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Luglio 2016 - © L'Imprenditore

I perché di un sì

di Carlo Robiglio

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Venezia, 27/03/2015 Biennale Venezia

Coerente con lo spirito riformista sempre sostenuto da Confindustria nel corso dei decenni, il Consiglio Generale, nella seduta del 23 giugno, si è espresso all’unanimità a favore del referendum sulla riforma Costituzionale che si terrà in ottobre.

Non è un caso che si sia riscontrata, pur con alcuni distinguo, una totale adesione a favore della proposta di sostegno al referendum, in quanto da sempre riteniamo che l’Italia abbia un bisogno esiziale di riforme che ne permettano in prima istanza una più stabile governabilità e una certezza del diritto che è primo fattore competitivo per un paese che voglia continuare a fare impresa in maniera coerente con la propria vocazione ed essere attrattivo per i mercati internazionali.

Le riforme istituzionali fanno parte della storia e della tradizione di Confindustria, a motivo del fatto che si è sempre ritenuto la governabilità del Paese precondizione indispensabile per “fare impresa”. Sin dagli anni ottanta, tutti i presidenti di Confindustria, si sono in varie occasioni espressi a sostegno dell’esigenza di una “democrazia governante”, cioè capace di assumere decisioni in tempi ragionevoli e senza compromessi al ribasso, causati dalla esasperata dialettica tra potere esecutivo e assemblee parlamentari e dal permanente “conflitto” di ruoli tra Stato e autonomie locali.

Il sentimento riformista pervade quindi tutto il nostro Sistema, senza distinguo tra grandi, medie e piccole imprese. In ciò risiede la motivazione del nostro sostegno alla proposta di Riforma Costituzionale; convinti che il percorso delle riforme sia l’unica strada praticabile per portarci in tempi non troppo dilatati a ridare slancio al sistema economico italiano.

Certo, come fanno notare i contrari alla riforma e lo stratificato “partito” degli immobilisti, purtroppo ancora molto numeroso in Italia, la proposta in essere presta il fianco a critiche, in particolare per quanto concerne, tra le altre, il “riordino” del Senato che assume un ruolo inedito di rappresentanza degli enti territoriali e che francamente lascia spazio ad alcune perplessità.

Sorge però una domanda: è mai possibile che si debbano sempre bloccare le riforme necessarie sulla base del fatto che vi siano elementi perfettibili? Tutto ciò appare molto spesso più un alibi per consentire di bloccare eternamente ogni elemento che possa portare ad un cambiamento.

Stesse considerazioni si possono rivolgere al tentativo di trasformare il referendum in un plebiscito pro o contro il Premier, questo tentativo di personalizzare l’appuntamento di ottobre sulla figura del Presidente del Consiglio, appare un’ulteriore ricerca di un’opportunità volta a distogliere l’attenzione dalle riforme e far naufragare il tutto.

Nessuno nega che possa essere necessario approfondire alcuni elementi del dibattito in corso, ma è evidente a tutte le persone di buon senso, come oggi l’imperativo sia cambiare e innovare lo Stato e il suo apparato pletorico e inefficiente; sapendo bene come tutti sappiamo, che senza riforme non sarà mai possibile cambiare paradigmi e invertire l’ormai continuo declino.

Se viceversa, liberandoci da pregiudizi e preconcetti, cercassimo di scendere un po’ più a fondo nelle ragioni e nei punti di forza di questa riforma, sarebbe evidente a tutti e non solo al mondo imprenditoriale come molti aspetti siano decisamente in linea con quanto viene sostenuto da anni necessario per dare una scossa alla drammatica situazione attuale.

Potremmo citare ad esempio come, attraverso questa Riforma Costituzionale si metterebbe in atto concretamente un chiaro tentativo di migliorare la qualità dell’attività legislativa, rafforzare governabilità e stabilità e ridurre il “time to market” delle politiche pubbliche del governo.

L’obiettivo è anche quello di semplificare e impostare in modo nuovo i rapporti tra i diversi livelli di governo, rafforzando la collaborazione tra Stato ed enti locali e riducendo la conflittualità che ne è stata caratteristica del recente passato. Altro importante elemento consiste nella introduzione di misure di efficientamento e salvaguardia della finanza pubblica, soprattutto con riferimento agli apparati politici e amministrativi regionali e locali. Questi e altri aspetti dimostrano in concreto come il successo del referendum potrebbe rappresentare un primo e importante passo verso un conseguente cambiamento strutturale dello Stato e delle sue inefficienze.

Oggi più che mai quindi Piccola Industria, con Confindustria tutta, è in prima linea per supportare e spingere l’adesione al referendum di ottobre e siamo certi con questa nostra iniziativa di operare nel primario e superiore interesse del Paese, prima ancora che nell’interesse elle nostre imprese.

limprenditore

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