
L’evento nazionale sull’Economia del Mare, che si è tenuto a Genova a metà aprile, è stato l’occasione per discutere in maniera approfondita le sfide e le difficoltà legate a un settore strategico, che contribuisce per l’11,3% al PIL con un valore di oltre 216 miliardi di euro.
Le Piccole e Medie Imprese hanno un ruolo chiave in questo ambito, perché rappresentano la stragrande maggioranza delle 230.000 aziende impegnate nelle diverse filiere, dalla cantieristica alla logistica, dal turismo alla pesca, fino alle energie marine.
PMI protagoniste nelle filiere della Blue Economy
All’interno di questo ecosistema, le PMI costituiscono l’ossatura produttiva delle filiere e contribuiscono in modo determinante alla competitività complessiva del settore. La loro capacità di adattamento, innovazione e presidio dei territori rappresenta un fattore distintivo, ma richiede oggi un rafforzamento strutturale per affrontare le trasformazioni in atto.
Competenze e lavoro, il nodo dei 175 mila occupati mancanti
Una delle sfide più rilevanti emerse nel corso della due giorni di Genova riguarda il tema delle competenze e della carenza di manodopera qualificata. Dal rapporto presentato dal Delegato all’Economia del Mare di Confindustria, Mario Zanetti, emerge che nei prossimi quattro anni serviranno circa 175.000 lavoratori nel comparto.
Un mismatch che interessa soprattutto figure tecniche, digitali e legate alla transizione energetica, e che rischia di rallentare il potenziale di crescita dell’intero settore.

Cristiano Dionisi, Consigliere delegato Energia ed Economia del Mare di Piccola Industria Confindustria durante il suo intervento all’evento ‘Genova e Liguria capitali dell’economia del mare 2026’
Il ruolo dell’imprenditore nella transizione del settore
Dal punto di vista delle PMI, ritengo che vadano presidiati tre aspetti. Il primo è l’esigenza di rafforzare il ruolo dell’imprenditore come soggetto fondamentale per guidare il cambiamento. L’imprenditore di oggi deve essere in grado di interpretare scenari complessi, anticipare i trend e investire in competenze.
Come Piccola Industria, stiamo lavorando con determinazione per stimolare gli imprenditori a formarsi e a formare i propri collaboratori, perché oggi – più di ieri – la formazione rappresenta una leva strategica di competitività. L’obiettivo è rafforzare le politiche che incentivano la formazione continua, anche attraverso le academy di Piccola Industria e iniziative sui territori.
Formazione e ITS: un modello da rafforzare per le PMI
Il secondo punto riguarda il rafforzamento dell’ecosistema formativo, per costruire una formazione sempre più a misura di PMI. Se c’è un modello particolarmente apprezzato dalle imprese è quello degli ITS, capace di rispondere in modo efficace al fabbisogno di competenze tecniche e operative.
Parallelamente, scuole e università formano talenti di alto livello che spesso trovano opportunità altrove o faticano a inserirsi nelle PMI. È quindi necessario rafforzare il dialogo tra università e imprese, nella consapevolezza che governare una PMI richiede approcci diversi rispetto ai modelli della grande impresa.
I talenti devono poter trovare nelle PMI uno spazio di crescita professionale, responsabilità e realizzazione personale, mentre le aziende devono diventare sempre più attrattive e capaci di valorizzare competenze e creatività.
Filiere e grandi player: il valore delle partnership industriali
Il terzo tema centrale riguarda il rapporto tra PMI e grandi aziende in ottica di filiera. La filiera rappresenta un acceleratore fondamentale per la crescita delle PMI e del loro capitale umano, soprattutto quando esiste un forte ruolo guida del capo filiera e una relazione strutturata con la supply chain.
Nel settore della Blue Economy, un esempio virtuoso è il programma di sviluppo Partnership di Fincantieri, che coinvolge le PMI in un ecosistema in cui competenze, innovazione e crescita si sviluppano in modo integrato.
Economia del Mare, una leva strategica per crescita e occupazione
L’Economia del Mare rappresenta per il nostro Paese non solo un grande asset industriale, ma anche una straordinaria opportunità di sviluppo per il tessuto delle PMI. Per trasformare questa opportunità in crescita concreta e duratura è però necessario affrontare con decisione il nodo delle competenze, rafforzare il legame tra formazione e impresa e valorizzare pienamente il ruolo delle filiere.
Le PMI sono pronte a fare la loro parte, come dimostrano le esperienze già avviate sui territori e le collaborazioni con i grandi player industriali. Serve però uno sforzo condiviso. Istituzioni, sistema formativo e mondo produttivo devono agire in modo coordinato, con politiche mirate e strumenti efficaci.
Il mare è da sempre parte della nostra identità e della nostra storia economica. Oggi può diventare ancora di più la leva strategica su cui costruire competitività, occupazione qualificata e crescita sostenibile. La sfida è aperta e le PMI italiane intendono esserne protagoniste.

