
Rincarano petrolio e gas, frenando l’economia italiana. Il 3° trimestre per l’Italia apre in salita. È quello che emerge dall’ultima Congiuntura Flash di Confindustria di luglio 2026.
Secondo l’analisi, i prezzi delle materie prime energetiche risultano di nuovo in salita, mentre il dollaro si sta apprezzando. La vera spina nel fianco per imprese e pmi è ancora l’inflazione: anche se temporanea, pesa sulla crescita delle attività produttive del Paese. Gli highlights più importanti per governare le imprese in una fase di instabilità, da comprendere e attraversare con consapevolezza.

Convivere con l’inflazione: i costi nel lungo periodo
La guerra in Iran non ha “fine imminente”: le conseguenze si fanno sentire anche sui mercati e sul greggio. Sebbene nelle ultime ore Usa e Iran abbiano raggiunto una tregua momentanea, a luglio le tensioni tra i due Paesi si sono riaccese e il clima di instabilità persiste a cascata su tutto lo scacchiere internazionale.
L’impennata sui pezzi del petrolio insiste anche sull’Italia: dopo aver già frenato il Pil italiano nel 2° trimestre, gli impatti della guerra si allungano ora anche sul 3°. Ciò vuol dire che l’inflazione resterà alta per un po’, mentre il canale del credito si sta irrigidendo.
L’industria perde colpi dopo mesi di shock energetico, gli investimenti frenano. I servizi si stabilizzano, grazie al rapido recupero del turismo estero, ma non crescono.
Tregua nel Golfo Persico: cala il prezzo del petrolio, ma quanto durerà l’inflazione?
Inflazione transitoria o permanente? Le oscillazioni sul prezzo del petrolio sono legate ai rapporti tra Usa e Iran, che da lunedì 27 luglio hanno avviato delle contrattazioni per una tregua momentanea degli attacchi nel Golfo Persico. Tuttavia, la precedente escalation militare tra Usa e Iran ha causato una caduta dei transiti di navi per lo Stretto (32% a metà luglio).
A ogni modo, le stime di giugno della Bce indicano che ci attenderà comunque un periodo molto complicato: il picco di inflazione in Europa si avrebbe quest’anno (+3,0% in media, +3,4% nel 4° trimestre), mentre nel prossimo ci sarebbe un calo (+2,3% e +1,9%). La Commissione Ue ha uno scenario simile. Il balzo nell’inflazione potrebbe, quindi, dimostrarsi temporaneo.
Molto dipenderà dagli sviluppi su prezzo del petrolio e Hormuz (a luglio di nuovo quasi chiuso). La flessione dell’inflazione a giugno (+3,0%) non deve illudere: da sempre è un fenomeno “vischioso”, la moderazione non sarà istantanea: nel 2023 l’inflazione italiana ha impiegato 12 mesi a scendere da +12,0% a +1,0%. Inoltre, anche con un’inflazione transitoria, il gradino nel livello dei prezzi resta ed esercita effetti di segno negativo sul Pil.
Imprese, investimenti e crescita industriale: la situazione a luglio
Nonostante l’aumento finora moderato dei tassi (3,67% a maggio, da 3,33% a febbraio), i prestiti alle imprese accelerano (+3,5% annuo). C’è da dire, però, che sono alimentati dalla domanda di liquidità per sopperire alle bollette energetiche, mentre si registrano meno prestiti per gli investimenti.

A maggio 2026 si è fermata la crescita della produzione di beni strumentali e nel 2° trimestre sono calate le previsioni di spesa in investimenti. Anche l’industria italiana decelera. A maggio la produzione industriale è diminuita (-0,3%), per la caduta dei beni intermedi (-0,8%) e di consumo (-0,5%), mentre la crescita degli energetici (+4,6%) ha attutito la flessione; la variazione acquisita nel 2° trimestre resta positiva.

A giugno l’indice Pmi manifatturiero è sceso, mantenendosi espansivo (52,2 da 52,9): un dato che si traduce in un calo delle pressioni sui prezzi, ma inizia a scemare la domanda dettata dall’accumulazione di scorte in un contesto molto incerto.

Consumi in calo
Anche i consumi registrano una brusca frenata. L’incertezza momentanea dei mercati ha fatto sì che nel 1° trimestre la quota di risparmio sia salita appena (8,0%), mentre il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto di più (+0,8%), dando ossigeno alla domanda. Nel 2° trimestre, però, il reddito è stato frenato da prezzi e lieve calo degli occupati (a maggio). Le vendite al dettaglio sono salite poco (+0,1% in volume) e a giugno c’è stato un nuovo calo degli acquisti di auto (-1,5%).
Export nello scenario di guerra
Come riporta l’analisi della congiuntura flash, a maggio 2026 l’export di beni è diminuito di -0,4% a prezzi costanti (-2,6% in aprile); nei primi cinque mesi resta comunque in crescita, a un ritmo inferiore alla media di lungo periodo.
Risultano molto eterogenee le dinamiche geografiche e settoriali: in aumento le vendite verso Svizzera e Cina, sostenute da metalli e farmaci; forte accelerazione verso il Mercosur (+21,2% tendenziale) nel 1° mese di applicazione dell’Accordo, grazie ai macchinari, oltre ai farmaci; in calo verso Turchia, Spagna, Usa.
A predominare i mercati in questo scenario è la Cina. Nel 2° trimestre il Pil cinese ha rallentato a +4,3% annuo (+5,0% nel 1°), sotto il target (4,5-5,0%): pesano la debolezza della domanda interna (investimenti -5,7% annuo nel semestre, vendite al dettaglio +1,0% a giugno) e lo shock petrolifero. Tiene invece l’industria: produzione a +5,3% annuo a giugno e indice Pmi manifatturiero in espansione per il settimo mese (51,7); a trainare è l’export (+27,0% annuo, massimo da fine 2021), spinto dal boom dei semiconduttori, legato all’Ia.
Il dollaro come “valuta rifugio”
Anche le valute subiscono un clima di incertezza. Il dollaro, con la guerra nel Golfo, torna a essere visto come “valuta rifugio” (anche perché il petrolio è quotato in dollari): la domanda di valute sta andando in una direzione opposta a quella presa a seguito dei dazi nel 2025, quando i timori sull’economia Usa portarono a una svalutazione consistente del dollaro che ora si sta, invece, rafforzando: 1,14 dollari per euro nella prima metà di luglio, da 1,18 in media a febbraio (pari a -3,4%). Ciò favorisce l’export dei paesi euro.

