
Parte da lontano la storia aziendale di Maglificio Gran Sasso. Dalla visione imprenditoriale e dalla cultura artigianale di quattro fratelli abruzzesi, decisi a fare di Sant’Egidio alla Vibrata un punto di riferimento nel settore dell’abbigliamento di qualità.
Siamo nel 1952 e la traiettoria commerciale della Pmi del teramano inizia a prendere una direzione precisa. Il tutto nell’ottica di mettere i primi mattoni in vista di un’ulteriore crescita del progetto della famiglia Di Stefano. Salto di qualità che la realtà abruzzese riesce a concretizzare poco meno di una ventina d’anni più avanti.
Tessuti “Made in Abruzzo”: la Pmi teramana che esporta filati pregiati nel mondo
Ci riesce grazie alla messa in funzione di quello stabilimento industriale che farà da spartiacque tra la precedente gestione di tipo familiare e obiettivi più ambiziosi, raggiungendo nel 2025 un fatturato di 75 milioni di euro a fronte di 380 dipendenti. Come spiega il brand manager di Maglificio Gran Sasso, Carlo Di Stefano, membro della seconda generazione della famiglia proprietaria.
“Abbiamo da sempre creato un prodotto sostanzialmente classico, ma con materiali d’eccellenza e nobili come cachemire, seta, lana, cotone e lino, rispettando già all’inizio del nostro percorso i concetti legati a quella sostenibilità ora tanto di moda. Siamo stati in grado di portare sul mercato ottimi capi di maglieria al giusto prezzo, capacità che ci è stata riconosciuta in più occasioni da chi si serve da noi”.
Maglificio Gran Sasso, di base a Sant’Egidio alla Vibrata, a poca distanza dal confine tra Abruzzo e Marche, si è distinta per un altro aspetto gestionale nel corso della propria vita d’impresa. Prosegue il brand manager:
“Ciò che esce da qui è solo Made in Abruzzo. Anche nei momenti più complicati dell’economia italiana, quando altri spostarono i siti produttivi all’estero, noi continuammo a investire sul territorio per garantire un futuro il più sereno possibile alle persone legate al maglificio”.
La risposta imprenditoriale di Maglificio Gran Sasso al Covid-19
Inoltre, durante il terribile periodo della pandemia, la Pmi del teramano non si è tirata indietro quando c’era da dare una mano a una ampia fetta della clientela ritrovatasi in difficoltà.
“Nei pesantissimi mesi caratterizzati dal Covid-19 siamo riusciti a supportare, e in alcuni casi pure a coccolare, chi ha sempre creduto nelle capacità del Maglificio Gran Sasso. Certi reparti ebbero la possibilità di continuare a lavorare, garantendo la stessa qualità messa a terra in precedenza. Un’operazione ben fatta che ci ha permesso di aumentare il raggio d’azione, ereditando, in qualche caso, pure lo spazio lasciato da aziende purtroppo cadute in disgrazia”.
Innovazione e tecnologia per una maglieria pregiata
Intanto l’azienda di casa a Sant’Egidio alla Vibrata si sta attrezzando per mantenere l’alto livello produttivo che la contraddistingue. Sviluppo tecnologico che è passato dal rinnovamento progressivo del parco macchine, passaggio indispensabile per restare tra i leader di settore.
“Molto si è fatto e altrettanto è già nei programmi futuri. Abbiamo forzatamente dovuto rinunciare ai telai, ormai dismessi da una decina d’anni, è ci siamo dotati di circa duecento macchinari rettilinei più adatti alle moderne necessità industriali. Questo non significa comunque che il capitale umano abbia adesso una minore valenza. Nel nostro settore infatti la parte manuale del lavoro è sempre molta e tecnici qualificati come i nostri ci aiutano ancora a fare la differenza”.

Lo stabilimento industriale di Sant’Egidio alla Vibrata: oggi conta 380 dipendenti.
Dallo showroom meneghino, ai mercati esteri fino a un flagship store nel cuore della moda milanese
Ben radicato in Europa e non, solo da quando il mercato italiano è diventato più complesso da gestire, Maglificio Gran Sasso ha costantemente visto crescere il proprio fatturato export, fino a raggiungere il 70% attuale.
“In precedenza le percentuali erano opposte, con l’Italia a farla da padrone. Poi le tante richieste arrivate, in particolare da Olanda e Scandinavia, hanno spostato il baricentro commerciale. In quei Paesi si guarda sicuramente più alla qualità che al prezzo, per questo le nostre proposte continuano a piacere parecchio”.

Il brand manager di Maglificio Gran Sasso, Carlo Di Stefano, membro della seconda generazione della famiglia proprietaria.
Tanto che Maglificio Gran Sasso ha dovuto cercare a Milano uno showroom adeguato al crescente successo delle proprie linee d’abbigliamento. E così lo scorso anno, dopo aver dovuto lasciare un ambito espositivo ormai troppo piccolo per contenere collezioni sempre più diversificate, la Pmi abruzzese ha trovato casa in una location prestigiosa e sufficientemente capiente. Conferma il brand manager che:
“Ora siamo al quinto piano di un palazzo storico progettato da Gio Ponti, biglietto da visita di sicuro impatto per un’azienda come la nostra. Un’occasione che non potevamo lasciarci scappare, poter vendere direttamente alla clientela del Medio e Far East e di altri Paesi del mondo. Sono acquisti emotivi, un messaggio che cerchiamo di far passare noi dell’ufficio stile. La grandezza degli ambienti ci ha inoltre consentito di ridurre al minimo i capi che prima dovevamo obbligatoriamente scartare e togliere dai campionari per mancanza di spazio. Adesso, invece, i clienti possono vederli ed eventualmente indossarli e in questo modo comprendere la qualità dei filati di ogni singola produzione”.
Maglificio Gran Sasso, infine, non esclude di poter a breve dotarsi di un flagship store sempre a Milano. Una scelta di comunicazione che dipenderà molto dal fatto di riuscire a trovare, anche stavolta, il posto giusto all’interno del quadrilatero della moda meneghino.

