
Energia, competitività, innovazione, investimenti. Ma anche crescita dimensionale, filiere e competenze. Nella sua relazione all’Assemblea di Confindustria 2026, il presidente Emanuele Orsini ha indicato una traiettoria che chiama direttamente in causa il sistema delle piccole e medie imprese italiane. Perché se la competitività del Paese passa dalla capacità di tornare a crescere, è proprio nel tessuto produttivo diffuso che si gioca una parte importante della sfida.
Dal palco del Convention Center “La Nuvola” di Roma, progettato da Massimiliano Fuksas, davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente di Confindustria ha costruito un intervento che ha attraversato le principali questioni affrontate negli ultimi mesi da viale dell’Astronomia. Dall’energia alle tensioni geopolitiche, dall’Europa alla competitività industriale, fino al tema della crescita e della tenuta del sistema produttivo italiano.
Filo conduttore dell’intera relazione sono stati tre concetti chiave: responsabilità, fiducia e coraggio.
“Per troppo tempo ci siamo accontentati di fare il minimo indispensabile invece del massimo necessario”.
Una riflessione che si accompagna a un richiamo più ampio alla capacità del Paese di affrontare scelte strategiche.
“Serve coraggio perché il tempo che stiamo vivendo non ammette attese, esitazioni, incertezze o ritardi”.
Le cinque leve per rimettere l’impresa al centro
Nel passaggio dedicato all’Italia, Orsini individua cinque leve considerate decisive per rafforzare il sistema produttivo: energia, crescita dimensionale delle PMI, contratti di sviluppo e innovazione, semplificazioni e riforma della 231, risorse adeguate agli obiettivi.
La prima riguarda il nodo energetico, definito uno dei principali fattori che incidono sulla competitività industriale. La seconda richiama direttamente la necessità di rafforzare il tessuto delle piccole e medie imprese attraverso crescita dimensionale, aggregazioni strategiche e maggiore capacità di investimento. Le altre leve riguardano il sostegno all’innovazione, un quadro normativo più semplice e stabile e la mobilitazione di risorse pubbliche e private a supporto delle imprese per sostenere investimenti e sviluppo.
Tra questi elementi, proprio la crescita delle PMI emerge come uno dei passaggi più rilevanti.
“Il Paese cresce se le piccole aziende diventano medie e quelle medie diventano grandi”.
Una crescita dimensionale che per Orsini si traduce in maggiore produttività, più competitività sui mercati e capacità di concorrere su scala internazionale, più innovazione e una maggiore solidità delle filiere.
PMI e filiere: il cuore della competitività
Il tema della crescita delle piccole e medie imprese trova un riscontro diretto anche nelle riflessioni di Fausto Bianchi, Presidente di Piccola Industria Confindustria.
“Tra le cinque priorità indicate dal Presidente Orsini c’è un elemento che considero particolarmente significativo: la crescita dimensionale delle piccole e medie imprese. Ma, in realtà, tutti i temi richiamati – dall’energia all’innovazione, fino alle semplificazioni e alle risorse per gli investimenti – incidono direttamente sul percorso che stiamo portando avanti come Piccola Industria. Il rafforzamento delle PMI torna a essere una priorità strategica e questo significa riportare al centro quello che rappresenta il cuore pulsante della nostra economia”, dichiara Bianchi a L’Imprenditore.
Una lettura che si collega anche al passaggio della relazione dedicato al rafforzamento delle filiere, attraverso la sperimentazione avviata nel settore aerospaziale.
“Anche il richiamo alle filiere va in questa direzione. Stiamo sperimentando percorsi di rafforzamento nell’aerospazio che partono proprio dalla crescita delle piccole imprese all’interno delle catene del valore. È un progetto che nasce da un settore specifico, ma che può trasformarsi in una vera azione di politica industriale”.
La crescita delle PMI, dunque, non viene letta come un semplice aumento dimensionale, ma come una leva per consolidare ecosistemi produttivi più forti e integrati.

Il presidente di Piccola Industria, Fausto Bianchi, assieme al presidente di RetImpresa, Fabrizio Landi, a margine dell’Assemblea Pubblica di Confindustria 2026
Europa e competitività: “Bruxelles non ha chiaro cosa significhi competitività”
Una parte centrale della relazione di Orsini guarda poi all’Europa e alle condizioni necessarie per evitare una progressiva perdita di competitività del continente.
“Noi crediamo nell’Europa. Ma siamo molto preoccupati per le scelte dell’Unione in questi ultimi anni. Un punto su tutti: Bruxelles non ha chiaro cosa significhi competitività”, ha tuonato il presidente.
Il richiamo è al dato dei 250mila posti di lavoro persi nella manifattura europea, che diventano un milione considerando l’indotto, attribuendolo a politiche che non riescono a trattenere produzione e investimenti.
“È avvenuto perché non facciamo politiche per mantenere l’industria nel nostro Continente, al contrario la spingiamo ad andarsene e a delocalizzare”.
Nel mirino finiscono anche gli eccessi regolatori europei.
“Le 72 condizioni poste da Bruxelles per il via libera al Decreto-Bollette del nostro Governo sono l’ultima conferma di quanto sia lunare la burocrazia europea”.
Il presidente di Confindustria chiede inoltre una profonda revisione dell’ETS e individua tre direttrici considerate strategiche per il futuro dell’industria europea: un mercato unico dell’energia, un mercato unico dei capitali e del risparmio e un debito comune destinato agli investimenti industriali.
“Noi vogliamo un’Europa che abbia al centro l’innovazione, la produzione e il lavoro”.
Una crescita che riguarda tutto il Paese
Nel finale della relazione il richiamo torna sul ruolo dell’industria e sulla necessità di evitare una progressiva perdita di capacità produttiva.
“Per noi industria e lavoro sono la stessa cosa”, spiega Orsini la cui convinzione si lega a un altro passaggio centrale del discorso: “Non accettiamo la deindustrializzazione come un destino già scritto”.
Accanto ai temi industriali ed energetici, Orsini sottolinea poi anche la questione salariale, indicando la necessità di affrontarla come un fattore che incide direttamente sulla competitività e sulla capacità del Paese di trattenere competenze e talenti.
“Le basse retribuzioni allontanano i giovani dall’Italia”, afferma il presidente di Confindustria secondo cui i salari insufficienti non incidono soltanto sulla qualità della vita delle persone, ma hanno effetti più ampi su natalità, consumi e domanda interna, che per molte imprese continua a rappresentare il principale mercato di riferimento.
Questo perché il messaggio che attraversa l’intera relazione, e che riguarda direttamente anche il tessuto delle piccole e medie imprese, è che crescita, innovazione e competitività non possono più essere considerate obiettivi separati, ma parti di una stessa strategia. Una strategia che, secondo Orsini, richiede oggi la capacità di compiere scelte e assumersi responsabilità, senza rinviare decisioni che incidono sul futuro industriale del Paese. Perché, come ricorda nel passaggio conclusivo della sua relazione, “È il tempo del coraggio”.

