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Febbraio 2017 - © L'Imprenditore

L’importanza di un traguardo

di Carlo Robiglio

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Il primo maggio del 2004 dieci nuovi paesi entrarono a far parte dell’Unione europea. Fu un giorno di festa, celebrato da est a ovest con tantissimi eventi. Concerti si tennero a Berlino, Varsavia e La Valletta; una cerimonia di riunificazione ebbe luogo al confine italo-sloveno e fuochi d’artificio animarono il vecchio confine tra Germania e Polonia. Romano Prodi, all’epoca presidente della Commissione europea e del quale su questo numero ospitiamo una bella intervista, dichiarò che quel giorno gli europei stavano celebrando il fatto che non esistevano più “artificiali barriere ideologiche” a separarli. “Condividiamo lo stesso destino e saremo più forti quando agiremo insieme”, concludeva.

Da allora sono trascorsi quasi tredici anni. Le speranze sottese a quelle parole sembrano affievolite, se non quasi del tutto scomparse. L’Europa, infatti, si prepara a tagliare il nastro dei 60 anni dalla firma dei Trattati di Roma (con i quali venne istituita la Comunità economica europea) in un clima di reciproca diffidenza fra gli Stati e di divisione su molte questioni, di cui quella economica e quella migratoria costituiscono probabilmente le principali. Si tratta di compiti difficili, con i quali l’Unione dovrà misurarsi, come ci racconta il nuovo presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

La scelta di dedicare, da parte nostra, un approfondimento al tema Europa non è casuale. Lo abbiamo fatto perché crediamo necessario raccontare da quali ideali nobili – e da quale paziente azione di costruzione – è nata quella che oggi chiamiamo Unione europea.

Prima di gettare al vento lo sforzo di chi ci ha preceduto, bisognerebbe forse rileggere quanto Friedrich Nietzsche, in “Umano, troppo umano”, notava come effetto dell’estinguersi delle credenze metafisiche: “L’individuo tiene troppo strettamente conto della sua breve vita e non accoglie gli impulsi più forti a costruire istituzioni durevoli, progettate per i secoli; vuole essere egli stesso a cogliere il frutto dell’albero che pianta, e perciò non ama più piantare quegli alberi che richiedono una cura regolare e secolare e che sono destinati a far ombra a lunghe teorie di generazioni”.

Messi da parte gli aspetti più filosofici, ciò che può valere ancora oggi delle parole del pensatore tedesco, è il fatto di credere che un nobile ideale ripaghi, anche indirettamente, degli sforzi compiuti. D’altronde, coloro che ricordiamo come i Padri fondatori dell’Europa non videro mai – per ovvi motivi anagrafici – l’Europa a 28 stati che esisteva fino alla scorsa primavera. Eppure ciò non rese meno tenace il loro impegno. E, d’altra parte, l’impulso a costruire qualcosa di duraturo non è forse lo stesso che anima noi imprenditori quando mettiamo su – pezzo dopo pezzo – la nostra impresa? Quando ci auguriamo che prosperi e ci sopravviva, magari guidata da uno dei nostri figli?

Di un altro traguardo importante, che però ci riguarda più da vicino, parliamo sempre in questo numero: i cento anni dell’Unione Industriali Napoli. Un anniversario significativo che racconteremo nel corso dell’anno approfondendo di volta in volta i temi scelti dall’associazione, in collaborazione con il Sistema, per gli eventi celebrativi.

Si comincia con la “quarta rivoluzione industriale”, legata al convegno del 28 febbraio. Questa, infatti, si presenta come una grande occasione per le imprese del Sud, specialmente adesso che segnali di ripresa si avvertono, in Campania soprattutto.

Ma non solo. Come tappa del Centenario, l’evento si pone come un appuntamento con il futuro dell’impresa con l’obiettivo di costruire una proposta di politica economica che, partendo dal Mezzogiorno, possa ampliarsi all’Italia e all’Europa.

Riscoprire la centralità del Sud e del Mediterraneo in generale, d’altronde, è una ricetta auspicata da molti per guarire i mali dell’Europa. Dare una mano in questo senso ci farebbe estremo piacere.

limprenditore

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