
La managerialità non è un tema di categoria, ma di futuro nazionale. È a quel futuro che guarda Federmanager, associazione che rappresenta nel mondo 180mila dirigenti d’azienda, quadri apicali, alte professionalità, in servizio e in pensione.
Solo pochi giorni fa, Federmanager ha illustrato il suo “Manifesto 2026” dedicato alle Pmi, un documento programmatico che raccoglie dieci proposte di policy con l’obiettivo di rafforzare la competitività del sistema produttivo italiano. Un piano ambizioso, che prevede la managerializzazione di 20mila piccole e medie imprese industriali italiane, finalizzato a raddoppiare le imprese già oggi managerializzate e che rappresentano la quasi totalità della capacità di esportazione del Paese, del Made in Italy conosciuto nel mondo.
In occasione del Forum nazionale della Federazione del 2 luglio a Roma, il presidente di Federmanager, Valter Quercioli ha infatti sostenuto che:
“Il Paese cresce quando le piccole imprese diventano medie e quando le medie diventano grandi. Questa è una delle principali sfide dei nostri tempi: far crescere le imprese, renderle più innovative, solide, sicure, sostenibili e capaci di affrontare le incognite e le incertezze del nostro tempo”
Le proposte di Federmanager per far crescere le Pmi
Nella cornice dell’evento, tenuto all’Auditorium Antonianum, Grazioli ha spiegato le priorità del Piano dedicato alle Pmi. “Un documento”, ha precisato, “che è una proposta di politica industriale e sociale per il Paese”. Sul tavolo non si cercano “bonus a pioggia”, ma investimenti mirati, che permetterebbero alle imprese e ai manager di poter crescere nel lungo periodo, con un modello sostenibile e misurabile. Quercioli ha infatti spiegato che:
“Se per decenni abbiamo considerato strategiche le infrastrutture materiali (come energia, trasporti, telecomunicazioni) è adesso giunto il tempo di riconoscere che anche il management, quella speciale forma di capitale umano capace di interpretare la complessità e di guidare il cambiamento, è una vera infrastruttura nazionale intangibile“.

Valter Quercioli, presidente di Federmanager
Grazie al management infatti, sarebbe possibile disciplinare i flussi nelle aziende e poter indirizzare gli effort produttivi verso la crescita del Sistema Paese. In tal senso, tre sono le priorità su cui insiste Federmanager per tutelare le Pmi e i dirigenti:
“Noi non chiediamo bonus a pioggia per la nostra categoria, ma tre riforme strutturali per sbloccare l’economia della Nazione. Primo: strumenti di incentivazione e una fiscalità d’impresa premiale e selettiva per le pmi, finalizzati alla crescita dimensionale e alla managerializzazione, accompagnati da una politica industriale “contemporanea”, volta a tutelare e rilanciare gli asset produttivi strategici del Paese Lo Stato deve essere l’alleato fiscale di chi decide di smettere di essere piccolo e vuole competere su scala nazionale e internazionale, ma deve anche saper difendere e valorizzare quelle grandi realtà industriali che sviluppano e custodiscono competenze, tecnologie e capacità produttive indispensabili per l’autonomia strategica e la sovranità industriale del Paese. Secondo”, precisa, “inserire managerialità nel Piano Mattei, perché se la geopolitica si fa con i trattati, l’economia reale si fa sul campo con i giocatori giusti. Lo Stato deve co-finanziare tramite voucher dei manager professionisti capaci di affiancare le nostre piccole e medie imprese e i nostri distretti industriali per guidarli nei complessi mercati africani. Terzo: una fiscalità competitiva per i giovani altamente qualificati per frenarne la fuga verso l’estero”.
Un’attenzione particolare va appunto alle nuove generazioni, con l’introduzione di un regime fiscale ad hoc, soprattutto per i manager under 40. Perché, ha concluso il presidente Quercioli “se crei valore in Italia, devi poter correre al passo con i parametri europei”.

