
Trasformare una pianta spontanea in un’eccellenza conosciuta nel mondo. È la storia di Amarelli, azienda calabrese che dal 1731 ha costruito il proprio successo facendo della liquirizia un prodotto identitario, capace di coniugare tradizione, innovazione, qualità e valorizzazione del territorio. Con quartiere generale a Rossano, in provincia di Cosenza, la pmi calabrese ha chiuso il 2025 con cinque milioni di euro di fatturato a fronte di 35 dipendenti.
Dall’artigianalità medievale all’impresa dolciaria
Una storia lunga quasi tre secoli che, secondo alcune testimonianze, affonda le proprie radici addirittura nel Medioevo. Come spiega Fortunato Amarelli, amministratore delegato dell’azienda.
“A quel tempo la liquirizia era un prodotto medicinale e, spinta dal metodo di spremitura delle radici inventato da un nostro corregionale, partì una sorta di corsa all’oro con un’ottantina di imprese operanti solo qui in Calabria. Successivamente, con l’evoluzione delle tecniche farmaceutiche, rimanemmo però in pochissimi ad avviare un progetto nel dolciario. Un settore in cui ci siamo radicati facendo scelte che, se hanno limitato l’espansione aziendale, hanno anche permesso il mantenimento di un livello qualitativo ben superiore alla media. L’idea, insomma, è stata sempre quella di creare prodotti unici, che rispettino la tradizione e non si confondano con altri affidati alla grande distribuzione”.
Export, il 20% del fatturato arriva da 27 mercati
Per valorizzare questa radice spontanea, che cresce in Calabria, in parte della Sicilia e in diversi Paesi del Mediterraneo e dell’Asia, Amarelli ha scelto canali distributivi coerenti con il proprio posizionamento. Una rete in grado di far arrivare i prodotti dell’azienda calabrese in farmacie, erboristerie, ma anche in “boutique” del bello e buono come quelle presenti all’interno di celebri grandi magazzini, tra cui il londinese Harrods oppure il parigino Galeries Lafayette.

Font e packaging sono uno degli elementi distintivi della pmi di Rossano
Sottolinea Fortunato Amarelli, secondo cui il successo dell’azienda nasce da una visione di lungo periodo:
“Al momento la nostra percentuale export si attesta intorno al 20% e i Paesi che serviamo sono 27. Tra questi il più strategico è sicuramente la Danimarca, porta d’ingresso verso la Scandinavia. Sono zone europee in cui si consuma parecchia liquirizia, come del resto in Germania, Francia e Spagna”.
Innovazione, una vocazione di lunga data
Dall’artigianalità storica, Amarelli ha saputo tracciare anche una visione verso il futuro, accogliendo l’innovazione. Questa propensione all’innovazione portò nel 2001 alla nascita del Museo della Liquirizia “Giorgio Amarelli”, che nello stesso anno venne insignito del premio Guggenheim Impresa e Cultura. Chiarisce l’ad della Pmi del cosentino.
“Anche se forse un imprenditore non può definirsi visionario, guardando indietro però si capisce il perché di una traiettoria industriale vincente. L’introduzione al tempo di caldaie di un certo tipo, dei computer e, nel 1996, di un sito internet preceduto soltanto solo da quelli di Fiat e Ferrari fa comunque intuire il fatto che qui si sia sempre provato a guardare oltre l’orizzonte. È stato un riconoscimento alla passione messa per dare vita ad un’esposizione in grado di attirare mediamente 70mila visitatori l’anno. In quegli ambienti non raccontiamo esclusivamente l’azienda, ma un comparto: le 80 imprese che hanno fatto partire la storia della liquirizia in Calabria. Lo facciamo mostrando al pubblico documenti, strumenti di lavoro, come pure gli abiti utilizzati durante il lavoro quotidiano”.

Il legame con il territorio e le nuove generazioni
Un’attenzione che si è estesa anche sul rapporto con il territorio e, nello specifico, su quello con le nuove generazioni. Prosegue Amarelli:
“Abbiamo investito per rafforzare il legame con i collaboratori e la gente di Calabria, con chi magari veniva a giocare qui da bambino e continua a tornarci da anziano. Perché penso che le imprese che non costruiscono valore, nel tempo diventino sempre più un corpo estraneo e alla fine vengono espulse dalla comunità. Lavoriamo pure sull’orgoglio di rappresentare un’azienda nata nel 1731 e l’assenza di turnover rafforza le nostre scelte. Le nuove generazioni? Da imprenditori dobbiamo necessariamente compiere un passo ulteriore: vogliono far parte della visione complessiva e credo gli vada ceduta la quantità di spazio indispensabile per contribuire a trasformare in meglio aziende come Amarelli”.
Nuovi prodotti in arrivo per crescere di valore
Guardando al futuro, la pmi di casa a Rossano ha poi in cantiere una serie di progetti capaci di accelerare il proprio sviluppo orizzontale. Conclude Fortunato Amarelli:
“In particolare, nuovi prodotti della linea cioccolata e la reimmissione sul mercato di caramelle della tradizione dolciaria degli anni ’30. Intanto stiamo collaborando con un’azienda che fa un dentifricio alla liquirizia, con un liquorificio e un produttore di gelati. Il nostro obiettivo non è crescere nei volumi, quanto nel valore riconosciuto del marchio”.

