
Dietro ogni libro da sfogliare al Salone Internazionale del Libro di Torino, c’è un’impresa editoriale da raccontare. In questo settore l’offerta italiana si attesta oggi a oltre 80mila titoli l’anno, di cui circa 14.000 sono self publishing. La pluralità nella produzione è una ricchezza, ma anche una sfida per tutte le imprese dell’editoria che, soprattutto se piccole, faticano oggi a ottenere per ogni titolo pubblicato la visibilità che merita.
Lo sanno bene tutte quelle realtà che dal 14 al 18 maggio si trovano a Torino, dove in questi giorni si tiene la XXXVIII del Salone Internazionale del Libro. È l’evento più atteso per tutto l’ecosistema editoriale che, tra case editrici e self publisher, corrisponde solo in Piemonte al 10% della produzione libraria nazionale.

In questa fetta si contano ben 3.014 sedi d’impresa, ma da Nord a Sud lo scenario editoriale affronta gli stessi processi e criticità: il cambiamento nelle abitudini di lettura; l’ibridazione dovuta alla crossmedialità, che influenza le strategie editoriali; il processo di internazionalizzazione e l’export; l’avvento dell’Ai, che minaccia l’industria culturale producendo un “sapere fragile”; la scarsità degli aiuti diretti al settore e, non ultima, la “pirateria editoriale”.
Un fenomeno da contrastare promuovendo una vera e propria “cultura” sul diritto d’autore, per tutelare il lavoro di autori, autrici e soprattutto delle tante imprese che danno loro voce, investendo sul talento.
Le nuove generazioni salveranno l’editoria
La notizia positiva è che in Italia cresce il numero di chi legge. Calano però l’attenzione e la frequenza. A trainare il settore editoriale nel Paese sono soprattutto le nuove generazioni. “La fascia di popolazione under 30 ha gli indici di lettura più alti”, spiega Innocenzo Cipolletta, presidente di Aie (Associazione italiana editori), “buona parte della crescita del mercato negli ultimi anni è stata trainata da generi quali il romance, il fantasy, il manga, che sono più diffusi nelle nuove generazioni”.
GenZ e Gen Alpha si rifugiano così nella lettura, nonostante le serie tv dominino la loro quotidianità. Il fenomeno delle serie tv che nascono dai libri è di vecchia data, ma negli ultimi anni ha avuto una fortissima crescita e ha permesso alle case editrici di aumentare le vendite. “Una ricerca di Netflix presentata al Salone di Torino ci dice che le vendite di un titolo che ha ispirato una serie tv possono crescere fino al 200% in più dopo la messa in onda della serie”, precisa Cipolletta. Serie tv e libri perciò non sono in competizione, anzi.
Il diritto d’autore nell’era dell’Ai e della pirateria
Se proprio dobbiamo rintracciare un’insidia nell’editoria italiana, si può dire sia la pirateria editoriale, su cui Aie interviene con un approccio mirato. “La pirateria oggi si mangia il 30% del mercato dei libri”, interviene il presidente dell’Associazione nazionale editori. È una stima di Ipsos, prudenziale, spiega il portavoce di categoria, che non tiene conto del peso dei riassunti generati con l’Ia. Questo è un altro terreno rischioso per l’editoria, ma anche molto utile nei processi produttivi. “C’è un tema di repressione del fenomeno della pirateria, la collaborazione con le istituzioni e le forze dell’ordine è molto positiva in questo campo e sta portando a buoni risultati”, prosegue Cipolletta, precisando che “c’è un problema culturale. Non è ancora percepita correttamente l’importanza del diritto d’autore, che è la colonna senza la quale crolla l’intero sistema dell’industria culturale”.
Così come c’è una percezione superficiale sul contributo che l’Ai offre al settore editoriale. “Tre editori di libri su quattro oggi in Italia utilizzano strumenti di intelligenza artificiale”. Per esempio, “l’Ia viene utilizzata per generare i testi per la promozione commerciale; per i metadati, che consentono la classificazione dei testi in modo che possano essere trovati facilmente sui database digitali. E ancora, per le illustrazioni, il supporto all’editing, alla correzione di bozze e molto altro”.
Tutela e competitività nel mercato editoriale: l’oligopolio delle BigTech
Da un lato risorsa per migliorare la produttività, dall’altro l’Ia è “anche uno strumento che può danneggiare la filiera se non disciplinata in maniera chiara e corretta. Il diritto di editori e autori a decidere sull’utilizzo dei materiali coperti da diritto d’autore per l’alimentazione delle Ia. L’Europa, in questo senso, è all’avanguardia nel definire standard che devono essere rispettati da tutte le Big Tech. Come Aie e come Fep, la federazione degli editori europei, lavoriamo perché i principi sanciti dall’Ue siano messi in pratica”. Il libro, il diritto d’autore, il sapere certificato, il controllo delle fonti devono tornare al centro dell’industria culturale, anche attraverso un uso più consapevole delle Ia e l’applicazione di una normativa standard per disciplinarla.

Oggi in Italia tre editori/editrici di libri su quattro utilizzano strumenti di intelligenza artificiale: una rivoluzione culturale che necessita una governance con policy specifiche per tutelare il settore e chi lo anima.
Editoria, Ai e imprese: strategie per l’internazionalizzazione
Farsi conoscere è già molto complicato nella miriade di titoli, case editrici, fiere ed eventi che costituiscono l’editoria italiana. Farlo all’estero ancora di più. Ciononostante, dal 2001 a oggi sono quintuplicati i titoli italiani venduti all’estero ogni anno. Come emerso dal Rapporto sullo stato dell’editoria del 2025, l’internalizzazione dei titoli e autori/autrici italian* è in crescita del 8% rispetto al 2024. “Siamo forti soprattutto sui mercati di lingua spagnola e, a livello di generi, siamo tra i leader mondiali nei libri per l’infanzia. Questa crescita viene da un lavoro di lungo periodo che le istituzioni, accanto ad Aie, svolgono accanto a editori ed editrici per favorire la loro internazionalizzazione. A fine novembre, per esempio, l’Italia sarà ospite d’onore a Guadalajara, in Messico, la Fiera più importante del mondo per la vendita di libri a editori di lingua spagnola”.
Voltare pagina per innovare: sostegni al settore
Tra passato e presente, l’editoria è un settore a forte tasso di innovazione. Per il presidente di Aie, “Gli investimenti per restare al passo con la rivoluzione Ia sono ingenti e la piccola editoria dev’essere accompagnata in questo percorso, così come dev’essere accompagnata nel processo di internazionalizzazione”. Nello specifico, “le istituzioni, con la collaborazione di Aie, fanno molto per l’internazionalizzazione dei piccoli editori ed editrici, attraverso i rights centre, la partecipazione alle Fiere all’estero, i bandi per le traduzioni”.

Le risorse in questo processo, sono fondamentali per sostenere la crescita. “L’editoria di libri in Italia beneficia di pochissimi aiuti diretti”, spiega Cipolletta, “ma esistono incentivi sul lato della domanda che stanno funzionando bene. Il bonus biblioteche, ad esempio, che ha trainato il mercato italiano in questa prima parte del 2026. Nel 2027, inoltre, esordisce il Bonus Valore Cultura per ogni ragazzo e ragazza che si diploma entro i 19 anni”. Qualcosa si sta muovendo anche sul lato dell’offerta. “Ad esempio con il Voucher per il sostegno della piccola editoria, che sostiene le imprese più piccole nel processo di internazionalizzazione e modernizzazione. Poi”, prosegue, “ci sono i bandi per le traduzioni del Ministero degli Esteri e del Centro per il libro, oltre alle misure varate da ogni Regione a supporto delle imprese che insistono sul loro territorio”. È uno scenario composito, ma che ha comunque al centro un tessuto imprenditoriale sano, forte, che certamente dev’essere accompagnato. Ma che, allo stesso tempo, non vive di soli sussidi.


