
L’instabilità economica provocata dallo shock di Hormuz si abbatte sulle imprese del “Quadrilatero” di Assolombarda. Un clima di incertezza che impatta su un territorio che tra Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia genera una quota significativa del valore aggiunto italiano, per 304 miliardi di euro: il 13,6% del Pil italiano.
“La geopolitica è entrata direttamente nell’economia reale, ridimensionando le prospettive di crescita dell’economia globale. Per esempio, il Pil del Quadrilatero di Assolombarda ora è atteso al +1,0%, contro il +1,6% di gennaio”, ha spiegato il presidente di Assolombarda, Alvise Biffi, in occasione della XXVIII edizione di Futuro Direzione Nord, la rassegna di convegni istituzionali promossa dalla Fondazione Stelline di Milano dal titolo “Prospettive in bilico” in corso presso Assolombarda. “La geopolitica è anche entrata nei conti economici delle imprese, ridimensionando le prospettive di crescita dell’economia globale”.
Imprese lombarde: interscambi col Medio Oriente per 5,3 mld
Lo shock energetico ha influenzato soprattutto le imprese lombarde. “Nel 2025 l’interscambio tra le imprese del territorio di Assolombarda e i Paesi del Medio Oriente è arrivato a 5,3 miliardi di euro, pari al 2,6% del totale”.
Il vero tema sono gli effetti indiretti che il corto circuito nell’aprovvigionamento energetico avrà sulle Pmi. “Dallo stretto di Hormuz passa circa un quinto del commercio globale di petrolio e gas, di conseguenza la sua chiusura ha generato un vero e proprio shock energetico con importanti ricadute sui prezzi di petrolio e gas“.
Energia, Biffi: “L’Italia è il Paese che paga di più l’energia”
Per le imprese lo scenario odierno è complicato, significa che “programmare è sempre più complicato e le imprese hanno bisogno di fare investimenti di lungo periodo. Questo vale soprattutto per un tessuto economico come il nostro, fatto per il 95% da Pmi e fortemente integrato in filiere“, ha aggiunto Biffi.
Difficoltà che riguardano soprattutto l’approvvigionamento energetico. Secondo il presidente di Assolombarda “paghiamo l’energia molto più degli altri: il Pun medio di aprile in Italia è stato di 117 /MWh, in Germania è circa la metà. E questo succede perché dipendiamo per circa il 40% del gas“.
Basti pensare che il prezzo del petrolio Brent è cresciuto del 48% (oggi sopra i 100 dollari al barile). Il gas europeo è salito del +39% (oggi a circa 45 euro al MWh). “Non parliamo solo di energia, ma anche di materie prime come urea (+53%), metanolo (+47%), alluminio (+19%), polietilene e
polipropilene (tra 30% e 40%)”, aggiunge il presidente di Assolombarda.
La “formula” per scongiurare lo shock energetico delle imprese lombarde
Per Biffi le aziende hanno bisogno “di tre cose molto concrete: energia competitiva, accesso ai mercati e capacità di innovare“.
Servono quindi “scelte chiare” per Assolombarda, nuove strategie per la crescita per un cambio di passo. Tra queste, “accelerare le autorizzazioni, sviluppare le aree idonee e aprire senza pregiudizi al tema del nucleare di nuova generazione”, ha concluso Biffi.

