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Luglio 2017 - © L'Imprenditore

La cultura chiama

di Patrizia Ziino e Silvia Matranga

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Arte, cinema, editoria, ma non solo. tutte le imprese dei settori culturale e creativo possono partecipare al programma europeo che ha stanziato un budget complessivo di 1,46 miliardi di euro

 

L’industria creativa e culturale trova, nella programmazione europea 2014-2020, uno spazio a lei interamente dedicato: un programma di finanziamenti diretti che tutela e sostiene il settore e, allo stesso tempo, contribuisce al rafforzamento della dimensione culturale europea. Europa Creativa realizza, infatti, l’impegno delle istituzioni europee a investire, in misura crescente, sul patrimonio culturale riconoscendone la forza, sia come elemento di identità (sovra)nazionale che come leva di competitività strategica.

Su queste premesse si basano i due obiettivi principali del programma: promozione della diversità culturale e linguistica e rafforzamento della competitività dei settori culturali e creativi, al fine di incoraggiare una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Questi obiettivi si inseriscono nella volontà più ampia di favorire la cooperazione transnazionale, aumentando la circolazione e la mobilità di opere e operatori e lo scambio di esperienze e know how.

 

Nato dalla confluenza e dal successo dei precedenti programmi Cultura, Media e Media Mundus, Europa Creativa dispone di un budget totale di 1,46 miliardi di euro, distribuiti in due sottoprogrammi e una sezione transettoriale.

Il sottoprogramma Media, a cui è diretto il 56% circa del budget totale, è dedicato all’industria del cinema e dell’audiovisivo. È articolato in 12 linee di finanziamento, che spaziano dalla produzione dei videogames ai festival, passando per il supporto alle società di produzione e a quelle di distribuzione. Si tratta del sottoprogramma più orientato al mercato.

Il sottoprogramma Cultura, che copre il 31% del budget totale, ha un approccio multidisciplinare e copre tutte le discipline del settore culturale e creativo, ad eccezione dell’audiovisivo. Possono fare domanda gli operatori (pubblici e privati) della filiera (ma non le persone fisiche), ad esempio le industrie creative e culturali, le associazioni culturali, le case editrici e le università. Sono quattro gli ambiti a cui è possibile rivolgere domanda di finanziamento: cooperazione europea, traduzione letteraria, network e piattaforme.

La sezione transettoriale, alla quale è destinato circa il 13% del budget, si occupa della promozione della cooperazione transnazionale e del sostegno alla rete dei Creative Europe Desk. Da giugno 2016, all’interno di questa sezione è stato istituito uno strumento di garanzia, pari a 121 milioni di euro, a supporto delle piccole e medie imprese del settore creativo e culturale per ridurre le difficoltà di accesso al credito.

Il Fondo, che agisce in qualità di assicurazione per gli intermediari finanziari, viene gestito dal Fondo europeo per gli investimenti per conto della Commissione europea. Attualmente è in atto all’interno dei paesi membri l’iter di selezione degli intermediari finanziari. Anche in Italia il processo deve essere completato: ci sarà tempo fino a settembre 2020 per candidarsi al bando.

 

“Aiutare le imprese nei settori culturali e creativi a crescere e ad accedere a soluzioni di finanziamento basate sul mercato rientra tra le priorità della Commissione europea – spiega Walter Zampieri, Capo di Unità Cultural Policy della Commissione -. Ci aspettiamo che il Fondo nei prossimi sei anni generi prestiti bancari per un valore di oltre 600 milioni di euro. Si tratta di prestiti bancari, ai quali le imprese operanti in settori come i festival, la musica e i musei normalmente non riuscirebbero ad accedere. La messa in opera del Fondo sarà accompagnata da attività di formazione gratuita per gli intermediari finanziari, allo scopo di ottenere effetti strutturali sul sistema di erogazione de credito”.

Infine, parte del budget di Europa Creativa supporta anche le Capitali europee della Cultura. Nel 2019 il titolo spetterà alla città di Matera, un appuntamento al quale presentarsi pronti, con proposte e progettualità in grado di scrivere una pagina di successo, basata sul dialogo tra istituzioni, la partnership pubblico-privato e un ampio coinvolgimento della collettività.

 

Proprio su questi temi il Gruppo tecnico Cultura e Sviluppo ha tenuto a giugno in Confindustria, in collaborazione con la Delegazione presso l’Unione europea, il seminario “Investire in cultura”, con l’intento di promuovere tra le imprese una maggiore informazione e quindi una migliore partecipazione in Europa.

Per Renzo Iorio, presidente del Gruppo, “Confindustria intende proseguire e rafforzare l’impegno sulla filiera lunga della cultura attraverso nuove occasioni di informazione per le imprese associate, realizzate sempre con la collaborazione della Delegazione di Bruxelles, che garantisce un presidio costante e proattivo sulle opportunità di finanziamento dall’Ue”. “L’obiettivo – conclude – è stimolare non solo una maggiore partecipazione, ma soprattutto una migliore progettazione che punti alla qualità. In questo modo, sarà possibile confermare in Europa la nostra naturale leadership culturale, a beneficio non solo degli operatori del settore ma dell’intero Paese”.

limprenditore

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