
Il 2026 è l’anno decisivo per completare il Pnrr. Dopo le revisioni approvate nel 2025 e nei primi mesi del 2026, il Piano è entrato nella fase conclusiva, in cui si concentrano chiusura amministrativa, completamento degli interventi ancora in corso e rendicontazione finale alla Commissione europea.
La pressione attuativa è elevata: entro il 31 agosto devono essere completate le misure collegate ai 159 traguardi e obiettivi della decima rata, pari a 28,4 miliardi di euro; entro il 30 settembre deve essere presentata la richiesta formale di pagamento; entro il 30 novembre la Commissione valuterà le richieste conclusive; entro il 31 dicembre dovrà avvenire l’ultima erogazione europea.
Pnrr: a che punto è l’Italia?
L’Italia si colloca tra i paesi europei con il maggiore avanzamento formale del Piano. Al 29 aprile 2026 risultano raggiunti 416 traguardi e obiettivi su 575, pari a oltre il 72% del totale, e con il pagamento della nona rata le risorse incassate salirebbero a 166 miliardi, oltre l’85% della dotazione complessiva di 194,4 miliardi.
La Tabella 1 sintetizza le principali informazioni. Il confronto europeo rafforza questa valutazione: gli altri principali paesi beneficiari con dotazione superiore a 5 miliardi hanno raggiunto in media il 50% dei traguardi e obiettivi e incassato il 53% delle risorse (Grafico 1). Il posizionamento italiano è quindi relativamente favorevole, anche se il confronto misura soprattutto lo stato formale di avanzamento e non consente ancora di valutare pienamente gli effetti economici e sociali prodotti dagli interventi.

Pnrr: rapporto tra condizioni raggiunte e risorse ricevute
La spesa Pnrr continua a consolidarsi. Lo stato di avanzamento finanziario del Piano è elevato: le procedure attivate riguardano 191 miliardi (98% della dotazione di 194,4); gli impegni finanziari raggiungono 174,5 miliardi (90%), a cui si dovranno ragionevolmente sommare 12 miliardi, su 23,8 totali, appartenenti a misure incluse in strumenti finanziari dedicati (c.d. facilities) che ad oggi non risultano ancora impegnati.
La spesa sostenuta risulta pari a 113,5 miliardi su Regis al 19 aprile 2026 (58%), di cui circa 9 miliardi da inizio anno. I dati sulla spesa sostenuta sono in crescita, ma devono essere letti con cautela, perché il monitoraggio risente ancora di ritardi e disallineamenti nei caricamenti amministrativi, anche per l’esistenza di piattaforme non pienamente integrate con Regis.
Italia ed europea: la spesa a confronto
Tra l’altro, dal confronto internazionale emerge che a livello di spesa sostenuta, l’Italia sia in linea con gli altri paesi europei (Grafico 2). Con una spesa effettuata pari al 54% circa del totale del piano (corrispondente a 109,7 miliardi su 194,4 complessivi), l’Italia si colloca in una fascia mediana rispetto agli altri Stati membri, sostanzialmente allineata alla media europea. Tra i grandi paesi beneficiari, la Spagna (45,1 miliardi, circa il 43% del piano) e la Polonia (14,3 miliardi, circa il 26%) mostrano percentuali di spesa effettuata inferiori a quella italiana, mentre la Francia, quarto paese per dotazione Pnrr (40,3 miliardi), mostra il più elevato tasso di spesa (97%).

Confronto spesa effettuata tra il 2020 e 2025
All’opposto, alcuni paesi con dotazioni più ridotte, come le Paesi Bassi o Danimarca, registrano percentuali di spesa effettuata superiori all’80-90%, beneficiando verosimilmente di piani meno articolati. Nel complesso, il quadro comparativo suggerisce che le difficoltà nell’accelerare la spesa non siano una peculiarità italiana, ma riflettano una sfida comune a tutti i principali beneficiari del dispositivo europeo.
Gli investimenti Pnrr restano un sostegno centrale alla crescita italiana nel 2026. Le stime di CSC su ottobre indicavano circa 35 miliardi di spesa Pnrr nell’anno, un importo rilevante in una fase in cui lo scenario macroeconomico appare più fragile e altri canali di domanda risultano meno robusti.
La funzione del Piano come driver della crescita dipende però dalla capacità di trasformare impegni e procedure in spesa effettiva e opere realizzate. Il punto non è soltanto l’erogazione europea delle rate, ma la trasmissione degli investimenti all’economia reale, soprattutto nei comparti legati a costruzioni, beni strumentali, infrastrutture, digitalizzazione e servizi pubblici.
Pnrr e criticità: dove intervenire?
Le criticità attuative riguardano la realizzazione degli interventi più complessi, la qualità del monitoraggio e il rischio di concentrazione delle verifiche finali. La Commissione europea ha rafforzato il monitoraggio in corso d’opera, richiedendo valutazioni anticipate sullo stato di avanzamento dei singoli traguardi e obiettivi, proprio per evitare un eccessivo accumulo di controlli nella parte finale del 2026.
Questa scelta è coerente con la natura del Pnrr, che è un programma performance-based: le rate dipendono dal raggiungimento di traguardi e obiettivi, mentre in caso di un loro mancato conseguimento, le risorse già erogate non dovranno essere restituite. Soltanto l’erogazione della rata di riferimento può essere sospesa o ridotta in misura proporzionata agli obiettivi non raggiunti. Per questo la decima rata è quindi un passaggio delicato, perché combina importo elevato, numerosità degli obiettivi e complessità operativa degli interventi.
Il confronto tra avanzamento formale e avanzamento sostanziale resta il nodo centrale della valutazione. Il conseguimento di traguardi e obiettivi è una condizione necessaria per l’erogazione delle risorse, ma non è sufficiente per misurare l’impatto del Piano. Molti obiettivi sono costruiti su indicatori di output, come opere completate, procedure avviate o servizi attivati, mentre è più difficile misurare outcome e impatti, cioè effetti su produttività, qualità dei servizi pubblici, divari territoriali, crescita potenziale e capacità amministrativa.
I progetti realizzati, gli effetti strutturali
A titolo esemplificativo, se sono stati investiti 50 milioni di euro (input) per realizzare 100 km di piste ciclabili (output), l’intervento può considerarsi concluso; tuttavia, se tali infrastrutture non vengono poi utilizzate, il beneficio generato (outcome) resta nullo o molto limitato. In questo senso, il raggiungimento degli obiettivi fisici non si traduce necessariamente in un miglioramento economico o sociale significativo.
La valutazione finale dovrà quindi andare oltre il numero di target raggiunti e verificare se gli interventi realizzati producono benefici duraturi. Le prime indicazioni sugli effetti strutturali sono positive. Queste suggeriscono una possibile riduzione delle tempistiche di attuazione di progetti e investimenti riconducibile all’impatto delle riforme del Pnrr, sebbene si tratti in larga parte di indicazioni ancora preliminari e non sistematiche. Analisi condotte da Cdp evidenziano inoltre che i progetti Pnrr presentano una probabilità inferiore del 12,6% di registrare ritardi rispetto agli interventi ordinari. Evidenze campionarie del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti segnalano una riduzione significativa dei tempi di realizzazione delle opere, che per interventi inferiori ai 50 milioni di euro passano da 8-11 anni a circa 5-6 anni, accompagnata da un incremento della produttività delle imprese coinvolte, soprattutto di dimensione medio-grande.
Ulteriori indicazioni provengono dall’esperienza della Zes Unica, che ha consentito il rilascio delle autorizzazioni in tempi medi dimezzati, da circa 60-70 giorni a 30-35 giorni, con oltre mille autorizzazioni già rilasciate. Questi risultati suggeriscono un miglioramento dell’efficienza amministrativa, ma non costituiscono ancora una valutazione sistematica e comparabile degli effetti del Piano.
L’eredità del Pnrr
L’eredità del Pnrr dipenderà dalla permanenza delle capacità amministrative e operative create durante l’attuazione. Il Piano ha imposto tempi certi, monitoraggio continuo, responsabilizzazione delle amministrazioni e collegamento tra risultati e risorse. Se queste pratiche resteranno incorporate nei processi ordinari, il Pnrr potrà lasciare un’eredità positiva oltre la scadenza del 2026. Se invece torneranno frammentazione amministrativa, lentezza procedurale e debole valutazione degli impatti, il rischio è che una parte dell’effetto del Piano resti temporanea.
È qui che si giocherà la valutazione sostanziale del Piano, cioè la sua capacità di produrre risultati duraturi per l’Italia, rispetto ai principali obiettivi che si poneva, vale a dire di ricucire i divari (territoriali, di genere e generazionali) esistenti e aumentare il potenziale di crescita del Paese che stenta ad aumentare.

Traguardi e obiettivi Pnrr

