
Le imprese diventano interpreti e custodi del patrimonio culturale del Paese, progettando insieme iniziative che possano valorizzare la storia, l’identità e l’eredità industriale espressa dalle realtà produttive e dal loro rapporto con i territori.
Martedì 29 settembre 2026 nella sede di Confindustria, le imprese da tutta Italia hanno partecipato al “Gruppo Tecnico di Cultura d’Impresa”, un’occasione per confrontarsi su idee, progetti e strategie che promuovano la “cultura politecnica” del Paese e la veicolino con nuove modalità comunicative.

Il vice presidente per la Cultura d’impresa e la certezza del diritto di Confindustria, Francesco Somma, nonchè Presidente del Gruppo Tecnico di Cultura d’impresa
L’obiettivo è rendere la fruizione culturale e i temi della cultura d’impresa accessibili non solo per chi vive ogni giorno dentro le aziende, ma anche per i territori e comunità che ospitano le realtà produttive. Più di tutto, sostenere imprenditori e imprenditrici nella costruzione di un racconto partecipato e coinvolgente delle imprese, luoghi accessibili e importanti per la memoria storica del Paese.
A guidare i lavori, il vice presidente per la Cultura d’impresa e la certezza del diritto, Francesco Somma. L’invito, per tutte le realtà associative, è quello di diventare protagoniste di una vera rivoluzione culturale:
“Ci aspettiamo che ogni componente porti idee, perché la guida dev’essere collettiva e corale. Ci siamo resi conto infatti che oggi non c’è una reale consapevolezza sull’importanza che l’industria ha per il Paese, a fronte purtroppo di un retaggio antindustriale che spesso mina le possibilità del nostro sistema industriale. Questo valore va fatto conoscere”.
Ed è per questo che Francesco Somma ha posto con il primo appuntamento del Gruppo Tecnico di Cultura d’Impresa le basi per un confronto corale e partecipato di tutte le imprese, spronando al dialogo e alla contaminazione tra realtà industriali di ogni settore: comunicazione, meccatronica, sanitario, costruzioni, servizi museali, mobilifici e tutte quelle anime che contraddistinguono l’eccellenza del Made in Italy nel mondo.
“La ragione ultima di questa capacità tutta italiana è la cultura politecnica, l’insieme di saperi tecnici e scientifici che si unisce a quelli umanistici e sociali. Questi valori devono essere compresi da tutti i pubblici e i contesti. Solo attraverso la cultura riusciremo a raggiungere gli obiettivi in un Paese come il nostro, dove le imprese sono tanto importanti”.
Una call to action alle imprese per una proposta progettuale sulla cultura d’impresa
La sfida del Gruppo Tecnico è ambiziosa. Realizzare, entro la prossima riunione confederata, una proposta progettuale che armonizzi l’indirizzo valoriale delle imprese sulla cultura d’impresa e punti a realizzare eventi, rassegne, festival, contest e momenti partecipativi che riscrivano l’immaginario industriale e lo raccontino in tutta la sua autenticità. Con passione, creatività, ma soprattutto trasparenza, correttezza informativa e onestà intellettuale.
È quanto, in apertura, racconta anche Giovanna Ricuperati, presidente di Confindustria Bergamo e promotrice di un confronto partecipato col Gruppo New Media nella primavera 2025. Un momento che, da un punto di vista strategico, ha segnato l’intenzione del Sistema di aderire a uno stile comunicativo consapevole, vicino alle imprese e alle persone:
“Vogliamo un’informazione sempre più puntuale su cosa significhi la cultura per la nostra società e le nostre imprese. Imprese che sono un presidio sociale, non solo perché producono welfare all’80%, ma perché esprimono ambiti di socialità. Per questo, a marzo 2025 abbiamo sottoscritto un accordo con i New media per raccontare l’industria con trasparenza, superare gli stereotipi e superare i vuoti di consapevolezza delle imprese”.
Parte di questo lavoro sarà esplicato in uno dei tavoli di lavoro tematici del Gruppo Tecnico della Cultura d’Impresa, dedicato al Digital Media. Uno spazio di lavoro dove tutte le imprese e Pmi potranno avanzare le loro proposte su cosa significhi comunicare l’impresa, come farlo e quali modelli abbandonare. Per uno storytelling moderno dell’industria italiana.
Fare cultura d’impresa, sui territori: le iniziative in programma
L’autunno è alle porte e gli appuntamenti in programma sono già tanti per la valorizzazione della cultura d’impresa. A partire dalle Giornate Fai D’Autunno (sabato 10 e domenica 11 ottobre 2026), un’iniziativa che Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano), Confindustria e Museimpresa dedicano alla valorizzazione dell’heritage industriale, del patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese. La collaborazione tra Fai, Confindustria e Museimpresa avrà carattere sperimentale per l’anno 2026 e sarà orientata all’individuazione di un primo gruppo di imprese disponibili a partecipare alle Giornate Fai d’Autunno 2026 attraverso l’apertura straordinaria di propri siti produttivi o altri luoghi significativi della propria storia e del proprio legame con il territorio.
Il 13 ottobre 2026, inoltre, una commissione decreterà il capoluogo che nel 2027 sarà Capitale della Cultura D’Impresa: tra le candidate, Ancona, Terni e Siracusa.
Si proseguirà poi, dal 9 al 23 novembre 2026, con la XXV Settimana della cultura d’impresa dal titolo “Conoscere per competere”, la manifestazione nazionale promossa da Confindustria e Museimpresa per valorizzare i valori e le storie che caratterizzano il tessuto imprenditoriale italiano. All’interno dell’evento o comunque entro la fine dell’anno, il gruppo Digital Media sta lavorando per realizzare un evento dedicato alla narrazione digitale della comunicazione d’impresa. Spiega Ricuperati:
“Sarà un evento mediatico diverso su come comunicare l’impresa, attraverso i new media che riterremo adeguati lo sviluppo viaggerà come una staffetta, alternando old media e new media. L’evento vedrà il coinvolgimento diretto delle imprese, che faranno da testimonial con il loro pubblico selezionato, attraverso i loro canali digitali”.
Le imprese si aprono al confronto
Quando c’è dialogo, cresce anche la consapevolezza. Vale per chi non conosce le imprese, ma anche per quel panorama di imprenditori e imprenditrici che non ha strumenti adeguati a farsi conoscere. Senza un’apertura delle imprese, fisica e simbolica, è difficile riformare la considerazione che l’opinione pubblica ha dei luoghi produttivi. I territori hanno un ruolo cruciale in questa missione. Francesco Somma, racconta che il suo mandato sarà nel segno dell’innovazione:
“Questi due anni si devono caratterizzare anche per delle novità, in primis creare un ecosistema friendly rispetto alle iniziative territoriali”.
Chi fa impresa dovrà concepire la modernità sotto un’altra veste. Antonio Calabrò, presidente di Museimpresa e di Fondazione Assolombarda, afferma che:
“Noi siamo un Paese che da sempre ha avuto un cattivo rapporto con la modernità. Il nostro impegno è a favore della produttività, ma soprattutto della conoscenza e della cultura d’impresa. Se il Paese non ci percepisce, la responsabilità è nostra: abbiamo la responsabilità di dire che le imprese sono pronte ad aprirsi e a farsi conoscere, sia dai nuovi media sia da quelli tradizionali”.
Si pensi al settore chimico, il primo a spronare a una visione delle imprese aperte e non arroccate dentro le loro logiche aziendaliste. Il confronto, la flessibilità, l’adattamento e la comprensione delle esigenze di questo tempo sono ingredienti oggi essenziali per la crescita industriale. Non conta la dimensione, ma le ambizioni e la capacità delle imprese di far sistema. Così, Maria Angela Spezia, vice presidente di Confindustria Piacenza e direttrice de L’Imprenditore, magazine di Piccola Industria:
“Grandi imprese e medio piccole. Due modi diversi di intendere la cultura d’impresa. Le grandi hanno responsabilità morale e sociale di dare strumenti alle piccole per raccontarsi. Hanno la grande responsabilità di dare un segnale forte sul territorio, che sia poi replicato”.

