
In testa alla classifica italiana per numero di clienti, Fema Industry è un’azienda che nel corso degli ultimi trent’anni è riuscita ad affermarsi nel settore del taglio del poliuretano espanso. Una traiettoria commerciale partita dalla manutenzione dei macchinari e dalla gestione del software, per poi traslare nel campo del revamping, cioè nell’acquisizione di macchine vecchie da riportare a livelli di tecnologia più moderni.
Lo racconta Pietro Marchetti, membro della famiglia proprietaria e business developer:
“Il nostro è un portafoglio prodotti piuttosto ampio e variegato, destinato a più d’una categoria di clienti. Si va dal cosiddetto trasformatore, società posizionate all’interno dell’indotto del settore dei salotti, al produttore di poliuretano espanso, che taglia i blocchi di spugna con le macchine di Fema Industry. Supportiamo inoltre l’automotive, alla costante ricerca di strumenti per modellare il poliestere espanso, i materassai, le società che producono fazzoletti per l’ortofrutticolo e altri campi. C’è pure chi si occupa di spugnette per la cucina o per il corpo”.
Un’eccellenza tutta italiana nel taglio del poliuretano espanso
Nel suo percorso pluridecennale, la Pmi con quartier generale a Gravina, in provincia di Bari, non ha di fatto incontrato veri competitor all’interno dei confini nazionali, dovendo comunque mantenere un alto profilo industriale soprattutto per non dare troppo spazio alla concorrenza estera. Con 6 milioni di fatturato nel 2025 e 45 dipendenti, oggi spiega Marchetti:
“Essere leader in Italia ovviamente ci gratifica, ma siamo sempre attenti e focalizzati sul riuscire ad intercettare per tempo gli input che vengono dal mercato internazionale. La concorrenza più forte ci è portata infatti da due aziende tedesche, realtà capaci nel tempo di lanciare tecnologie innovative per diversi tipi di spugne di poliuretano espanso, con utilizzi molto differenti e a largo spettro.
Quindi, anche per questo motivo, Fema Industry continua a muoversi senza concentrarci su un ambito specifico, gestendo tutto all’interno della sede aziendale attraverso l’uso di software proprietari.

Pietro Marchetti, membro della famiglia proprietaria e business developer di Fema Industry
Modus operandi che si basa insomma su tecnologie di loro produzione, tra cui spicca il sistema inclinabile Sts, soluzione in grado di dare all’operatore una sicurezza ancora maggiore rispetto a prima, oltre a permettere uno svolgimento più rapido del lavoro. Chiarisce Marchetti:
“Il sistema automatico che si occupa del pezzo che si vuole tagliare è totalmente nostro e brevettato. La macchina si posiziona in automatico lasciando in vista solo la quantità di lama strettamente necessaria per il taglio e garantendo così totale sicurezza a chi è chiamato a fare determinati movimenti. Più sicuro rispetto ad altri macchinari inclinabili del tipo “salita e discesa”, il sistema Sts ci consente di essere gli unici a poter mettere sul mercato una macchina simile”.

La presenza consolidata sui mercati esteri
Capace di avere consolidato un ampio gradimento pure oltre i confini nazionali, anche Fema Industry ha un fatturato estero che ha purtroppo subito i contraccolpi relativi agli eventi planetari accaduti negli ultimi anni.
“Ormai siamo presenti in tutti e cinque i continenti. Dall’Australia a Canada e Stati Uniti, dalla Cina a tutta l’Europa, con l’Italia che comunque continua a fare incetta delle nostre macchine. Per l’export al momento siamo in sostanziale parità: 50% estero, mentre il resto ci viene richiesto da clientela interna”.
Prospettive future nel segno dell’innovazione
Inoltre, per integrare al meglio le varie anime aziendali e non solo, Fema Industry si serve quotidianamente dell’intelligenza artificiale, strumento in ogni caso da monitorare nel futuro prossimo per Marchetti.
“La utilizziamo in diversi settori: per aggiornare i manuali d’uso dei macchinari, l’ultimo fatto in lingua serba, ma ci serviamo con continuità pure dell’Ia generativa. Qualche settimana fa negli Stati Uniti si è aperta una discussione sulla sua potenziale pericolosità e non è che si dorma tranquilli pensando a cosa potrà diventare. Dovremo capire come muoverci, insomma. Devo però dire che è in grado di risolvere parecchi problemi pratici e ho in programma di inserire agenti claude code per automatizzare ancor più i processi interni”.
Per il 2027, infine, Fema Industry ha intenzione di immettere sul mercato un robot antropomorfo capace di realizzare manufatti per il settore dei mobili imbottiti.
“Lo presenteremo nel 2027 alla fiera di Colonia per seguire le ultime tendenze che interessano i brand del lusso. Forme particolari e molto tondeggianti per le quali diventa alquanto complicato utilizzare i metodi tradizionali. Per ora, comunque, ci limiteremo a gestire solo piccole quantità”.

