
“Mi rendo perfettamente conto che le parole sostenibilità e biodiversità sono ormai sulla bocca di tutti. Vorrei però che le persone venissero a fare un giro da queste parti per capire quanto impegno, economico e non, ci vuole per mandare avanti un’azienda bio”.
Tanto per fare un esempio, conclude Marcello Maira:
“La pacciamatura biodegradabile che utilizziamo ha un costo dieci volte superiore alla media delle altre soluzioni possibili. Quindi i prezzi al pubblico non possono che essere adeguati al lavoro necessario per produrre questa qualità di frutta, olio e ortaggi”.

