
Oltre 500 partecipanti, sette panel tematici, più di quaranta relatori tra rappresentanti delle istituzioni, imprese, associazioni ed esperti del settore. Con il supporto di Audi come main partner, la prima edizione degli “Stati generali dei trasporti e della logistica”, promossa da Confindustria il 18 giugno presso l’Auditorium della Tecnica di Roma, ha riunito l’intera filiera per delineare una visione condivisa sul futuro della mobilità, delle infrastrutture e della logistica italiana. Al centro del confronto: investimenti, intermodalità, transizione digitale ed energetica, competitività e nuovi scenari geopolitici.
L’infrastruttura strategica del Paese
Muovere, connettere e crescere. Sono queste le priorità individuate dalla filiera dei trasporti e della logistica per rafforzare il ruolo dell’Italia nelle politiche industriali europee. Temi al centro dell’intera giornata di lavori. Così come in Europa, il comparto deve essere al centro anche dell’agenda politica del Governo. Leopoldo Destro, vicepresidente per i Trasporti, la logistica e l’industria del turismo di Confindustria ha organizzato l’evento e chiarito fin dai saluti che:
“Non siamo qui per ascoltare relazioni. Siamo qui per costruire insieme una nuova politica industriale del Paese, una politica industriale che metta trasporti, logistica, infrastrutture al centro dell’agenda nazionale, dove devono stare”.
Una politica industriale che, come chiede da tempo Confindustria, definisca una direzione di sviluppo chiara e valorizzi un settore strategico che è motore per la crescita economica.
“La logistica italiana vale circa 205 miliardi di euro, pari al 9% del Pil nazionale, occupa oltre 1,4 milioni di persone e coinvolge circa 79.000 imprese: è la terza filiera logistica europea per dimensione. Possiamo crescere dell’1% del Pil in Italia se facciamo un upgrade della nostra logistica”, ha dichiarato Destro secondo cui gli investimenti sono in tal senso linfa vitale:
“Ogni milione di euro investito nella logistica genera oltre 2 milioni di euro di produzione aggiuntiva. La Banca Mondiale stima infatti che i paesi con le migliori performance logistiche registrino fino a un punto percentuale in più e un incremento dell’interscambio commerciale del 2%”.

Leopoldo Destro, vicepresidente per i Trasporti, la logistica e l’industria del turismo di Confindustria
Investimenti e infrastrutture: la sfida europea della competitività
Questi primi Stati Generali hanno rappresentato “un atlante” del comparto e di tutte le sue realtà. Durante i 7 panel dell’evento, sono stati così esplorati tutti gli anelli della filiera, nonché gli scenari futuri che Italia ed Europa dovranno affrontare sui temi dell’intermodalità, transizione digitale ed energetica, interoperabilità, sicurezza, neutralità tecnologica, smart mobility e l’assetto dei mercati all’indomani dei nuovi equilibri geopolitici.
Sul fronte della competitività, l’Europa resta leader globale nei trasporti, ma dovrà rispondere alla crescente domanda di mobilità investendo in infrastrutture fisiche e digitali sempre più integrate. La Keynote Speech di McKinsey & Company ha evidenziato come negli ultimi 25 anni gli investimenti infrastrutturali siano cresciuti del 70% grazie anche alle risorse del Pnrr. Tuttavia, reti sempre più sature e infrastrutture in progressivo invecchiamento richiederanno ulteriori investimenti: ai 7mila miliardi di euro impiegati negli ultimi quindici anni, l’Europa dovrà aggiungerne altri 10mila nei prossimi quindici per restare competitiva. Si stimano così circa 14 mld di euro di gap tra quanto l’Italia ha speso negli ultimi 15 anni e quanto dovremmo spendere nei prossimi.
Il tutto, spiega Nicola Sandri (Senior Partner e Global Leader Settore Infrastrutture McKinsey & Company), in un Paese dove:
“Cresce il flusso di capitali privati, in particolare proveniente dall’Europa e il Nord America, ma il 50% dei risparmi europei da destinare alle infrastrutture sono gestiti comunque da fondi americani”.
Infrastrutture come catene di valore
Ciò che è emerso nella prima parte della giornata è che le infrastrutture non sono solo catene fisiche, sono una rete che trasporta valore, redistribuendolo sul territorio nazionale, connettendo le sue eccellenze, le persone e garantendo l’internazionalizzazione del Made in Italy. Investire nelle infrastrutture vuol dire investire nella produttività del Paese: tant’è che ogni euro investito in logistica restituisce in Italia 1 euro in produzione.
Le imprese del comparto chiedono innanzitutto di poter generare ricchezza per il Paese condividendo un piano di intermodalità complessivo. Una “cabina di regia” capace di interpretare l’evoluzione dello scenario logistico internazionale e di individuare i nodi strategici per i flussi di persone e merci. Vale soprattutto se guardiamo ai mercati del Mediterraneo e del Nord Africa, dove si concentrano oggi i depositi energetici strategici per l’Italia.
Dal confronto di questo convegno è infatti emersa la necessità di un passaggio dalla gomma al ferro, intesa in una logica complementare e non sostitutiva nel segno di una logistica integrata fino all’ultimo miglio. È emerso, inoltre, il bisogno di una roadmap per la transizione ecologica verso i biocarburanti, che consideri però anche i suoi limiti: ad esempio, alcune tipologie di carburanti vanno bene per l’aviation, ma non per il settore marittimo.
Rivoluzione industriale nella logistica e trasporti: da dove ripartire
Restano tuttavia alcune criticità strutturali, dalla carenza di circa 85mila autisti nel trasporto pesante alla necessità di riqualificare nuove figure professionali. A questo si aggiunge l’esigenza di una programmazione degli investimenti fondata su priorità chiare e obiettivi misurabili ma anche una visione sistemica della mobilità di persone e merci.
“Ogni città che è connessa crea competitività territoriale, che è un elemento di vantaggio per le Pmi. Perché in questo modo attraggono investimenti, favoriscono turismo, coinvolgono investitori. Concentriamoci allora non sulla scelta del mezzo, ma sulla scelta di quella tipologia di viaggio che permetta alle persone e alle merci di raggiungere i territori”, ha dichiarato Roberto Marti (vicepresidente Piccola Industria per Trasporti, logistica e infrastrutture)
In quest’ottica, è fondamentale individuare infrastrutture dedicate anche per i piccoli Comuni che dipendono dal trasporto su gomma, proponendo col trasporto pubblico delle alternative che possano alleggerire i volumi di traffico prodotti da quella modalità. Solo in questo modo è possibile far vivere e prosperare le Pmi, grazie a un sistema di connessione armonico tra i territori.
Su questi aspetti, il leader degli industriali, Emanuele Orsini, invocando misure di sostegno alla crescita dimensionale e al rafforzamento patrimoniale delle Pmi, ha sostenenuto che:
“C’è un pezzo di imprese italiane che sta soffrendo per produttività: parliamo delle piccole imprese. Dobbiamo lavorare alla prossima legge di bilancio. Credo che sia uno dei grandi problemi riuscire a mettere insieme le piccole imprese, aggregarle. È una grande via per aiutare le nostre imprese”.

Il presidente di Confinsutria, Emanuele Orsini
Il costo degli spostamenti, come affrontarli in futuro
Ogni giorno gli italiani compiono mediamente 95mln di spostamenti tra pendolari, passeggeri, autisti di camion. Milioni di spostamenti, milioni di esigenze diverse. Per rispondervi adeguatamente serve una prioritizzazione degli interventi nel settore della logistica e trasporti, che favorisca una quantificazione degli investimenti necessari e una loro programmazione mirata nel lungo periodo. In questa direzione, Leopoldo Destro, ha indicato sei priorità d’intervento.
“La prima priorità è colmare il divario infrastrutturale attraverso una programmazione stabile e investimenti adeguati. La seconda è sviluppare l’intermodalità. Strade, ferrovie, porti, aeroporti, interporti e piattaforme logistiche devono funzionare come un unico sistema integrato (l’84% dei volumi viaggia ancora su gomma rispetto ad una media europea del 75%). La terza è accelerare la digitalizzazione delle infrastrutture e dei servizi, favorendo interoperabilità dei dati, procedure digitali integrate e utilizzo delle nuove tecnologie. La quarta è perseguire una sostenibilità fondata sulla neutralità tecnologica, valorizzando tutte le soluzioni capaci di ridurre emissioni e consumi senza compromettere la competitività delle imprese. La quinta è investire nelle competenze, rafforzando la collaborazione tra imprese, Its, scuole, università e territori. Infine occorre assicurare “legalità del mondo della logistica, condizione essenziale per la competitività del Paese”.

Da sinistra: il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi; Leopoldo Destro; il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini e il leader degli industriali, Emanuele Orsini.
Un piano che, come ribadito da Orsini, deve accompagnarsi a un forte impegno europeo sul fronte degli investimenti infrastrutturali ed energetici:
“La Commissione europea stima in 845 miliardi di euro il fabbisogno per completare la rete Ten-T entro il 2040, ma ne sono stati messi sul tavolo solo ottantuno, quanto proposto nell’ambito del Connecting Europe Facility 2028-2034. Anche con la crisi dello stretto di Hormuz, ci siamo accorti di quanto importante sia la logistica, quanto abbia impattato sui costi delle imprese”, ha sottolineato Orsini ribadendo la necessità di costruire un mercato energetico europeo in grado di ridurre i costi per il sistema produttivo.
Un mercato dove sia possibile adattare i progetti di decarbonizzazione a piani industriali economicamente sostenibili:
“Sulle rinnovabili paghiamo una porzione di Ets – ha concluso Orsini -. Ma se non si emette, perché devono pagare la tassa? Su questi temi, gli imprenditori vanno via. E quando vanno via, poi qualcuno deve raccontare perché. Penso alla ceramica, al vetro, alla carta. Se deindustrializzaziamo, non tiene più la logistica, non tiene più la casa, non tiene più l’hotel. Dobbiamo capire che tutto il sistema è collegato”.
Unito in un’unica catena, come quella della logistica e dei trasporti.

