
L’entrata in vigore provvisoria dell’accordo Ue-Mercosur apre una nuova fase nelle relazioni economiche tra Europa e Sud America. Per le pmi italiane si riducono ostacoli tariffari e complessità amministrative, ma la vera sfida sarà trasformare questa apertura in una presenza stabile sui mercati.
Ne parliamo con Fausto Mazzali, Vice Presidente di Piccola Industria Confindustria con delega a Mercati esteri e Rapporti internazionali.
Dal 1° maggio l’accordo Ue-Mercosur è entrato in vigore in via provvisoria. Dal punto di vista delle Pmi, cosa cambia concretamente per chi guarda a questi mercati?
Nasce una opportunità storica su mercati che fino a ieri sembravano lontani, complessi e inaccessibili. Dazi in calo e procedure più chiare, determinano una porta strategica per accedere ad un mercato così importante. Esportare diventa meno costoso e meno pesante dal punto di vista della burocrazia: si tratta di competitività vera. Le Pmi non hanno una presenza strutturata per cui la vera partita sarà organizzarsi: trovare partner locali seri per avere un presidio commerciale efficace, dotarsi di strumenti finanziari adeguati, formare competenze export e conoscenza delle regole saranno decisivi. Come Piccola Industria sottolineiamo la necessità di mettere in campo subito desk operativi, programmi di formazione accelerata, garanzie export per consentire alle nostre imprese di crescere. Il Mercosur significa oltre 260 milioni di persone, un’opportunità che va colta ora.
Per molte piccole e medie imprese il Mercosur è sempre stato percepito come un’area dalle grandi potenzialità ma anche complessa da approcciare. Quali ostacoli questo accordo può contribuire a superare?
Penso innanzitutto al capitolo dedicato alle Pmi che include l’autocertificazione delle norme di origine (in modo che le aziende non abbiano bisogno di uno spedizioniere doganale per dimostrare l’idoneità dei prodotti), strumenti di conformità online e coordinatori designati per le piccole imprese sia nell’Ue che in ciascun paese del Mercosur. Queste disposizioni vanno nella direzione di ridurre quella giungla normativa che metteva in crisi le piccole imprese che non possono contare su competenze interne per affrontare questi ostacoli. Oggi, grazie a dazi bassi o eliminati, procedure più agevoli, potenziale accesso agli appalti pubblici, le Pmi hanno spazio per dedicarsi a questa sfida.
L’intesa prevede strumenti di semplificazione e maggiore trasparenza informativa per le Pmi. Quanto conta, per una piccola impresa, ridurre non solo i dazi ma anche la complessità burocratica nell’accesso ai mercati esteri?
Conta tantissimo: per una Pmi spesso il vero ostacolo non è solo il dazio, ma il costo di capire regole, documenti, certificazioni e procedure. Ridurre la burocrazia significa abbassare tempi, incertezze e costi di ingresso, quindi rendere l’export più accessibile anche a chi non ha strutture grandi. Per una piccola impresa senza ufficio export dedicato significa poter competere senza dover assumere strutture o competenze dedicate spesso difficili da sostenere. Ma serve andare oltre. Servono piattaforme digitali che automatizzino tutto, corsie preferenziali doganali per Pmi certificate, sportelli unici che centralizzino le pratiche. In questo senso, trasparenza informativa, regole di origine chiare e strumenti digitali di supporto fanno la differenza quanto, se non più, della sola riduzione tariffaria.
Quali settori del manifatturiero italiano possono cogliere per primi le opportunità offerte dal Mercosur? E dove vede maggiore spazio di crescita per le Pmi italiane?
Nella meccanica strumentale le aziende italiane sono presenti in Brasile e Argentina da diverso tempo e sono convinto che in quei paesi la domanda di prodotto Made in Italy sia molto forte. Questo settore quindi, unitamente a macchinari, componentistica, automazione, robotica, chimico-farmaceutico, moda e agroalimentare di qualità (DOP e IGP) potranno beneficiare subito di dazi più bassi e di regole più semplici. Per le Pmi vedo spazio soprattutto nelle nicchie di qualità, nei servizi ad alto valore (ingegneria, design industriale, consulenza tecnica). In particolare, penso alle piccole imprese della meccanica di precisione, dell’arredo, della moda e dell’oreficeria: sono realtà che, con un accesso più semplice a questi mercati, possono crescere molto.
In una fase segnata da tensioni geopolitiche, protezionismo e ridefinizione delle catene globali del valore, secondo molti analisti il Mercosur può rappresentare per le Pmi italiane una leva di diversificazione e competitività. È così anche secondo lei?
Certamente. In una fase in cui l’export verso gli Stati Uniti risente della questione dazi, mentre Germania e Francia, principali sbocchi in Europa delle nostre esportazioni, si trovano in forte rallentamento, l’accordo Mercosur rappresenta una concreta leva di diversificazione perché offre alle Pmi italiane un mercato grande, in crescita e meno esposto alle tensioni che oggi frenano altri sbocchi. Per chi esporta, diversificare significa ridurre il rischio geopolitico e rafforzare la competitività. È necessario agire in fretta perché entrare su mercati così distanti non è automatico: servono visione e strumenti concreti. Auspichiamo che le nostre aziende riescano a cogliere questa opportunità con una presenza strutturata: assistenza locale, presidio commerciale e capacità di adattarsi a regole e tempi diversi.
Oltre agli aspetti commerciali e tariffari, quanto possono pesare le affinità culturali, storiche e relazionali tra Italia e America Latina nell’aprire nuove opportunità per le nostre imprese? E, in questo scenario, come si posiziona oggi l’Italia rispetto agli altri principali partner europei in termini di potenziale commerciale e industriale?
Le affinità culturali, la familiarità linguistica e i legami storici con l’America Latina pesano moltissimo: riducono la distanza percepita, facilitano le relazioni commerciali e aiutano le Pmi a costruire fiducia e continuità. Ho avuto modo di verificarlo direttamente: ho partecipato all’incontro organizzato il mese scorso da Confindustria “High Level Meeting on Italy-Mercosur Economic Relations”. Tutti e quattro i presidenti delle Confindustrie sudamericane hanno evidenziato le affinità culturali, l’assonanza linguistica, la ‘fame di Made in Italy’ che i loro paesi vivono anche grazie ai milioni di discendenti italiani. Ci sono i presupposti per costruire relazioni di fiducia che creano valore. È un vantaggio competitivo che non possiamo sprecare. Abbiamo le carte per vincere, ma dobbiamo giocarle bene e soprattutto subito.

