
Ci sono tanti Paesi che guardano al Made in Italy riconoscendone l’eccellenza. Uno di questi è l’India, quarta economia mondiale per Pil, un mercato promettente per l’Italia alla luce del recente Free Trade Agreement sottoscritto con l’Unione Europea. Oggi l’India rappresenta uno dei mercati più dinamici e strategici per le imprese italiane, com’è emerso anche il 22 aprile nell’evento “India–Italy: Business Partner, Brighter Future”, promosso da Il Sole 24 Ore e Banco Bpm.
L’iniziativa si è concentrata sulle relazioni diplomatiche e commerciali tra i due paesi e ha visto la partecipazione di Emanuele Orsini, presidente di Confindustria. Per l’occasione Orsini ha affrontato la questione offrendo diverse riflessioni sullo stato delle imprese e dell’industria italiana in uno scenario geopolitico frammentato, precario ma anche sfidante per le ricerca di nuovi partner commerciali.
Commercio, Orsini: “Rapporti con India sono importanti, bisogna cercare nuovi sbocchi”
In un contesto globale segnato da profonde trasformazioni geopolitiche ed economiche, in cui crescere solo sul mercato domestico è sempre più complesso, l’India oggi vanta un valore stimato superiore a 4.100 miliardi di dollari.
I rapporti commerciali con l’India “sono sempre più importanti, anche alla luce dell’accordo commerciale che c’è stato e delle relazioni geopolitiche che rendono sempre più importanti i nuovi sbocchi commerciali”. Così è intervenuto il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, a margine del convegno “India-Italy: Business Partner, Brighter Future”.
Istituzioni, esperti e aziende già attive sul mercato sono intervenute analizzando scenari, strumenti e casi concreti d’investimento in un Paese dalla crescita economica stimata al 6,2%, con una delle forze lavoro più giovani del pianeta, nonché il secondo bacino mondiale di competenze in Ai dopo gli Stati Uniti. Un’occasione di confronto per comprendere come sfruttare al meglio i vantaggi offerti dal mercato indiano per una reale opportunità di crescita.

Da sinistra: Emma Marcegaglia, Amministratrice delegata di Marcegaglia; il presidente di Confindustria Emanuele Orsini; l’a.d. di Banco Bpm, Giuseppe Castagna; Fabio Tamburini, direttore de Il Sole 24Ore e Regina Corradini D’Arienzo, amministratrice Delegata e Direttrice Generale di SIMEST Spa
“L’India è fondamentale per un motivo molto semplice”, ha proseguito Orsini, cioè conta “1,4 miliardi di persone, un mercato che può essere molto positivo per l’Unione europea”. L’obiettivo per il presidente di Confindustria è “portare i nostri prodotti all’estero perché è un momento fondamentale, anche alla luce della perdita del mercato del Golfo”. Un’area importantissima per le industrie italiane, visto che “è un’area che vale 32 miliardi di interscambio con un saldo positivo di 11 miliardi”, ribadisce Orsini. La chiusura dello Stretto di Hormuz sta mettendo in ginocchio in particolare l’Italia e le sue attività produttive. “Abbiamo detto che se il prezzo del barile andasse a 140 dollari e proseguisse così fino alla fine dell’anno, vorrebbe dire 21 miliardi di spese in più per le nostre imprese per i costi energetici, ovvero un 2,7% in più di costo energetico per le nostre imprese”.
In questo scenario, non si esclude il ricorso a fonti d’energia rinnovabili. “Non siamo contro le rinnovabili”, ha detto il presidente di Confindustria, “Io credo che il mix migliore sia di diverse fonti, le rinnovabili faranno una parte importante del nostro futuro”. Lo dimostra anche l’apertura di molte imprese a questa risorsa, nonostante le difficoltà. “Oggi ci sono regioni che potrebbero avere impianti di rinnovabili, ma non riescono neanche a ottenere le concessioni”.
Il costo della crisi energetica per le imprese. Orsini: “Fino a 21 mld i costi in più per le aziende se il petrolio sale a 140 dollari”
Non sono tempi facili per chi fa impresa. Il costo della crisi è insormontabile lato relazioni internazionali, sia sui costi energetici. “L’energia in Italia la stiamo pagando più dei Paesi europei, in alcuni casi addirittura quasi 2-3 volte, quindi per noi il tema è di competitività, serve fare presto”, ha spiegato Orsini, “Aspettiamo il primo possibile il Decreto Bollette” e “ci serve che l’Europa faccia veramente i compiti a casa in un momento in cui la competitività europea è minata da Stati Uniti e Cina”.

Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini e l’ad di Banco Bpm, Giuseppe Castagna
Servono strumenti di sostegno, per investire e soprattutto tutelare la competitività italiana oltreconfine. In questo momento “più che del credito all’impresa noi abbiamo bisogno di mettere a terra gli investimenti, stiamo aspettando con ansia il decreto sull’iper-ammortamento”, ha proseguito il numero uno dell’industria italiana. “Fino a quando non uscirà il decreto tutte le imprese stanno aspettando di fare i nuovi investimenti, ovviamente, perché ci sono delle agevolazioni”. Il countdown è previsto per i primi giorni di maggio, ma restano ancora da capire alcuni dettagli fondamentali per gli imprenditori. “Mi auguro che nei primi giorni di maggio si possa avere il decreto che ci dica quali saranno le regole d’ingaggio, perché senza queste i nostri imprenditori aspettano”, ha detto Orsini, spiegando che “abbiamo bisogno di accelerare questo processo perché le nostre imprese vogliono investire. A quel punto ci sarebbe anche richiesta di credito”.
Fiduciosi nonostante “i sassi nello zaino”: necessario un cambio di passo nei rapporti tra Italia e Ue
“Come industriali rimaniamo fiduciosi, le imprese si alzano la mattina con la fiducia di realizzare prodotti che tutto il mondo ci riconosce tra i migliori. Abbiamo la consapevolezza e continuiamo a credere che riusciremo a fare bene, ma camminiamo con numerosi sassi nello zaino”, ha rincarato Emanuele Orsini, ribadendo il suo sostegno all’Europa, da cui ci si aspetta però anche un segnale convinto. “L’Europa non ci sta aiutando. Dopo le mie dichiarazioni di qualche giorno fa mi hanno detto che non sono più europeista, invece sono un europeista convinto. Voglio bene a questa Europa e voglio che l’Europa funzioni e proprio per questo penso che debba cambiare passo“. C’è infatti un tema di competitività: “Va benissimo che il Made in Italy e che i nostri prodotti siano riconosciuti, ma gli altri Paesi non stanno a guardare, stanno costruendo prodotti che funzionano bene. Quindi noi abbiamo bisogno di essere messi nelle condizioni di poter essere competitivi e se questo viene a mancare è logico che abbiamo problemi”.
Un ruolo che non è più sostenibile per l’Italia. “Purtroppo in Europa facciamo solo gli arbitri con il fischietto, dove mettiamo regole e regolamenti”, conclude Orsini, “Io credo che su questo si debba riflettere e per questo noi chiediamo che si faccia presto. Per questo chiediamo delle risposte veloci che purtroppo ancora oggi non abbiamo”.

