Il 17 e 18 aprile si è tenuta una riunione speciale del Consiglio europeo che, tra gli altri, ha avuto come tema principale il rilancio della competitività europea e che si è conclusa con l’adozione di un testo di Conclusioni e con la pubblicazione del Rapporto sul futuro del mercato interno di Enrico Letta.
Dalla lettura del testo di Conclusioni, emerge un’impostazione che segna una chiara rottura con la visione interamente green che ha caratterizzato l’agenda politica dell’Ue di questi ultimi anni, con un linguaggio rinnovato, in cui le parole competitività, industria e investimenti ritrovano una riconosciuta centralità.
Non a caso, subito dopo le sezioni dedicate a Ucraina, situazione in Medio Oriente e Turchia, il capitolo centrale delle Conclusioni è intitolato “Un nuovo patto per la competitività europea” (A new european competitiveness deal, ndr), ritenuto come un intervento necessario e non più procrastinabile di fronte alla nuova realtà geopolitica e alle sfide sempre più complesse alle quali l’Unione europea è confrontata.
I capi di Stato e di Governo dei 27 paesi riconoscono infatti che, in futuro, l’azione politica dovrà essere messa meglio al servizio del rafforzamento della base economica, manifatturiera, industriale e tecnologica dell’Europa, al fine di garantire la resilienza economica dell’Unione, di ridurre la dipendenza strategica in alcuni settori sensibili come l’energia, le materie prime e le tecnologie critiche, di rafforzare la sua leadership tecnologica e la sua capacità di attrazione per fare business.
Colpisce poi in modo positivo come le azioni da intraprendere indicate dal Consiglio europeo riflettano molte delle raccomandazioni chiave del manifesto per le elezioni europee di Confindustria, Fabbrica Europa, e di altri documenti simili, come Reboot Europe di BusinessEurope e la Dichiarazione di Anversa, a dimostrazione del fatto che la voce dell’industria starebbe finalmente iniziando ad essere ascoltata e tenuta in considerazione.
Nell’indicare la strada da percorrere per mettere a terra il nuovo patto per la competitività europea, il Consiglio europeo richiama, quale ulteriori pilastri su cui basare gli interventi futuri, anche il “Rapporto sul futuro del Mercato unico” elaborato dall’ex presidente del Consiglio italiano e presidente dell’istituto Jacques Delors Enrico Letta, presentato il 17 aprile e redatto con l’obiettivo, come si legge nell’introduzione, “di condurre un esame approfondito del futuro del mercato unico dopo una serie di crisi e sfide esterne che hanno messo a dura prova la sua capacità di resistenza” e che è ora in fase da analisi da parte di tutti gli stakeholder, inclusa Confindustria.
Il report è il frutto di sette mesi di lavoro intenso e di numerosi incontri in tutti gli Stati membri dell’Ue e mira a delineare priorità chiare e concrete per rafforzare il Mercato unico e prepararlo alle sfide del futuro.
Una delle proposte più significative avanzate da Letta è l’introduzione di una “quinta libertà” per il Mercato unico, focalizzata sulla ricerca, l’innovazione e l’istruzione. Questo nuovo pilastro mira a promuovere lo sviluppo di una base solida per la crescita economica e la competitività all’interno dell’Ue, sottolineando l’importanza della dimensione sociale e delle Pmi.
Il rapporto individua i settori dell’energia, telecomunicazioni e finanziario come i pilastri fondamentali del futuro del Mercato unico. Letta sottolinea che l’integrazione del Mercato unico nel mercato finanziario potrebbe rivoluzionare il dibattito in corso da oltre un decennio, considerando il finanziamento della transizione verde e digitale come la sfida più importante all’orizzonte dell’Unione europea. Per questo motivo, il rapporto pone l’accento sull’importanza di creare un’Unione del Risparmio e degli Investimenti, per affrontare il problema dei finanziamenti poiché attualmente, una grande parte dei capitali europei lascia l’Unione europea verso mercati finanziari più attrattivi, mettendo a rischio la competitività economica del continente.
Per il settore della difesa viene invece proposta l’idea di creare un Common Market for the defence industry, oltre ad un maggiore coordinamento nell’industria spaziale per garantire l’autonomia strategica dell’Ue.
Infine, sono anche analizzate questioni come la dimensione sociale del Mercato Unico, l’empowerment delle Pmi europee, la frammentazione fiscale e la protezione dei consumatori.
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