
L’Italia cresce più del previsto, ma la spinta si indebolirà nel prossimo anno. A dirlo è il Centro Studi Confindustria il cui Rapporto di previsione d’autunno stima un aumento del PIL dell’1% nel 2026, mezzo punto percentuale in più rispetto alle previsioni di marzo. Nel 2027, invece, la crescita rallenterà allo 0,6%. Per le piccole e medie imprese, l’elaborazione del CSC pone però una questione che va oltre la congiuntura: il ruolo della dimensione aziendale nel migliorare la produttività.
A fare da cornice alla presentazione, il 14 ottobre, è stata la struttura vetrata della Lanterna di Fuksas, in via Tomacelli, nel pieno centro di Roma, con Audi Main Partner di Confindustria.
Moderati da Andrea Bignami, caporedattore di Sky TG24, i lavori si sono aperti con la presentazione del direttore del CSC Alessandro Fontana. Il confronto sulle prospettive italiane ed europee ha coinvolto Giulio Tremonti, presidente della Commissione Affari esteri della Camera. All’analisi economica hanno contribuito Sissi Bellomo, giornalista del Sole 24 Ore, Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo, e Valentina Meliciani, direttrice del centro di ricerca Luiss sulle politiche europee. Il dibattito sulle scelte della prossima manovra ha visto intervenire Claudio Borghi della Lega, Raffaele Nevi di Forza Italia e Vinicio Peluffo del Partito democratico. Le conclusioni sono state affidate a Lucia Aleotti, vicepresidente di Confindustria per il Centro Studi. Una ricca mattinata di lavori che ha visto anche un fuori programma: l’intervento del presidente Emanuele Orsini.

Alessandro Fontana, direttore del Centro Studi Confindustria, presenta le previsioni per l’economia italiana alla Lanterna di Fuksas, a Roma.
Economia italiana: il PNRR sostiene la crescita, l’energia la frena
Dando un quadro generale alle stime presentate, il miglioramento delle previsioni per il 2026 riflette il buon andamento dell’economia nella prima metà dell’anno e il contributo del PNRR, stimato in mezzo punto percentuale di PIL. Gli investimenti crescono del 3,3%, mentre i consumi delle famiglie aumentano dell’1,1%. Le esportazioni salgono, ma l’incremento delle importazioni mantiene negativo il contributo della domanda estera netta.
Diversa l’analisi sul 2027 con gli investimenti che rallentano allo 0,8% e i consumi delle famiglie allo 0,5%. Con la conclusione del PNRR diminuisce anche il sostegno alla spesa per investimenti, pur restando risorse da utilizzare negli anni successivi.
A pesare è soprattutto l’energia. Nei primi nove mesi del 2026 il prezzo dell’elettricità in Italia è stato superiore del 35% a quello tedesco. I rincari comprimono i margini delle imprese e riducono il potere d’acquisto delle famiglie. Un peggioramento dello scenario energetico, secondo le simulazioni del CSC, potrebbe annullare la crescita prevista per il prossimo anno.
PMI e produttività: quanto conta la dimensione d’impresa
Come evidenziato durante il dibattito alla Lanterna, per comprendere la debole crescita italiana bisogna guardare anche alla struttura delle imprese. Il Rapporto individua infatti nella scarsa dinamica della produttività, cioè del valore prodotto per ogni lavoratore o ora lavorata, il principale freno all’economia nel lungo periodo.
Il sistema italiano presenta una quota di micro e piccole imprese maggiore rispetto alle altre grandi economie europee. Le aziende più piccole hanno, in media, una produttività inferiore a quelle di maggiori dimensioni.
Significativo, per comprendere la portata del tema, è il confronto proposto dal direttore Fontana: se l’Italia avesse la stessa distribuzione dell’occupazione tra imprese piccole e grandi della Germania, mantenendo la produttività italiana di ciascuna fascia dimensionale, la produttività complessiva aumenterebbe del 17,6%. Un incremento sufficiente a colmare il divario con l’economia tedesca.
Un secondo esercizio riguarda direttamente le PMI. Se i lavoratori delle imprese con 10-19 addetti raggiungessero la produttività media delle aziende con 50-249 addetti, a occupazione complessiva invariata, la produttività italiana aumenterebbe del 4,3%. Nella manifattura il guadagno sarebbe del 6,1%.
Si tratta di simulazioni, ma il messaggio è comunque concreto. Favorire la crescita dimensionale può rafforzare il sistema produttivo e creare le condizioni per salari più alti.
Orsini: “Incentivi fiscali alle aggregazioni delle piccole imprese”
Proprio sulle aggregazioni si è soffermato Orsini nel suo intervento a sorpresa. «Serve un’agevolazione fiscale, perché le aggregazioni possono funzionare», ha sottolineato il presidente di Confindustria, collegando il tema della dimensione alle difficoltà delle piccole imprese nel passaggio generazionale e nella digitalizzazione.

Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini interviene alla presentazione del Rapporto CSC, richiamando la necessità di sostenere gli investimenti e le aggregazioni tra imprese.
«Le aggregazioni possono essere uno strumento importante anche per accompagnare la trasformazione digitale», ha aggiunto. Un percorso che richiede continuità nel sostegno agli investimenti: «Manteniamo le misure che già esistono e che funzionano».
Aleotti: “Energia e investimenti al centro della manovra”
Dalle analisi del Rapporto alle richieste per la legge di bilancio, il filo conduttore resta la competitività. «Noi chiederemo che la legge di bilancio sia molto concentrata sulle misure che aiutano la competitività delle imprese», ha affermato Aleotti.
La vicepresidente ha indicato nel costo dell’energia e nel sostegno agli investimenti le priorità della prossima manovra, richiamando strumenti come il credito d’imposta e l’iperammortamento, insieme agli incentivi per aiutare la crescita dimensionale.

Lucia Aleotti, vicepresidente di Confindustria per il Centro Studi, durante le conclusioni della presentazione del Rapporto di previsione d’autunno 2026.
La fine del PNRR rende ancora più importante sostenere gli investimenti privati. Per Aleotti, una riduzione strutturale del costo dell’energia e misure che accompagnino la crescita delle imprese sono necessarie per mantenere in corsa l’economia italiana. «Senza imprese non c’è welfare», ha ricordato.

