
Tradizione, innovazione e ambizione. Più di tutto: passione e gusto. Le direttrici che guidano la storia degli artigiani e artigiane della pasta in Italia sono tanto variegate quanto le tradizioni gastronomiche che la contraddistinguono.
La pasta italiana non è solo un simbolo: è un’economia possente, la punta di diamante della nostra cultura a tavola. Si pensi che oggi in Italia si producono circa 4,2 milioni di pasta: il 69% della pasta prodotta nel mondo arriva dall’Italia. I pastifici, così, rappresentano non solo i luoghi in cui si crea un prodotto, ma vere e proprie imprese capaci di portare la cultura gastronomica italiana sulle tavole dei consumatori, nel Bel Paese così come all’estero.
Una storia familiare, il gusto per la tradizione e l’amore per la pasta
Dietro ogni pastificio, c’è una storia imprenditoriale. Ci sono luoghi d’origine e persone che scelgono di valorizzarli, selezionando attentamente i prodotti locali e le loro peculiarità. La storia del Pastificio Artusi parte da Padova, in uno dei luoghi più rappresentativi della tradizione commerciale e gastronomica della città.
Nel 1998 le abitudini alimentari subiscono già da tempo il fascino dei fast food e della globalizzazione. Due fratelli, Alberto ed Enrico Artusi, intuiscono però che la pasta è ancora fonte di gioia e di lavoro, allora come un tempo. Così decidono di raccogliere l’eredità dello storico Pastificio Nello, attivo fin dagli anni Cinquanta nella galleria sotto il Salone del Palazzo della Ragione, e tracciare un nuovo corso per il palato di tanti padovani, padovane e non solo. È Enrico Artusi a raccontarlo:
“Per noi il territorio non è semplicemente il luogo in cui produciamo pasta fresca: è parte della nostra identità, della nostra storia e del modo in cui intendiamo fare impresa. Abbiamo sempre creduto che la tradizione non debba essere qualcosa da conservare immobile, ma un patrimonio da far evolvere. Per questo realizziamo prodotti che raccontano il nostro territorio, utilizzando materie prime selezionate, grano italiano, uova da galline allevate all’aperto e ingredienti che esprimono l’identità delle nostre regioni”.

Alberto ed Enrico Artusi, fondatori del Pastificio Artusi
Ed è da quella bottega ha preso forma negli anni un percorso imprenditoriale fondato sulla conoscenza degli impasti, sulla lavorazione della pasta fresca e sulla volontà di trasformare il sapere artigianale in un’esperienza di gusto. È l’esperienza inimitabile proposta dal Pastificio Artusi.
La ricetta del successo: una visione imprenditoriale glocal
Negli anni Duemila, l’apertura dello stabilimento di Casalserugo, in provincia di Padova, segna una nuova fase di sviluppo per il Pastificio Artusi. La struttura consente di ampliare la gamma dei prodotti e aumentare la capacità produttiva, accompagnando la crescita dell’azienda senza rinunciare all’attenzione per le materie prime e alla cura che caratterizzano la tradizione artigianale.

Con una squadra di 33 dipendenti, oggi il Pastificio Artusi vanta un fatturato da 4,83 milioni di euro. Di base, la ricetta del successo del Pastificio Artusi poggia su una visione imprenditoriale capace di rispettare la tradizione della pasta fresca e assecondare le logiche di mercato:
“Non vogliamo essere semplicemente un produttore di pasta fresca, ma un’impresa capace di portare la cultura gastronomica italiana sulle tavole dei consumatori, in Italia e all’estero. In un mercato sempre più competitivo, il territorio rappresenta un vantaggio quando è autentico, riconoscibile e sostenuto dalla qualità. La nostra filosofia è semplice: il territorio non deve essere soltanto raccontato, deve potersi riconoscere nel prodotto che arriva nel piatto”.
Da scarto a risorsa: pasta con ingredienti originali e…. In controtendenza
Non chiamatela solo pasta: dietro c’è un’impresa che sa governare il mercato. E anticiparne le tendenze. Tra le curiosità per cui il Pastificio Artusi è diventato noto, c’è anche l’intuizione imprenditoriale che accompagna la ricerca degli ingredienti giusti.
Nel tempo, il Pastificio Artusi ha consolidato infatti la propria identità attraverso un equilibrio tra continuità e innovazione: da un lato, il rispetto delle tecniche e della cultura gastronomica italiana; dall’altro, la ricerca di nuove proposte capaci di valorizzare ingredienti, ricette e specialità del territorio.
Un esempio è stata la scelta di un ingrediente che gli altri pastifici e realtà della ristorazione hanno considerato inutile o dannoso: come il granchio blu.
“Il granchio blu è diventato un problema importante per la filiera ittica dell’Adriatico, con conseguenze per i pescatori, gli allevamenti di molluschi e le comunità che vivono di queste attività. Noi ci siamo posti una domanda molto semplice: perché fermarsi al problema, quando possiamo provare a costruire una nuova opportunità? Il progetto dei ravioli al granchio blu rappresenta perfettamente il nostro modo di intendere l’innovazione: osservare ciò che accade intorno a noi, individuare un’opportunità e avere il coraggio di trasformarla in un prodotto concreto”.
Un fattore di rischio è diventato così un fattore distintivo per il Pastificio Artusi, che oggi sono la prima impresa di produzione della pasta fresca in Italia ad aver realizzato dei ravioli col granchio blu. La sfida però non era soltanto realizzare un buon raviolo. Il Pastificio ha lavorato sulla ricetta, sull’equilibrio dei sapori, sulla qualità della farcitura, sulla stabilità del prodotto e sulla sua capacità di incontrare le aspettative di consumatori e professionisti della ristorazione.

Il Pastificio Artusi è stato il primo produttore di ravioli alla polpa di granchi blu in Italia.
La difficoltà più grande, semmai, è stata culturale.
“Dovevamo convincere il mercato a guardare al granchio blu non soltanto come a una specie invasiva, ma anche come a una risorsa alimentare da conoscere e valorizzare. Noi crediamo che la qualità debba parlare attraverso il prodotto. Per questo abbiamo scelto di portare i nostri ravioli al granchio blu all’attenzione di operatori, chef e mercati internazionali, guardando anche a opportunità come Hong Kong. Il nostro obiettivo è trasformare una criticità ambientale ed economica in una nuova possibilità per il territorio, per i pescatori e per la gastronomia italiana. Non vogliamo demonizzare una risorsa: vogliamo studiarla, lavorarla con competenza e contribuire a costruirle un mercato”.
Il sapore delle competenze
Dietro il lavoro del Pastificio Artusi non ci sono solo impasti o bigoli, un altro loro prodotto di punta. C’è una filosofia circolare per cui, selezionando materie prime di alta qualità, attivando fornitori d’eccellenza e processi che valorizzano il territorio e i suoi prodotti, il Pastificio Artusi restituisce valore sociale alle comunità locali e generano indotto per il Sistema Paese.
La missione del Pastificio Artusi è infatti portare a tavola una pasta di qualità, realizzata con ingredienti italiani selezionati e filiere trasparenti, valorizzando il legame tra territorio, tradizione gastronomica e cultura alimentare.
L’azienda privilegia materie prime di origine italiana, dalle farine alle uova fino agli ingredienti utilizzati per i ripieni, con particolare attenzione alle produzioni tipiche e alle filiere corte. Un approccio che intende sostenere le realtà agricole del territorio, la biodiversità e una maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale. Ogni prodotto nasce dalla volontà di offrire al consumatore gusto, affidabilità e riconoscibilità degli ingredienti, nel rispetto di una cultura alimentare che considera la qualità una responsabilità quotidiana.
“Il grano italiano, le uova da galline allevate all’aperto e gli ingredienti Dop e Igp, quando previsti dalle nostre ricette, rappresentano scelte che raccontano la nostra idea di qualità. Dietro ogni ingrediente c’è una filiera, fatta di aziende agricole, allevatori, produttori e persone che contribuiscono al risultato finale”.
La qualità comincia dalla selezione delle materie prime. Il Pastificio Artusi utilizza ingredienti italiani, tra cui semola di grano duro, farina di grano tenero, uova, ricotta fresca e formaggi Dop. Nelle proprie ricette valorizza inoltre specialità riconosciute come lo Speck Alto Adige Igp e la Mortadella Bologna Igp.
“La sfida imprenditoriale consiste nel trovare un equilibrio tra qualità, sostenibilità economica e prezzo finale. Non possiamo ignorare i costi, ma non possiamo nemmeno pensare di risolvere ogni difficoltà riducendo il valore di ciò che produciamo. La qualità costa, ma anche perdere la fiducia del consumatore ha un costo”.
Menu come una volta, sfide di oggi
Per quanto apprezzata, la pasta italiana oggi vive un momento di grande difficoltà. La semola scarseggia, il caro carburanti e i rincari energetici complicano le produzioni. È in questa fase che realtà come Pastificio Artusi devono attingere da quei valori umani che, costruiti nel tempo, permettono oggi all’impresa di non arrendersi.
“Dopo la pandemia, abbiamo capito quanto un’impresa possa essere vulnerabile quando dipende eccessivamente da determinati clienti o canali commerciali. Abbiamo capito che era fondamentale diversificare i clienti di riferimento, ampliare i canali commerciali e non dipendere eccessivamente da un singolo mercato. La distribuzione organizzata, il mondo della ristorazione, il canale Ho.Re.Ca., i mercati esteri e i progetti a marchio del distributore rappresentano opportunità differenti, che possono contribuire a rendere l’azienda più solida”.
Sono proprio le persone a fare la differenza. La qualità nasce anche dall’esperienza di chi lavora nel Pastificio Artusi. Osservare il colore delle materie prime, riconoscere le caratteristiche delle farine e degli impasti, seguire con attenzione le diverse fasi della lavorazione: sono gesti che esprimono una competenza costruita nel tempo. Il contributo umano rimane centrale nel trasformare ingredienti selezionati in prodotti curati e ricchi di gusto.
“Oggi affrontiamo le incertezze del mercato con maggiore consapevolezza. Le crisi non si possono sempre evitare, ma possiamo prepararci ad affrontarle meglio. Per noi ripartire ha significato proprio questo: trasformare una lezione dolorosa in un cambiamento concreto nel nostro modo di fare impresa. Dobbiamo essere capaci di comunicare meglio ciò che distingue un prodotto italiano autentico da un prodotto che utilizza semplicemente un richiamo all’Italia. E dobbiamo fare in modo che il consumatore comprenda il valore delle nostre scelte. Non vogliamo produrre pasta fresca soltanto per soddisfare il mercato di oggi, ma contribuire a costruire il valore della pasta italiana di domani”.

