
Innovare significa anche riconoscere opportunità economiche dove altri vedono soltanto un problema. È il filo conduttore delle sei storie imprenditoriali selezionate per la finale del Premio GammaDonna 2026, in programma il 5 novembre nella storica sede dell’Unione Industriali di Torino.
Giunto alla 22ª edizione, il Premio dedicato all’imprenditoria femminile innovativa accende i riflettori su sei imprese che operano in settori differenti, ma condividono la capacità di individuare nuovi spazi di mercato. Dalla salute all’economia circolare, fino al welfare e alla cultura, le finaliste propongono soluzioni che rispondono a bisogni concreti attraverso la tecnologia o nuovi modelli di business.
«Sono storie molto diverse, ma hanno una stessa radice: vedere un problema non come un limite, ma come uno spazio economico ancora inesplorato. Che è forse uno degli aspetti più interessanti dell’imprenditoria innovativa che incontriamo in GammaDonna», spiega Valentina Parenti, presidente di GammaDonna.
«L’innovazione non nasce necessariamente dall’invenzione di qualcosa che prima non esisteva. Molto spesso consiste nel rileggere ciò che già esiste con occhi diversi, intercettando un bisogno, un’inefficienza o una risorsa sottoutilizzata e trasformandoli in prodotto, servizio, mercato».
Premio GammaDonna 2026: chi sono le sei finaliste
A contendersi il riconoscimento di imprenditrice innovativa dell’anno saranno Paola Campanaro del Centro Clinico La Quercia di Vicenza, Chiara Di Lorenzo di Glutensens di Milano, Giulia De Rossi di Nazena di Vicenza, Chiara Montaldi di Working Mom di Roma, Simona Ester Rombo di Kazaam Lab di Palermo e Marianna Vianello di Kid Pass di Venezia.
Sei esperienze che raccontano diversi modi di fare innovazione: dal recupero degli scarti tessili alle applicazioni dell’intelligenza artificiale in ambito biologico, dalle tecnologie per la sicurezza delle persone celiache alla prevenzione del disagio psicologico. Accanto a queste, nuovi modelli di welfare rivolti alle madri lavoratrici e iniziative che avvicinano i bambini alla cultura.
«Credo che molti dei grandi spazi di crescita dei prossimi anni nasceranno proprio dalla capacità di trasformare costi in valore: prevenire invece di curare o riparare, recuperare invece di scartare, anticipare un problema anziché gestirne le conseguenze», osserva Parenti.
Dall’innovazione allo scaleup: gli ostacoli alla crescita delle imprese femminili
Trasformare un’idea innovativa in un’impresa capace di crescere è una delle principali sfide per l’ecosistema imprenditoriale europeo. Il tema dello scaleup è al centro anche dell’agenda dell’Unione europea, con il progetto Scaleup Europe Fund, pensato per rafforzare le possibilità di finanziamento delle imprese tecnologiche ad alto potenziale.
Per le realtà guidate da donne, alle difficoltà che caratterizzano questa fase di sviluppo si aggiungono ostacoli specifici, a partire dall’accesso ai capitali e alle opportunità di mercato.
«Lo scaleup è il passaggio in cui una buona idea imprenditoriale deve dimostrare di poter diventare un’impresa strutturata, competitiva e capace di crescere. Ed è una fase molto diversa da quella della nascita: servono capitale, competenze manageriali, persone, accesso ai mercati, relazioni industriali e una capacità organizzativa adeguata a una dimensione nuova», sottolinea Parenti.
Il problema non riguarda soltanto la disponibilità di risorse finanziarie. Conta anche la possibilità di accedere alle reti professionali e industriali che possono sostenere lo sviluppo di un’impresa. A questo si aggiunge la difficoltà di ottenere riconoscimento per soluzioni che rispondono a bisogni ancora poco considerati dal mercato.

Valentina Parenti, presidente di GammaDonna. (Foto: © Alessandro Rocca)
A fotografare alcune di queste difficoltà è l’indagine realizzata nel 2026 da GammaDonna insieme alla fintech wamo. Secondo quanto riferito dalla presidente, il 76% delle imprenditrici innovative intervistate ha dichiarato di aver incontrato stereotipi o pregiudizi legati al genere nei rapporti con investitori, clienti o altri interlocutori.
«Questo significa che una parte dell’energia imprenditoriale viene ancora spesa per dimostrare la propria credibilità, invece che per far crescere l’impresa».
Una questione che, secondo Parenti, va oltre il divario di genere e investe direttamente la competitività del sistema produttivo: «Non possiamo permetterci di perdere imprese innovative perché non riescono a superare il passaggio dalla validazione del modello alla sua industrializzazione».
GammaDonna, un percorso di crescita oltre il Premio
È proprio per accompagnare le imprese in questa fase che GammaDonna ha progressivamente ampliato la propria attività, affiancando al riconoscimento un percorso di formazione e accesso all’ecosistema dell’innovazione.
Per le sei finaliste dell’edizione 2026 sono previste diverse opportunità, tra cui incontri e percorsi formativi con Mediolanum, Deloitte, DHL Express Italy, MIPU e ISTUD Business School, approfondimenti sul venture capital con Italian Tech Alliance e formazione imprenditoriale con InnovUp. Il programma comprende inoltre l’accesso a un Investor Day del Club degli Investitori e la possibilità di essere selezionate per un processo di screening di Angels4Women, finalizzato all’eventuale accesso a un investimento compreso tra 100mila e 500mila euro.
«In ventidue anni abbiamo visto passare migliaia di imprenditrici e abbiamo imparato che, come in tutti i campi, il talento da solo non basta. Un’impresa può avere una tecnologia eccellente, un modello di business promettente e un mercato potenziale molto ampio, ma per crescere ha bisogno di incontrare le persone e l’ecosistema giusto: un investitore, un partner industriale, un grande cliente, un manager, un mentor».
Da qui la scelta di costruire un percorso che non si esaurisca con la proclamazione delle vincitrici.
«Per questo GammaDonna nel tempo ha smesso di essere soltanto un Premio ed è diventata sempre più un’infrastruttura relazionale e professionale. Il nostro compito è rendere possibile e visibile l’incontro tra chi ha costruito un’impresa ad alto potenziale e chi può contribuire a farla crescere».
Imprenditoria femminile, come è cambiato l’ecosistema italiano
Dalla nascita di GammaDonna, nel 2004, il panorama dell’imprenditoria femminile italiana ha attraversato una trasformazione significativa. In questi ventidue anni sono cresciute la presenza delle donne nei settori tecnologici e le opportunità offerte dall’ecosistema dell’innovazione.
«Quando GammaDonna è nata, nel 2004, parlare di imprenditoria femminile significava ancora, in larga parte, parlare di un tema di rappresentanza e di pari opportunità. Oggi possiamo parlare di imprese, innovazione, capitale, tecnologia, occupazione e competitività. È un salto culturale importante».
Secondo Parenti, è cambiata anche l’ambizione delle imprenditrici, sempre più orientate a sviluppare modelli di business scalabili e a confrontarsi con i mercati internazionali. Rimane tuttavia aperta la questione delle condizioni necessarie per sostenere la crescita delle imprese ad alto potenziale.
«Per questo parlerei meno di “sostenere il talento femminile” e più di rimuovere le frizioni che impediscono alle imprese ad alto potenziale di crescere. Il gender gap ci dice che quelle frizioni, per le imprese guidate da donne, sono ancora maggiori. Ma la posta in gioco riguarda tutto il sistema economico: ogni impresa che non riesce a scalare non è una questione di equità, è innovazione, occupazione e competitività che non riusciamo a trasformare pienamente in valore».
Il prossimo appuntamento è fissato per il 5 novembre a Torino, dove, nel corso di una finale aperta al pubblico e trasmessa in diretta streaming, sarà proclamata l’imprenditrice innovativa dell’anno. Durante l’evento saranno assegnati anche il Women Startup Award e il Giuliana Bertin Communication Award, riconoscimento di Valentina Communication dedicato all’imprenditrice distintasi nel campo della comunicazione.

