
Plasmare elementi complessi in acciaio è da sempre il loro pane quotidiano. Un lavoro di precisione e tecnica che Glm Group, azienda della componentistica di casa a Castellalto, in provincia di Teramo, svolge così bene che le dinamiche commerciali legate allo sviluppo del brand hanno portato nel tempo la realtà industriale a trovare ulteriori spazi di manovra anche in altre parti del mondo, come Messico e Serbia. Una strategia premiante, considerando che il Gruppo nel 2025 è arrivato a toccare il 90 milioni di euro di fatturato, a fronte di più di 800 dipendenti complessivi.
Una storia imprenditoriale “d’acciaio”
Tutto ha avuto origine nel 1998, quando tre soci misero le prime basi dell’azienda nel settore delle marmitte, lavorando tubi in acciaio inox e specializzandosi in componentistica come fornitori di secondo livello.
Spiega l’amministratore di Glm Group Mauro Casales.
“Abbiamo intrapreso un percorso che ha arricchito costantemente il know how di Glm, fino a convincere la proprietà a dare il via nel 2011 a una joint venture a Puebla, in Messico”.
Scelta fatta per dare ulteriori punti d’appoggio qualificati alla clientela europea, a cui ha fatto seguito 5 anni dopo la vendita delle quote di maggioranza al fondo d’investimento milanese Star Capital, che aveva come obiettivo principale l’internazionalizzazione del marchio.

Una fase di produzione della componentistica nello stabile di Castellalto di Glm Group
Nel 2017, poi, su stimolo di un altro cliente fu fondata la sede in Serbia, a Zrenjanin, passo importante nella costruzione dell’attuale Gruppo.
Crescita imprenditoriale nella crisi epocale del Covid-19
A una costante fase di crescita segue, inevitabilmente, una fase difficile, dettata dal complesso periodo storico del Covid-19. Quando, nel 2019, Casales fu nominato amministratore delegato, il Covid-19 stava per entrare nelle vite degli imprenditori teramani. Un periodo pandemico che precedette una delle decisioni più importanti della storia di Glm Group. Racconta infatti Casales:
“Facemmo in sostanza una scelta controcorrente, che però alla fine risultò premiante. Arrivammo alla conclusione che fosse più produttivo restare ben saldi nel settore delle marmitte, senza farci attirare dalle promesse dell’elettrico, e investire per poter avere lo stesso livello tecnologico in tutti e tre i Paesi in cui operiamo”.
Nel 2024 Star Capital ha poi venduto il 90% delle quote all’holding austriaca Remus. Nel frattempo, Glm Group aveva iniziato a creare le basi per un progressivo aumento di un fatturato che nell’anno in corso dovrebbe toccare i 105 milioni di euro. L’ad abruzzese precisa:
“I nostri prodotti sono molto semplici: tubicini, ganci per marmitte, questi ultimi soprattutto in Messico. Siamo parecchio flessibili insomma e la maggior parte dei milioni di pezzi dal prezzo medio di due euro vanno principalmente a tre committenti, due tedeschi e l’altro francese. In più possiamo definirci un Tier 2 che ha le qualità di un Tier 1. Uno dei punti forti è sicuramente legato alla precisione e alla rapidità del nostro lavoro di prototipia, con un time market di pochi giorni”.
Per quanto riguarda invece l’uso dell’intelligenza artificiale nei processi interni, almeno per adesso l’azienda abruzzese si limita ad utilizzarla negli uffici per analisi e per semplificare il lavoro.
“Devo dire che nelle aree produzione e qualità è ancora poco presente. Nel caso sarà comunque impiegata come ausilio e non in sostituzione dei dipendenti”.
Garantire produttività e valore nella crisi dell’automotive
Intanto la crisi del mercato automotive e quella, specifica, che ha toccato pesantemente la Wolkswagen preoccupa i vertici di Glm Group, in chiave presente e futura. Mauro Casales lo conferma:
“Il fatto è che circa un quinto del fatturato viene proprio da Wolkswagen e, considerati i tanti dubbi sulle future scelte della Ue sull’elettrico, continuiamo a navigare a vista in mezzo a una nebbia che purtroppo ci fa vedere poco. È un’inerzia parecchio impattante per noi quella che caratterizza al momento il settore aspettando il 2035, ma siamo attrezzati per gestire al meglio questa flessione almeno per i prossimi ventiquattro mesi”.
Difficoltà che aumentano pure per le importazioni di vetture finite dalla Cina, numeri in continua crescita e che contribuiscono a mettere in luce il problema maggiore di Glm Group: la contrazione dei volumi delle vendite.

L’amministratore di Glm Group Mauro Casales.
Inoltre, la ricerca e sviluppo ha forzatamente subito uno stop tangibile e si va solo sull’“antiquato” adesso. La speranza dell’ad Casales e dell’intero gruppo è che si faccia chiarezza il prima possibile, perché per l’impresa teramana in questo modo non è affatto facile proseguire l’attività, nonostante l’indubbia forza del progetto Glm Group.
“Last man standing”: l’approccio alla componentistica di Glm Group per il futuro
Ciò non vuol dire che il Gruppo con quartier generale a Castellalto non stia valutando la fattibilità di altre iniziative in grado di rafforzare ulteriormente il brand, guardandosi attorno con la dovuta attenzione. Conclude l’amministratore delegato di Glm Group, Mauro Casales:
“Il mondo delle marmitte crediamo sia destinato a consolidarsi negli anni a venire. La nostra politica nella componentistica nel medio periodo sarà perciò quella last man standing. Nel breve contiamo di riuscire a ripartire nel corso del 2027, ma, ripeto, le cause di questo rallentamento sono esogene. Fino a quest’anno infatti ci siamo difesi bene, riuscendo tra le altre cose a aumentare in più annate il fatturato. Ho comunque alcuni dossier già sul tavolo per ponderare bene eventuali acquisizioni”.

