
Due siti produttivi, una cultura aziendale comune e vincente. È questo il risultato del progetto di sviluppo avviato in Sicilia a fine anni ’90 dai fondatori Giuseppe Antonio Richetti e Sabine Annemarie Felder. Il duo è stato capace di dare alla Richetti S.p.A. quella visione che in seguito ha permesso di allargare il proprio campo d’azione anche in Abruzzo.
La traiettoria è stata tracciata a partire da Caltagirone, con la realizzazione dello stabilimento siciliano, dedicato agli snack salati surgelati per la ristorazione organizzata. Successivamente, nel 2008, la rotta imprenditoriale ha fatto tappa a Teramo, dove la realtà industriale guidata dalla famiglia Richetti, ora socio di minoranza, si è arricchita ulteriormente con l’acquisizione del segmento che produceva biscotti e merende.
Una storia imprenditoriale “sfiziosa”: il successo di Richetti
Sfiorati nel 2025 i 72 milioni di euro di fatturato attraverso il lavoro di circa 250 dipendenti, Richetti poggia il proprio sviluppo su due specializzazioni commerciali complementari. Come racconta Francesco Richetti, amministratore delegato e membro della famiglia fondatrice:
“Il nostro contributo non si esaurisce in una ricetta o in una singola referenza. Abbiamo cercato di costruire un modello industriale capace di tenere insieme qualità del prodotto, efficienza, volumi e rapidità di risposta. Per i clienti è importante sapere che un prodotto potrà mantenere caratteristiche costanti anche quando la domanda cresce e che il produttore sarà pronto ad accompagnare quella crescita”.
Investire in risorse e tecnologia per crescere
Per questo, l’azienda ha continuato a investire negli impianti e nelle persone, evitando che la capacità produttiva fosse un limite alle prospettive di crescita. È stato poi decisivo investire nella tecnologia a supporto dei processi, spiega Richetti:
“La tecnologia ci aiuta a rendere i processi più affidabili e competitivi. L’esperienza dei nostri colleghi ci permette di trasformare le esigenze dei clienti in prodotti realizzabili su scala industriale, scegliendo inoltre di stabilire rapporti profondi e duraturi con un numero selezionato di partner. È questa combinazione di investimenti e relazioni a rappresentare, secondo me, il nostro elemento distintivo”.
Nel frattempo Richetti si trova, come altre aziende, a dover gestire la naturale evoluzione nel tempo delle richieste della Gdo e della ristorazione in genere a chi produce. Ambiti dove emerge quanto il ruolo del produttore sia diventato più complesso, racconta l’ad di Richetti:
“La Gdo richiede qualità costante, proposte capaci di rispondere a esigenze diverse dei consumatori, prezzi competitivi e grande affidabilità nelle forniture. Quando un prodotto viene distribuito su più mercati, occorre saper gestire volumi importanti e programmi di sviluppo che possono evolvere rapidamente. Nella ristorazione organizzata sono centrali anche la praticità di utilizzo e la ripetibilità del risultato. A noi produttori viene quindi chiesto molto più che realizzare una commessa. Dobbiamo partecipare allo sviluppo del prodotto, organizzarne la produzione e garantire continuità”.
L’Ia come supporto nell’analisi dei dati e il monitoraggio degli standard produttivi
Da qualche tempo, poi, il quotidiano di Richetti si è arricchito – ma non troppo – del supporto dell’intelligenza artificiale. Strumento che i suoi vertici aziendali stanno tutt’ora soppesando in termini di possibilità d’uso.
“Non utilizziamo ancora l’intelligenza artificiale in modo strutturato nei nostri processi, ma stiamo facendo i primi passi per introdurla sul fronte produttivo. L’ambito che ci interessa maggiormente è l’analisi dei dati: poter leggere con maggiore tempestività ciò che accade sulle linee di produzione e intercettare subito eventuali scostamenti rispetto agli standard. Non penso all’Ia come a un sostituto dell’esperienza maturata in stabilimento. La qualità di un prodotto alimentare e le decisioni che la riguardano restano una responsabilità delle persone. La tecnologia può però dare loro strumenti migliori e contribuire, nel tempo, a rendere i processi più controllati ed efficienti”.
I prodotti di punta di Richetti
Tra gli snack più richiesti spiccano sicuramente, come volume, le merendine al latte refrigerate e le merende al latte refrigerate con ricopertura al cioccolato. Accanto a queste proposte Richetti ha sviluppato prodotti senza zuccheri aggiunti, senza glutine e snack refrigerati proteici, per rispondere a richieste sempre più diversificate.
“La qualità, soprattutto quando si producono grandi volumi, non può dipendere soltanto dal controllo finale. Deve essere costruita lungo tutto il processo: nella scelta delle materie prime, nella definizione delle ricette, nella precisione della lavorazione e nella gestione di un prodotto che richiede refrigerazione. Investire in linee più moderne significa anche poter governare meglio questi passaggi e rendere il risultato più costante. Processi in cui resta decisivo il contributo delle persone”.

Richetti S.p.A. è il secondo produttore europeo di merendine da frigo e surgelati per la ristorazione organizzata.
In un momento storico in cui nel settore è richiesta, come fa capire Richetti, “molta disciplina industriale” per poter offrire prodotti di qualità, condizioni competitive e riuscire a rispondere velocemente a nuove esigenze, tenere insieme tutto necessita di organizzazione e investimenti continui.
“A tal proposito, negli ultimi 12 mesi abbiamo realizzato 32 nuove assunzioni e portato avanti un importante programma di investimenti, legati anche alla qualità delle relazioni industriali e commerciali”.
In chiave futura, infine, è stato deciso un piano di investimenti quantificabile in circa 15 milioni di euro.
“L’intervento più importante riguarda una nuova linea produttiva già avviata nello stabilimento di Teramo. Continueremo a lavorare su automazione, innovazione tecnologica e competenze, con attenzione alla sicurezza e alla qualità del lavoro. Vogliamo che gli stabilimenti crescano insieme alle persone che vi lavorano”.
Sul piano commerciale, Richetti punta a sviluppare le partnership esistenti, rafforzare la presenza del brand nei mercati europei ed esplorare nuove aree geografiche. Perché, come precisa Francesco Richetti:
“La crescita, per noi, deve sempre poggiare su basi industriali solide”.

