
Le Pmi rappresentano un motore fondamentale del nostro Sistema Paese. In Italia parliamo di oltre 240mila piccole e medie imprese che, pur rappresentando numericamente circa il 5% del tessuto imprenditoriale, generano il 42% del fatturato nazionale, il 41% del valore aggiunto e occupano il 35% degli addetti del settore privato.
Questi numeri ci ricordano una cosa molto semplice: la competitività dell’Italia passa inevitabilmente dalla competitività delle sue Pmi. Oggi però queste imprese operano in uno scenario internazionale estremamente volatile.
La trasformazione digitale delle economie manifatturiere è un percorso non più procrastinabile. Per le imprese significa rafforzare la propria competitività e rispondere con maggiore rapidità ai cambiamenti del mercato. Inoltre, l’automazione delle attività a basso valore aggiunto consente di destinare le persone a funzioni più strategiche favorendo lo sviluppo di nuove competenze.
Crediamo che la convergenza delle tecnologie digitali oggi disponibili rappresenti una straordinaria opportunità per le Pmi. Se guidata da una strategia chiara, può incidere concretamente sulla competitività e sulla capacità di creare valore.
Oggi le imprese dispongono di una quantità di dati senza precedenti. La vera sfida è trasformare questo patrimonio informativo in conoscenza e decisioni migliori, grazie a strumenti digitali sempre più accessibili.
La transizione digitale rappresenta un’opportunità anche per le piccole e medie imprese, che costituiscono una componente essenziale dell’economia italiana ma hanno ancora bisogno di essere accompagnate lungo questo percorso. Non è soltanto una questione di risorse finanziarie: servono soprattutto conoscenza, consapevolezza dei propri bisogni e capacità di individuare le tecnologie più adatte a generare valore. In questo contesto il ruolo di Piccola Industria è fornire agli imprenditori gli strumenti per comprendere il contesto in cui operano, orientarsi tra le opportunità offerte dall’innovazione e compiere scelte consapevoli per la crescita delle proprie imprese.
I dati: cresce l’adozione del digitale, ma il divario resta
Il rischio è evidente: ampliare il divario tra le Pmi e le grandi imprese, ma anche tra il nostro sistema produttivo e quello di altri Paesi che stanno investendo con maggiore velocità e consapevolezza nelle nuove tecnologie. I dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano lo confermano. È certamente positivo che nel 2025 una Pmi su due abbia aumentato gli investimenti in trasformazione digitale rispetto all’anno precedente. Tuttavia, preoccupa il fatto che oltre metà delle Pmi italiane manifesti ancora un interesse debole o addirittura assente verso il digitale. In tema di Ia, in particolare, i dati ci dicono che l’adozione dell’Ia sta crescendo rapidamente (il valore del mercato dell’Ia è pari a 1,8 miliardi, segnando +50% sul 2024). Parallelamente, l’Istat rileva che l’adozione dell’Ia nelle imprese con almeno 10 addetti è raddoppiata in un anno, passando dall’8,2% del 2024 al 16,4% del 2025. Una crescita trainata soprattutto dalle grandi imprese, che coinvolge ormai oltre la metà delle aziende, mentre tra le Pmi il potenziale di diffusione resta ancora molto elevato.
E questo, per un sistema industriale come il nostro, è un tema decisivo. Perché noi siamo un Paese di filiere. E una filiera funziona solo se tutti gli attori sono in grado di evolvere insieme. Quindi se l’innovazione resta in pochi nodi, non genera valore diffuso, ma rischia, al contrario, di creare squilibri.
Competenze, ecosistema e intelligenza artificiale per accompagnare le PMI
Per affrontare questa sfida serve un cambiamento culturale profondo. La trasformazione digitale non può essere affrontata esclusivamente come un tema tecnologico. Riguarda il modo in cui le imprese prendono decisioni, organizzano i processi, valorizzano i dati, sviluppano competenze e costruiscono nuove relazioni lungo le filiere. Per questo motivo diventa fondamentale rafforzare l’interazione tra le imprese e il loro ecosistema di riferimento: università, competence center, Digital Innovation Hub, centri di ricerca, fornitori tecnologici e associazioni. Questo ecosistema deve diventare una vera estensione della Pmi, soprattutto per accompagnare quelle realtà che non dispongono internamente di tutte le competenze necessarie.
In questo percorso, l’adozione dell’Intelligenza artificiale rappresenta una importante leva di trasformazione: dalla capacità di estrarre valore dai dati alla possibilità di monitorare in tempo reale consumi ed efficacia energetica, fino alla costruzione di modelli predittivi per ridurre sprechi e ottimizzare i processi. Tuttavia, la sfida non riguarda solo la tecnologia in sé, ma anche – e soprattutto – lo sviluppo di una cultura digitale diffusa, in cui competenze, gestione dei dati e governance etica siano parte integrante della strategia d’impresa.
In questa direzione si inseriscono anche le iniziative promosse da Piccola Industria: dalla mappatura dei centri per l’innovazione presenti sui territori ai percorsi formativi della Pmi Academy dedicati all’intelligenza artificiale, fino alla raccolta di casi d’uso e best practice e alle proposte di policy per sostenere gli investimenti in digitalizzazione, cloud e IA. Un insieme di strumenti pensati per accompagnare le Pmi lungo un percorso di trasformazione che richiede competenze e consapevolezza ma, soprattutto, una visione di lungo periodo.

