
Dotare il sistema delle piccole e medie imprese italiane di un “salvagente” per affrontare la crisi energetica. Sì, ma quale? È il dilemma che emerge dall’ultima indagine Confapi sui consumi energetici delle Pmi, uno studio che affronta gli effetti, diretti e indiretti, che le tensioni geopolitiche stanno avendo sull’economia italiana e sulla produttività delle imprese.
Gli strumenti che potrebbero tutelare il sistema delle Pmi infatti non sono ancora adeguati per mitigare gli impatti della crisi energetica. Nel mentre però il costo dell’energia continua a comprimere margini, frenare investimenti e indebolire la competitività delle piccole e medie imprese italiane, in un contesto internazionale segnato da forti tensioni geopolitiche e crescente instabilità dei mercati energetici.
La “tassa occulta” sulla produttività: il caro energia
Secondo l’indagine Confapi sui consumi energetici delle Pmi, il sistema produttivo italiano risulta oggi diffuso, vulnerabile e ancora privo di strumenti adeguati di tutela. Il campione analizzato (rappresentativo dell’intero territorio nazionale) è composto per oltre l’84% da imprese con meno di 50 addetti e per più dell’80% da realtà con fatturato inferiore ai 10 milioni di euro.
Seppure il campione coinvolga aziende non energivore, sono comunque fortemente esposte alla volatilità dei prezzi energetici, oggi amplificata dalle dinamiche globali legate alle crisi internazionali, alle tensioni sulle forniture e alla ridefinizione degli equilibri energetici. In un contesto del genere, il caro energia si configura per Confapi ormai come una “tassa occulta” sulla produzione, aggravando una fase già segnata dall’aumento dei costi delle materie prime, dalla riduzione dei margini e da una crescente incertezza nella programmazione industriale.
Investimenti: una Pmi su quattro non ha investito nella transizione
Sul fronte degli investimenti, lo studio proposto da Confapi sottolinea da parte delle Pmi un impegno significativo sulla transizione energetica, ma ancora insufficiente: il 38,6% delle imprese ha investito in illuminazione efficiente, il 33,8% in fotovoltaico e il 21,5% in pompe di calore. Tuttavia, quasi una Pmi su quattro non ha effettuato alcun intervento di efficientamento energetico negli ultimi tre anni.
Ancora più critico il ritardo sugli strumenti più evoluti: solo l’11% partecipa a Comunità Energetiche Rinnovabili, mentre circa il 70% non conosce o non utilizza i Power purchase agreement (Ppa), fondamentali per stabilizzare i costi nel medio-lungo periodo, ma percepiti come troppo complessi per la dimensione delle Pmi.
Transizione energetica: perché le Pmi faticano a compierla
Le principali criticità segnalate dalle imprese nel compiere la transizione sono chiare e ricorrenti: eccessiva complessità burocratica e autorizzativa; difficoltà di accesso agli incentivi; carenza di informazione e accompagnamento tecnico; assenza di strumenti finanziari adeguati alle Pmi. Il dato più allarmante riguarda proprio l’utilizzo delle misure pubbliche: quasi il 40% delle imprese che hanno investito non ha beneficiato di alcun incentivo. Tra gli strumenti più utilizzati figurano il Piano Industria 4.0 (16,9%), Transizione 5.0 (12,3%) e il Conto Energia per il fotovoltaico (10,9%).
Alla luce di questi risultati, Confapi chiede un cambio di passo netto: l‘energia deve diventare una priorità strutturale dell’agenda industriale nazionale, anche alla luce della crescente competizione internazionale per l’accesso alle risorse energetiche e della necessità di rafforzare la sicurezza e la sovranità energetica del Paese. Per Confapi, le priorità dovranno essere, nel breve periodo, il contenimento dei costi energetici anche per le Pmi non energivore e la semplificazione delle procedure autorizzative.
Nel medio periodo, invece, bisogna ricorrere a incentivi realmente accessibili, al rafforzamento dell’assistenza tecnica e a strumenti finanziari mirati. Infine, nel lungo periodo, serve una reale integrazione tra politica energetica e industriale, lo sviluppo di modelli territoriali e il rafforzamento dell’autonomia energetica nazionale.
Misure coordinate, Marengo (Confapi): “Serve un piano energetico nazionale”
La situazione che oggi le Pmi stanno affrontando, sebbene sia sopraggiunta improvvisamente, è però l’eredità di scelte passate discutibili. Per Massimo Marengo, referente nazionale energia di Confapi,
“Oggi l’Italia vive un vero paradosso competitivo. Il costo dell’energia, superiore a quello dei principali partnerconto energia europei, è il risultato di scelte rinviate negli ultimi dieci anni, ma anche di un contesto geopolitico che ha reso più fragili e costose le catene di approvvigionamento”.

Massimo Marengo, referente nazionale energia di Confapi.
Come sottolinea Marengo:
“Il confronto con Paesi come la Spagna, che hanno costruito un mix equilibrato tra rinnovabili, accumuli e altre fonti, è evidente e penalizzante”, perché, “Questa situazione frena investimenti, innovazione e capacità competitiva del nostro sistema manifatturiero. Serve superare un approccio frammentato e inefficace e adottare un piano energetico nazionale organico, che punti con decisione su autoproduzione e autoconsumo, semplificando radicalmente le regole. Le Pmi non chiedono sussidi permanenti, ma condizioni chiare e stabili per programmare, investire e competere. Senza un intervento strutturale, la transizione energetica rischia di rallentare e la competitività del Paese di essere compromessa”.

