
Di chi sono i nostri giorni? È con una domanda solenne che Maria Anghileri, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, si è rivolta ai partecipanti del 55° Convegno nazionale, tenuto venerdì 5 giugno 2026 a Rapallo. Partendo dalla citazione dell’ultimo film di Sorrentino, Anghileri ha lanciato così un invito a riflettere alla situazione odierna che vivono le nuove generazioni di imprenditori e imprenditrici in Italia, in bilico tra le sfide personali, professionali e uno scenario geopolitico che complica le loro aspettative sul futuro.
“Ci sono almeno due generazioni di giovani che stanno vivendo la vita adulta in anni di conflitti e trasformazioni. Vivere in un Paese in pace è una benedizione che abbiamo il dovere di difendere”.
C’è un altro tema che, però, bisogna difendere strenuamente ed è stato al centro di “People”, il tema del Convegno di quest’anno. Chi fa impresa sa che le aziende si nutrono di relazioni, di impegno e decisioni, le persone sono il cuore di questo “organismo pulsante”, che vive solo se ci sono politiche industriali adeguate a sostenerlo e il coraggio giusto per compierle. Oltre 5 milioni di lavoratori producono fianco a fianco, ogni giorno, in 152mila imprese sparse sul territorio nazionale. Fare impresa vuol dire anche dar voce alle persone che lavorano, a partire da quelle più giovani. Secondo Fausto Bianchi, presidente nazionale Piccola Industria di Confindustria:
“Le piccole e medie imprese hanno sempre saputo trasformare creatività, competenze e relazioni in valore economico e sociale. Per questo è fondamentale rafforzare l’ecosistema che sostiene l’iniziativa imprenditoriale, creando opportunità per le nuove generazioni e favorendo la diffusione dell’innovazione per la crescita del tessuto produttivo”.
Un pensiero che è racchiuso nel titolo dell’evento, spiega Anghileri:
“Abbiamo scelto il titolo ‘People’ perché per noi non è uno slogan. È il modo in cui viviamo le nostre aziende ogni giorno. Dove i giovani non aspettano in panchina, sono in campo, sono la forza che muove”, spiega Anghileri, “Un Paese che lascia andare queste persone sta perdendo la cosa più preziosa che ha. Noi non glielo lasceremo fare in silenzio”.

Il 55° Convegno nazionale di Rapallo, quest’anno a tema “People”
Fare impresa, il timore delle nuove generazioni europee
È al mondo degli imprenditori, imprenditrici, istituzioni, politica e università che i Giovani Imprenditori si rivolgono con un loro “manifesto” condiviso. Oggi un Paese che non cambia, che non si riforma, non può bastare per 152mila imprese. Serve perciò fiducia, a partire dall’Europa. Per Maria Anghileri:
“Il 61% dei giovani europei è ottimista sul futuro dell’Europa, ma sono preoccupati dalla mancanza di lavoro di qualità, da un welfare costruito per le generazioni precedenti e non per loro. Meritano un’Unione che dia risposte anche con strumenti di debito comune per investire in difesa, intelligenza artificiale e transizione energetica. Avere un mercato unico dell’energia, e infrastrutture europee per collegarlo, per esempio, ci renderebbe più autonomi a beneficio dei milioni di posti di lavoro garantiti dalle filiere industriali”.
Tra questi propositi, si inserisce il nuovo assetto G2, con una strategia politica ed economica precisa.
“È tempo di passare da un’Unione di consumatori indifesi a una potenza politica e industriale integrata. Solo così i 450 milioni di cittadini e i 26 milioni di imprese europee diventano un ‘asso’ da giocare al tavolo della competizione globale”.

Maria Anghileri, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, durante l’evento di Rapallo
I talenti come “terre rare” per le imprese
La scelta di chiamare il Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria “People” non è casuale. Sono le persone, le loro competenze e talenti, a rivelare il potenziale di un’azienda. Queste capacità devono però essere coltivate e custodite.
“Le persone sono le terre rare di questo mondo. Non si comprano sui mercati. Si formano in decenni ma si perdono in un momento”.
Per prosperare allora, l’Italia ha bisogno di personale giovane e altamente formato, digitalizzato, specializzato in materie umanistiche e Stem. In una parola: abbiamo bisogno di innovatori e innovatrici. Ma, soprattutto, c’è bisogno di incoraggiare chi non lavora, aiutando a ritrovare fiducia nel Paese, in quelle possibilità che non sono state colte. Oggi infatti si contano in Italia 4 milioni di donne e giovani inattivi da riportare al lavoro. Per Bianchi, insistere su questi temi è fondamentale:
“Per le Pmi questa è una priorità strategica. La competitività non si costruisce solo con nuovi impianti o nuove tecnologie, ma valorizzando talenti, competenze e capacità imprenditoriali. L’intelligenza artificiale e il digitale rappresentano strumenti straordinari, ma il loro valore dipende dalla qualità delle persone che li utilizzano”.

Il presidente nazionale di Piccola Industria di Confindustria, Fausto Bianchi, a Rapallo.
È una rivoluzione culturale che deve ripartire però a monte, per Anghileri:
“Dagli imprenditori che vogliono investire in ricerca e innovazione, dalle startup da far entrare nelle filiere mature, per trasformarle da dentro. Queste persone e queste imprese esistono, ma sono ancora troppo poche. Il nostro obiettivo è raddoppiarne il numero”.
Indice futuro: misurare la crescita della filiera
C’è ancora molto da fare per le nuove generazioni, a guida delle “imprese del futuro”. Negli ultimi anni però i Giovani Imprenditori si sono mossi fornendo degli strumenti che possano aiutare.
Nel 2025 è stata ottenuta per esempio la Valutazione di Impatto Generazionale, uno strumento atteso dai Giovani Imprenditori, anche se ancora non operativo. Introdotta con la Legge n. 167/2025, la procedura permette di misurare gli effetti sociali ed economici che i nuovi provvedimenti legislativi hanno sulle giovani generazioni e sulla tutela dell’equità intergenerazionale. Un traguardo significativo, ma non è sufficiente secondo Anghileri.
“Voglio essere onesta. Per un Paese fermo non basta valutare l’impatto dei provvedimenti futuri. (…) È dentro i conti dello Stato per capire quanto futuro c’è, oggi, in Italia. Nel 2024, su oltre 1.100 miliardi di spesa pubblica, solo 99 miliardi sono stati destinati a istruzione, ricerca e sviluppo, al sostegno delle giovani famiglie e alla natalità. In tutto, 132 miliardi. Dall’altra parte, quasi 400 miliardi sono stati assorbiti dalla spesa previdenziale e assistenziale. È sacrosanto prendersi cura dei più fragili e garantire un riposo equo a chi ha lavorato tutta la vita. Ma siamo davvero sicuri che le storture del sistema non possano essere riequilibrate? È possibile che in questo Paese nessuno si occupi di spending review?”.
Alle domande, seguono proposte concrete. Tra queste, i Giovani Imprenditori avanzano l’istituzione di un Indice Futuro: uno strumento pubblico, stabile nelle metriche e aggiornato ogni anno, che misuri non quanto investiamo, ma quali effetti producono le risorse, gli incentivi, le norme che destiniamo a natalità, istruzione, innovazione e giovani.
Istruzione e partecipazione come leva per la competitività
La formazione delle nuove generazioni è stato un altro tema cruciale a Rapallo. Oggi solo il 31% dei giovani italiani sono laureati, contro il 71% della Corea del Sud. Anche sul fronte della ricerca, l’Italia oggi trasforma in brevetti solo il 3% delle pubblicazioni scientifiche rispetto al 14% della Germania.
Le nuove generazioni devono avere la possibilità di poter crescere, formarsi, esprimersi e sperimentare.
Vale per l’istruzione, così come per la rappresentanza politica. Un tema che per la presidente Anghileri non è più rimandabile:
“Oggi ci sono 5 milioni di fuorisede per motivi di studio, lavoro o salute a cui non è garantito il diritto di voto perché lo Stato non si organizza per renderlo possibile. In Italia il voto a distanza continua a essere un’eccezione, mentre altrove è la normalità. Basta rimandare.”
Fare impresa “nonostante tutto” in Italia
Le giovani imprese italiane partono svantaggiate. Tassazione, burocrazia e incertezza delle regole sono enormemente più pesanti in Italia rispetto ai competitor europei. Nonostante tutto continuiamo a fare impresa in Italia. Ma farcela “nonostante tutto” ha delle conseguenze sistemiche sui giovani e sulle imprese.
“La prima è che tanti non ce la fanno proprio. Già solo il costo dell’energia rischia di buttarci fuori mercato”
Ed è qui che accelerare su nucleare, rinnovabili e concessioni delle autorizzazioni è una scelta prioritaria per il Paese.
“Ci sono poi le nuove imprese che non nascono più e quelle manifatturiere che sono solo il 13% del totale delle startup innovative. La seconda conseguenza è che stiamo esportando i nostri imprenditori, insieme alle merci”.
In questo scenario, l’Unione europea sta lavorando a uno strumento per fermare questa emorragia. Si chiama 28° Regime, consentirà la creazione di un nuovo tipo di società europea, la EU-Inc., riconosciuta in tutti i Paesi dell’Unione. Si potrà fondare in 48 ore, online, con meno di 100 euro e senza capitale minimo obbligatorio. Durante l’evento, Anghileri ha affermato che:
“Il 28° Regime va sostenuto e non annacquato in sede di discussione europea, perché semplificare la vita delle imprese è oggi una necessità più che una scelta”.
Salari under 35: fino a 1.000 euro in più il primo mese di lavoro
Un tempo “generazione 1.000 euro”, oggi i giovani vedono stipendi e salari ancora più a ribasso. Vale per chi lavora in un’impresa, così come per chi ne è a capo. Cambiano i tempi, ma il tema di un “salario giusto” resta presente nelle agende dei Giovani Imprenditori di Confindustria, per creare ambiente di lavoro quanto più meritocratico possibile.
“La nostra generazione di imprenditori è particolarmente sensibile al tema e stiamo facendo ogni sforzo possibile per arrivarci. Resta il fatto che dalle spalle delle piccole, medie e grandi imprese va tolto il peso delle inefficienze di sistema – fisco, burocrazia e costo dell’energia – affinché liberino spazio per aumentare ancora gli investimenti, l’innovazione, la produttività e quindi i salari. Per un giovane laureato italiano la retribuzione è particolarmente bassa nei servizi, negli studi professionali, nelle pubbliche amministrazioni”.
Alcune politiche fiscali, poi, sembrano incoraggiare più che le nuove imprese, chi già si trova sui mercati, spesso altamente competitivi, dimenticando le nuove generazioni di imprenditori e imprenditrici.
“Abbiamo una legge che offre ai pensionati esteri che si trasferiscono nel Sud Italia una flat tax al 7% per dieci anni. Non facciamo niente per trattenere qui i giovani talenti che abbiamo formato con i soldi di tutti. A chi torna con la pensione diciamo: pagate il 7%. Ai giovani che vogliono restare: fatevi carico delle tasse di tutti”.
La proposta dei Giovani Imprenditori è allora garantire fino a mille euro in più al mese nel primo anno di lavoro per un under 35. Il meccanismo è un’esenzione Irpef decrescente su cinque anni, fino a 50mila euro di reddito: dal 100% nel primo anno al 20% nel quinto.
“Cinque anni perché è una partenza per la carriera, per avviare i progetti di vita. Serve a dare un innesco, non a sostituire le riforme strutturali che questo Paese deve fare per i giovani”.
Giovani Imprenditori, gli interventi a sostegno delle nuove generazioni
Due sono le proposte che i Giovani Imprenditori avanzano a sostegno delle nuove generazioni di imprenditori e imprenditrici che vogliono costruire il loro futuro, e le loro imprese, in Italia.
La prima si chiama Borsa per l’imprenditorialità. È un sostegno ispirato alle borse di dottorato, il cui unico fine sia la nascita di una nuova impresa innovativa. In Germania esiste, in Finlandia anche, in Italia no. Come spiega la presidente dei Giovani Imprenditori:
“Sarebbe finanziabile con risorse europee già disponibili. Tra i 1.500 e 2.500 euro al mese per nove o dodici mesi, gestita attraverso incubatori certificati, condizionata a milestone verificabili. Il messaggio che darebbe ai giovani è chiaro. La famiglia da cui vieni è una rete di sicurezza, non la condizione che determina quale pulsante spingi per far partire l’ascensore sociale”.
La seconda si chiama Portale Unico. Si tratta di un’unica interfaccia digitale che integri in un solo punto l’avvio d’impresa, l’accesso agli incentivi e le garanzie. Uno sportello operativo dove temporary manager accompagnino il giovane nel navigare la burocrazia e la gestione d’impresa. Per Bianchi:
“Dalle tesi presentate emerge con forza una convinzione che condividiamo: per tornare a crescere occorre investire sulle persone. Servono più risorse per formazione, istruzione, ricerca e innovazione, ma soprattutto serve creare le condizioni affinché i giovani possano costruire il proprio futuro in Italia e nelle nostre imprese”.


