
Le pmi italiane vorrebbero adottare l’Ia, ma solo il 7% delle piccole e il 15% delle medie imprese lo ha fatto. A questa carenza sopperiscono gli hub di innovazione sparsi sul territorio nazionale: in Italia risultano oltre 72 Digital innovation hub (Dih), sportelli fisici e virtuali istituiti per accompagnare le imprese, in particolare le pmi, nella loro transizione digitale e nei processi di innovazione legati a Industria 4.0.
Tra questi, la rete di Confindustria Innovation Hub comprende 18 Dih regionali e 37 centri sono stati ufficialmente riconosciuti e cofinanziati dall’Unione Europea come Edih (European digital innovation hub).
AgorAI, la nuova Ia company per l’innovazione delle imprese italiane
L’Italia è la seconda rete più numerosa in Europa dopo la Spagna quando si parla di Dih, il che dimostra che a mancare non sono gli incubatori di innovazione. Manca la conoscenza di cos’è davvero l’Ia, cosa può fare se applicata ad ambiti specifici, non solo quali rischi comporta, ma quali opportunità può generare.
Soprattutto, il Paese ha bisogno di un modello di condivisone di dati, informazioni ed expertise da veicolare all’interno di infrastrutture federate, in cui imprese e pubbliche amministrazioni possano condividere informazioni senza perderne il controllo. È a questo modello che punta AgorAI, l’Ia company con sede a Trieste, sorta con l’obiettivo di sviluppare sistemi di Ia affidabili, trasparenti e orientati ad avere un impatto reale, migliorando la vita delle persone e delle aziende.
Innovazione human-centred: l’Ia che richiama l’agorà greca
L’approccio è human-centred: l’Ia non si limita a essere una tecnologia fine a se stessa, ma si adatta ai contesti, ai bisogni e alle comunità che serve. Anche il nome “AgorAi” evoca un approccio umanista, richiamando l’idea della piazza greca, luogo di incontro e confronto.
Perché l’innovazione arriva dove le idee si incontrano e si contaminano. Un’infrastruttura aperta, accessibile, distribuita e cooperativa, alternativa alla concentrazione delle big tech, è la condizione per un’Ia davvero “plurale” e radicata nei sistemi industriali locali.
L’ecosistema AgorAI riunisce imprese, istituzioni e ricerca in un modello integrato in cui i soci sono contemporaneamente finanziatori, partner tecnologici e primi utilizzatori delle soluzioni sviluppate, contribuendo con casi d’uso concreti e dati reali.
Imprese e istituzioni: chi sono i soci e i partner di AgorAI
Soci del progetto sono infatti Friulia (Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia), Generali, Illy e Fincantieri. Tra i partner figurano Università degli Studi di Trieste, Università degli Studi di Udine, Mib School of Management, Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati – Sissa, International Centre for Theoretical Physics – ICTP, Istituto Italiano di Tecnologia IIT.
Al loro fianco poi l’autorevolezza di sponsor come Google Cloud, Goldman Sachs, che hanno riconosciuto in AgorAi un modello sostenibile e virtuoso per favorire la crescita industriale. Spiega Raffaele Fantelli, presidente di AgorAi:
“AgorAI sorge per mettere in relazione pubblico, privato e ricerca in un unico ecosistema capace di generare valore per il Paese e per l’Europa. In un contesto globale in cui il controllo dei dati e delle tecnologie è sempre più centrale, il nostro obiettivo è contribuire alla sovranità digitale europea, garantendo allo stesso tempo trasparenza, tutela dei dati e verificabilità dei sistemi. L’intelligenza artificiale deve essere affidabile, condivisa e radicata nei territori in cui crea impatto”.
Trieste capitale dell’innovazione Ia
Trieste rappresenta il punto di convergenza di questo modello. Infatti, la sede di AgorAi troverà collocazione nel monumentale Palazzo Carciotti, luogo simbolico per il Gruppo Generali in quanto sua prima sede.

Palazzo Carciotti, prima sede del Gruppo Generali e sede di AgorAi
Le soluzioni di Ia prodotte da AgorAI saranno specializzate e verticali, chiamate a operare in contesti specifici, come ad esempio mobilità, trasporti e sicurezza, salute e benessere, financial risk, agricoltura rigenerativa.
Ia per le imprese: dalla sperimentazione a strumento operativo
L’approccio di AgorAi è perfetto per il tessuto produttivo italiano ed europeo, caratterizzato da pmi e da filiere altamente specializzate. Racconta Maurizio Cortese, Ceo e general manager:
“Il valore dell’intelligenza artificiale si misura nella sua capacità di risolvere problemi reali. AgorAI sviluppa soluzioni concrete per ambiti industriali strategici attraverso modelli specializzati, affidabili e integrabili nei processi esistenti. Il nostro obiettivo è portare l’Ia fuori dalla dimensione sperimentale e trasformarla in uno strumento operativo al servizio delle imprese, delle persone e dei territori”.
Ricerca e innovazione: i tre progetti strategici di AgorAI
Alle soluzioni mirate per le pmi, AgorAi affianca anche una componente costante di ricerca e formazione. Nell’ambito della ricerca, sta lavorando attualmente su tre temi strategici per il nostro paese e per l’Europa: l’agricoltura digitale, con una soluzione che punta ad aumentare la resilienza e la sostenibilità della produzione; la robotica industriale in ambienti complessi, che mira a diminuire i rischi per gli operatori umani; infine un digital twin da applicare in ambito climatico, per migliorare la sicurezza dei territori a rischio calamità naturali. Prosegue ancora Cortese:
“AgorAI è attiva anche nell’ambito della formazione con un progetto dedicato alle pmi. Le piccole e medie imprese rappresentano infatti una parte essenziale del tessuto economico italiano ed europeo. Lo sviluppo di sistemi di Ia costruiti in base alle caratteristiche specifiche delle nostre filiere produttive, alla conoscenza di dominio e alla qualità e alla protezione dei dati industriali rappresenta un fattore chiave per lo sviluppo della competitività del ‘sistema Paese’ e dell’Europa. Per questo motivo, AgorAI sta curando un nuovo servizio che integra formazione sull’Ia e consulenza personalizzata che le Pmi potranno utilizzare come ‘palestra’ di sviluppo di sistemi Ia personalizzati sulle loro specifiche esigenze operative”.
Innovazione a confronto: i modelli di Ia in Usa, in Cina e in Europa
Il segreto di AgorAi è proporre un modello “human-centered” per una tecnologia ormai utilizzata su larga scala. Negli Stati Uniti per esempio prevale una logica di massimizzazione della scala: modelli sempre più grandi, alimentati da enormi quantità di dati e potenza di calcolo, concentrati nelle mani di pochi operatori globali. In Cina, invece, l’Ia è fortemente applicata, ma integrata in un sistema centralizzato e guidato da scopi di controllo da parte dello Stato. Conclude Raffele Fantelli:
“Il modello europeo che vogliamo contribuire a sviluppare dovrà essere una ‘terza via’ Un’intelligenza artificiale più distribuita è in grado di generare valore nell’interesse di una comunità ampia di stakeholder”.
Compute minimization: l’innovazione Ia a basso impatto di calcolo
L’elemento distintivo di AgorAi, in questo, è il principio di compute minimization. L’idea è semplice, ma radicale: utilizzare solo la potenza di calcolo strettamente necessaria per risolvere un problema, evitando l’eccesso come default.
In questo modo, la vera distinzione rispetto ai modelli dominanti non è soltanto politica, ma riguarda il modo stesso in cui l’Ia viene progettata.

