
Dalla dipendenza dalle materie prime critiche alla frammentazione geopolitica, le catene globali del valore stanno entrando in una nuova fase. Per la manifattura italiana, la resilienza delle supply chain diventa un fattore strategico di competitività e crescita.
Imprese e supply chain: come è cambiata la globalizzazione
La globalizzazione non è finita, ma è cambiata profondamente. Per oltre trent’anni le imprese hanno costruito le proprie catene di fornitura sulla massimizzazione dell’efficienza: costi più bassi, fornitori concentrati, produzione distribuita su scala globale. Oggi quello schema non basta più. La pandemia, le tensioni geopolitiche, la crisi energetica, la nuova stagione di protezionismo commerciale e la moltiplicazione dei fronti di crisi hanno trasformato le supply chain da leva di competitività a possibile fattore di vulnerabilità.
Manifattura italiana e global value chain: la dipendenza delle imprese
Per le imprese italiane, soprattutto manifatturiere, la questione non è teorica. Il 37% della produzione manifatturiera italiana è attivato dalla partecipazione alle Global Value Chain, una quota vicina a quella tedesca e tra le più alte in Europa. Questo significa che la competitività della nostra industria dipende sempre più dalla capacità di presidiare nodi produttivi, logistici e tecnologici distribuiti lungo filiere internazionali. Il punto centrale è che le interdipendenze economiche non sono più percepite solo come un’opportunità, ma anche come un rischio strategico. Le materie prime critiche rappresentano il caso più evidente.
Supply chain e materie prime critiche: il rischio per le imprese
L’Europa resta fortemente dipendente da fornitori extra-Ue per materiali essenziali alla transizione energetica e digitale, mentre la Cina concentra circa metà delle importazioni critiche europee. In parallelo, l’aumento delle tensioni commerciali e geopolitiche sta ridefinendo gli equilibri industriali globali: cresce il ricorso a dazi, restrizioni all’export e politiche industriali nazionali orientate alla sicurezza economica più.
De-risking delle supply chain: cosa cambia per le pmi
Non siamo però davanti a una “deglobalizzazione”. Piuttosto, stiamo entrando in una nuova fase di “de-risking”: le imprese e i governi cercano di ridurre le dipendenze più critiche senza rinunciare ai vantaggi dell’integrazione internazionale. È qui che emerge il tema della resilienza delle supply chain. Per le Pmi italiane il cambio di paradigma è particolarmente rilevante.
Pmi italiane e supply chain: dalla subfornitura alla resilienza
Per anni molte imprese si sono collocate nelle filiere globali come fornitori altamente specializzati, ma spesso poco coinvolti nella governance strategica della catena del valore. Oggi questo modello mostra tutti i suoi limiti. Governare le filiere significa invece conoscere i rischi a monte, diversificare gli approvvigionamenti, presidiare le relazioni industriali e investire nella capacità di adattamento.
Manifattura e supply chain: i settori più esposti ai rischi
I dati del progetto Cascade1 mostrano che l’Italia presenta dipendenze critiche soprattutto nei prodotti energetici, nei semilavorati metallurgici e nei segmenti tecnologicamente più avanzati. I settori più esposti sono quelli destinati a guidare la trasformazione industriale dei prossimi anni: aerospace e difesa, elettronica, automotive, automazione industriale e rinnovabili. Non è un caso che proprio le terre rare, fondamentali per magneti permanenti, motori elettrici e componentistica avanzata, siano considerate il materiale con il più elevato profilo di vulnerabilità sistemica (Figura 1).


Imprese manifatturiere e terre rare: il rischio per la produzione
Per un’impresa dell’aerospazio o della meccanica avanzata, il rischio non riguarda solo il prezzo delle materie prime. Riguarda la continuità produttiva, la capacità di rispettare tempi di consegna, la possibilità stessa di mantenere clienti strategici. Lo stesso vale per l’elettronica e l’automotive, dove la concentrazione geografica di componenti e materiali espone le imprese a shock improvvisi lungo tutta la catena del valore. La resilienza, quindi, non coincide con l’autarchia. Nessuna economia avanzata può realisticamente “riportare tutto a casa”. Il punto è costruire supply chain più robuste, diversificate e tecnologicamente presidiate. Questo implica alcune scelte precise anche per le pmi.
Perché diversificare i fornitori
La prima riguarda la diversificazione dei fornitori. Non basta più avere un unico canale di approvvigionamento efficiente: servono reti più ampie, partnership stabili e una maggiore capacità di monitorare i rischi geopolitici e logistici. La seconda riguarda la dimensione tecnologica. Riciclo, economia circolare e sostituzione dei materiali non sono più soltanto temi ambientali, ma strumenti industriali di mitigazione del rischio. Nel caso delle terre rare, per esempio, le iniziative di riciclo sono percepite dagli operatori come una delle poche leve capaci di migliorare contemporaneamente sostenibilità e sicurezza degli approvvigionamenti.
Terre rare: il progetto industriale di Ceccano
Emblematico, in questo senso, il progetto strategico avviato a Ceccano, nel Lazio, per il recupero di terre rare da magneti permanenti provenienti da prodotti a fine vita. L’impianto, creato grazie alla collaborazione tra imprese e università e basato su tecnologia sviluppata in Italia, rappresenta una best practice industriale europea: dimostra che costruire capacità interna di recupero e raffinazione è possibile. Rappresenta però anche un monito. Senza investimenti su scala più ampia e senza una filiera europea della raffinazione, il rischio è continuare a dipendere dall’Asia anche dopo aver recuperato le materie prime sul territorio europeo.
La nuova governance delle filiere
La terza riguarda la governance della filiera. Le imprese più resilienti saranno quelle capaci di passare da una logica di semplice subfornitura a una di co-development, integrazione verticale e collaborazione strategica. Esperienze già presenti nel settore aerospace mostrano come il rafforzamento delle relazioni tra grandi gruppi e fornitori possa aumentare la stabilità delle forniture e accelerare gli investimenti lungo la catena produttiva.
Accanto alle imprese, però, serve una politica industriale europea più forte e coordinata. Non è un caso che, nel progetto Cascade, le azioni di policy coordinate a livello Ue emergano sistematicamente come le misure di mitigazione più efficaci rispetto ai rischi di approvvigionamento delle materie prime critiche.
Critical Raw Materials Act: le sfide per le imprese
Il Critical Raw Materials Act del 2024 rappresenta un passo avanti importante, ma non sufficiente. La gestione delle dipendenze strategiche richiede acquisti comuni europei, sostegno agli investimenti industriali, sviluppo della capacità di raffinazione interna e accelerazione dei progetti strategici.
Per la manifattura italiana la sfida è già iniziata. In uno scenario di policrisi permanente, la competitività non dipenderà soltanto dalla qualità del prodotto o dal costo del lavoro. Dipenderà sempre di più dalla capacità delle imprese di presidiare gli snodi strategici delle filiere globali. Perché nella nuova economia delle supply chain la resilienza non è un costo aggiuntivo: è una condizione della crescita.

