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Luglio 2017 - © L'Imprenditore

Dobbiamo esserci

di Licia Mattioli, Vice Presidente per l’Internazionalizzazione Confindustria

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È un continente in crescita, demografica ed economica: lo dice l’ocse nell’“african economic outlook”. le grandi imprese italiane sono presenti da tempo, adesso si aprono spazi anche per le pmi

 

Cresce di giorno in giorno l’attenzione che governi, istituzioni e organizzazioni internazionali rivolgono all’Africa. Un territorio estremamente diversificato e caratterizzato da molteplici sfide che interessano e coinvolgono direttamente anche il nostro Paese, a partire dalle crisi umanitarie e dei flussi migratori, che stanno registrando dei picchi preoccupanti e difficili da gestire.

Proprio per questo, l’Africa non è solo al centro dell’agenda internazionale ed europea, ma anche di quella italiana.

Sono diverse le azioni che il Governo ha intrapreso per contribuire a dare una risposta a queste sfide: penso, ad esempio, al Fondo Africa adottato nell’ultima Legge di Bilancio, alla legge in materia di cooperazione allo sviluppo, al suo ruolo di promotrice del patto dell’Ue con l’Africa per la gestione dei flussi migratori e sulla base del quale la Commissione europea ha elaborato un ingente piano di investimenti.

 

In questo contesto il nostro impegno, come sistema imprenditoriale, può fornire un contributo prezioso per risolvere quelle cause strutturali alla base delle migrazioni economiche, che sono da ricercarsi negli amplissimi divari demografici ed economici tra Europa e Africa.

Nello scenario delle politiche volte a favorire lo sviluppo economico e promuovere il benessere dei paesi in via di sviluppo, diventa, quindi, sempre più forte l’esigenza di puntare a un sistema che favorisca gli investimenti, andando ad affiancare i “tradizionali” aiuti pubblici allo sviluppo e prevedendo azioni che non si limitino solo ad affrontare la questione delle migrazioni e della sicurezza, ma a cogliere le opportunità legate a due crescite incrementali che non possono passare inosservate: quella demografica e quella economica.

In Africa l’incremento del Pil ha registrato un più 2,2% nel 2016. In questo contesto di crescita le nostre imprese possono essere dei partner privilegiati con l’intento di creare maggiore occupazione e sviluppo locale, contribuendo così a rispondere alle tensioni causate dal boom demografico.

Favorire la creazione di posti di lavoro, offrendo al contempo opportunità commerciali e di investimento all’Europa, e all’Italia, è una priorità con un impatto positivo sulla politica, sull’economia e sulla società.

A tal fine è necessario che vengano messe in atto le riforme per stimolare gli investimenti esteri nei paesi africani, puntando su programmi per il miglioramento delle infrastrutture, della rete energetica, per la creazione di zone industriali e zone economiche speciali e mirati ad introdurre policy per lo snellimento della burocrazia.

Si tratta di validi contributi affinché il continente africano possa esprimere quel potenziale ancora inesplorato soprattutto in alcune aree che, per vari motivi, non sono entrate nella rete dei paesi di interesse strategico per le imprese.

 

Un potenziale di cui l’Africa finalmente è consapevole.

I governi africani stanno, infatti, articolando dei piani di sviluppo nei quali il progresso industriale è ritenuto prioritario per la trasformazione strutturale della propria economia.

L’industria è riconosciuta oggi come uno dei Pilastri fondamentali per l’evoluzione del continente e l’Italia può fornire un contributo prezioso per strutturare delle solide catene del valore che permetteranno alla manifattura di svilupparsi.

Sono circa mille le aziende italiane con una presenza stabile, per lo più nel settore energetico, delle costruzioni, della logistica e della meccanica. L’Italia, con la sua rete di Pmi, possiede le caratteristiche adatte ad operare in quest’area; di fatto, è al terzo posto per investimenti greenfield relativi al biennio 2015-2016 dopo Cina ed Emirati Arabi.

Siamo il secondo paese manifatturiero d’Europa e l’ottavo al mondo e abbiamo competenze in tutti i settori industriali, anche nell’oil&gas pur non essendo un paese produttore di petrolio. Le tecnologie delle nostre imprese sono tra le migliori a livello globale, in particolare in alcuni comparti come la trasformazione alimentare, il tessile e la concia, e sono convinta che possiamo attivare delle collaborazioni per stimolare la crescita di piccole imprese nel continente.

È importante definire un progetto industriale reale, sostenibile e concreto e credo che tale progetto debba prevedere la messa in atto di un pacchetto di azioni finalizzate alla realizzazione di investimenti durevoli nel medio-lungo periodo.

Certamente, un ruolo fondamentale nello sviluppo delle relazioni industriali lo svolgono le grandi imprese, alcune delle quali già presenti da diverso tempo nel continente africano con impegni anche di formazione e sviluppo del territorio e delle risorse umane del paese ospite. Ma dobbiamo anche pensare a coinvolgere la filiera di aziende del medesimo settore che possono essere catalizzate dalle grandi imprese nei processi di investimento in atto.

 

C’è molto spazio per le piccole e medie imprese in questo vasto territorio dalle molteplici potenzialità e opportunità. Il loro coinvolgimento è importante per il trasferimento di competenze, di conoscenze, di tecnologie e d’innovazione.

In tal senso, la realizzazione di centri tecnologici è sicuramente un vettore in grado di creare le giuste professionalità per lo sviluppo dell’imprenditorialità a livello locale.

Altrettanto importante è l’attività di formazione per stimolare la crescita degli imprenditori africani e, a tal proposito, il 22 giugno è stata firmata in occasione della presentazione del Rapporto Ocse “African Economic Outlook” un’intesa tra Confindustria, la Fondazione E4Impact e Simest per l’avvio di un progetto Pilota in Kenya al fine di creare nuove progettualità.

Tuttavia, per far sì che tutte queste attività possano essere realizzate, è essenziale e prio-
ritario procedere verso l’implementazione di strumenti finanziari innovativi volti a stimolare l’effetto leva dei fondi a nostra disposizione e che possano “proteggere” le nostre imprese nelle loro attività di investimento.

È bene ricordare anche i fondi e gli strumenti messi a disposizione dalla cooperazione allo sviluppo laddove, a seguito dell’introduzione della legge di riforma italiana, le nostre imprese sono di fatto riconosciute tra gli “attori dello sviluppo” dei paesi partner.

È dunque importante continuare a dedicare la nostra attenzione a questo continente, che è a noi sempre più vicino non solo in termini geopolitici, ma soprattutto in termini di opportunità economiche.

Si tratta di un impegno che bisogna assumere per contribuire in maniera concreta allo sviluppo sostenibile e al benessere globale.

limprenditore

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