
“Dopo due anni di impegno e di battaglia, il voto in plenaria del Parlamento europeo sui benchmark Ets è un passo cruciale e indispensabile per avviare una seria revisione di questa disciplina a vantaggio dell’industria e soprattutto di quei distretti, a cominciare dalla ceramica, che stavano rischiando l’estinzione”.
Così il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha accolto il voto con cui l’Eurocamera ha approvato la propria posizione sulla revisione dei benchmark per l’assegnazione gratuita di quote nell’ambito del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets), aprendo la strada a maggiori assegnazioni gratuite per le imprese nel periodo 2026-2030.
Benchmark Ets, cosa propone il Parlamento europeo
La posizione, approvata con 474 voti favorevoli, 82 contrari e 28 astensioni, riguarda i cosiddetti “fallback benchmark”, i valori di riferimento relativi al calore e ai combustibili applicati agli impianti industriali per i quali non esiste un parametro specifico di prodotto. L’obiettivo è contenere il rischio di “carbon leakage”, ossia il trasferimento delle produzioni ad alta intensità energetica verso Paesi extraeuropei con vincoli ambientali meno stringenti, evitando che la transizione climatica si traduca in una perdita di capacità produttiva all’interno dell’Unione.
Il Parlamento propone di destinare ai fallback benchmark tutte le quote gratuite attualmente disponibili per il quinquennio 2026-2030, stimate in circa 88 milioni, a cui si aggiungono altri 11 milioni, per un totale che sfiora i 100 milioni di quote. In questo modo, i fallback benchmark registrerebbero una riduzione media indicativa del 12,5% rispetto al periodo 2021-2025, attenuando gli effetti delle regole attuali sulle imprese più esposte ai costi della decarbonizzazione.
Come vengono ripartite le quote aggiuntive
Gli 11 milioni aggiuntivi provengono da un insieme di circa 33 milioni di quote non assegnate agli impianti che non rispettano le condizioni previste dal sistema Ets, come l’attuazione delle raccomandazioni contenute negli audit energetici. Il Parlamento propone di ripartire queste quote in tre parti uguali, da circa 11 milioni ciascuna. La prima aumenta la dotazione dei fallback benchmark. La seconda viene messa all’asta, con proventi destinati al Fondo per la modernizzazione, che sostiene la transizione energetica degli Stati membri a minor reddito. La terza è destinata al Fondo per l’innovazione, che finanzia le tecnologie a basse emissioni.
Parametri specifici per i settori, priorità alla ceramica
La posizione del Parlamento introduce inoltre la possibilità di fissare valori di riferimento specifici per singoli settori (sub-benchmark), invece di applicare a tutti lo stesso parametro generico sui combustibili. Quel valore unico, infatti, non sempre tiene adeguatamente conto delle specificità di alcuni processi produttivi. Dove emergano scostamenti significativi e documentati, la Commissione dovrà definire valori basati sulle prestazioni del 10% degli impianti più efficienti del settore. Il testo indica come priorità, già per il periodo 2026-2030, la ceramica, in particolare piastrelle e refrattari. La proposta stabilisce che Bruxelles definisca i criteri per individuare i settori interessati entro tre mesi dalla pubblicazione del regolamento e i relativi valori di riferimento entro sei mesi, attraverso procedure trasparenti che garantiscano anche la tutela delle informazioni commercialmente sensibili.
Orsini: “Proseguire il negoziato per la competitività dell’industria”
Per Confindustria, il voto rappresenta un risultato importante nella più ampia battaglia sui costi energetici e sulla competitività della manifattura europea.
“Quella sull’energia è una battaglia fondamentale per il rilancio della competitività dell’industria europea e per questo Confindustria la porta avanti senza esitazioni, tutti i giorni e in tutte le sedi”, ha ribadito Orsini, invitando le istituzioni europee a proseguire sulla strada intrapresa.
L’approvazione parlamentare, tuttavia, non conclude l’iter legislativo. Si apre ora la fase negoziale con il Consiglio dell’Unione europea, con l’obiettivo di raggiungere un accordo che consenta di applicare i nuovi parametri a partire dall’aggiornamento previsto nel 2027.
“Ora serve coraggio per continuare nella reindustrializzazione dell’Europa lasciando da parte tutte le impostazioni ideologiche”, ha sottolineato il presidente di Confindustria, ricordando che “questa decisione non segna la fine della partita, ma è un passo indispensabile per portare avanti il negoziato europeo tra Parlamento, Commissione e Consiglio, il cosiddetto trilogo, per arrivare a un testo finale concordato che risponda concretamente alle esigenze delle imprese italiane ed europee”.
Da qui anche l’appello a una posizione comune dei principali Paesi manifatturieri dell’Unione. “Sull’energia tutti gli Stati dovrebbero compattarsi e non dividersi, soprattutto i grandi Stati industriali come Italia, Francia e Germania, per sostenere insieme le istanze della nostra manifattura. E soprattutto quelle dei distretti ormai da tempo esposti al rischio di deindustrializzazione”, ha concluso Orsini.

