
Il percorso che conduce un’impresa verso l’efficienza energetica può essere molto impervio. Realizzare degli interventi di efficientamento energetico, sia di tipo tecnologico che di tipo gestionale, vuol dire cimentarsi in attività complesse quali l’analisi dei consumi, l’individuazione delle misure più idonee da implementare e la messa a terra dei progetti con annessa valutazione della loro sostenibilità finanziaria. Per fare tutto ciò, l’impresa deve necessariamente trovare degli profili affidabili che le consentano di navigare in sicurezza in questo mare ricco di opportunità ma anche di insidie.
Il primo alleato dell’impresa sulla strada dell’efficienza energetica è sicuramente l’Energy manager ovvero il/la “responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia”, figura introdotta in Italia con la legge 10 del 1991. Anche se molti non lo sanno, da 35 anni le imprese e le pubbliche amministrazioni che superano determinate soglie di consumi annui di energia primaria (10.000 tep per l’industria, 1.000 tep per gli altri settori) sono obbligate a nominare ogni anno un/una energy manager, scegliendolo fra un proprio dipendente o rivolgendosi ad un consulente esterno.
Energy manager: doveri e competenze
A termini di legge, l’energy manager nominato/a da un’organizzazione dovrebbe detenere le deleghe, l’autonomia decisionale e di spesa per poter promuovere l’uso consapevole e prudente delle risorse energetiche nell’ambito dei processi produttivi, implementando delle misure specifiche di razionalizzazione dei consumi. Va da sé che, per poter agire in tal senso, l’energy manager dovrebbe essere in possesso di conoscenze adeguate sulle tematiche del risparmio energetico, degli interventi di efficientamento e delle fonti rinnovabili di energia. In sostanza, dovrebbe essere un professionista capace di affrontare temi ad elevato livello di complessità tecnica e ad ampio spettro.
Nella realtà, la legge 10/1991 non prevede requisiti minimi da rispettare per poter diventare energy manager in un’organizzazione né conferisce al ruolo delle mansioni precise e ben delineate. Nonostante i numerosi tentativi di aggiornamento, la normativa non definisce requisiti minimi né attribuisce al ruolo dell’energy manager funzioni operative chiare che rendano la sua figura realmente incisiva e capace di aiutare nel concreto le imprese nei loro percorsi di razionalizzazione dei consumi e di efficientamento energetico.
A oggi, l’energy manager resta in molti casi un incarico formale che molte imprese e Pa conferiscono a persone scarsamente o per nulla formate solo per ottemperare all’obbligo e non incorrere nelle relative sanzioni.
Gap normativi e lacune operative: quali sono le certificazioni necessarie
Inoltre, come si può evincere dai rapporti annuali pubblicati ogni anno dalla Fire (Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia, l’associazione che raccoglie le nomine degli energy manager per conto del Mase), il tasso di inadempienza alla nomina è molto elevato cosicché le nomine sull’energy manager, seppur in aumento di anno in anno, superano a stento le 2500 a livello nazionale, considerando sia quelle effettuate dai soggetti obbligati che quelle “volontarie” (cioè inviate da imprese e enti pubblici con consumi al di sotto delle soglie di obbligo).
In assenza di una risorsa interna adeguata al ruolo, la scelta migliore per un’impresa è quella di nominare come energy manager consulenti esterni/e in possesso della certificazione di Esperto in Gestione dell’Energia (Ege). L’Ege è un/una professionista, con comprovata esperienza sul campo nel settore energetico grazie alla quale ha avuto accesso a un esame di certificazione presso un organismo riconosciuto da Accredia. Il profilo dell’Ege, le sue competenze e attività così come le caratteristiche dell’esame di certificazione e le procedure di mantenimento della certificazione stessa sono espresse dalla norma tecnica Uni Cei 11339. Il superamento dell’esame di certificazione abilita l’Ege a svolgere numerose attività peculiari della consulenza energetica, come le diagnosi energetiche ai sensi del Decreto Legislativo 102/2014 e conformi alla norma Uni Cei 16247 o la presentazione di progetti al Gse per l’ottenimento dei Titoli di Efficienza Energetica (Tee, cosiddetti Certificati Bianchi).

In realtà, la legge 10/1991 non prevede requisiti minimi da rispettare per poter diventare energy manager per un’organizzazione, né conferisce al ruolo delle mansioni precise e ben delineate.
L’Ege trova il suo ecosistema naturale all’interno delle Energy services company (Esco) ovvero le società di servizi energetici certificate Uni Cei 11352. Le Esco sono le principali alleate delle imprese e delle pubbliche amministrazioni nel percorso verso l’efficienza energetica e l’installazione di impianti alimentati a fonti rinnovabili.
Benefici per il business e sul piano energetico
Le attività svolte dalle Esco permettono alle organizzazioni che si avvalgono dei loro servizi di ottenere numerosi benefici diretti quali l’efficientamento energetico dei propri processi produttivi, il contenimento dei costi associati ai consumi energetici e la trasformazione del proprio business nella direzione della sostenibilità ambientale.
A questi benefici diretti, si legano altri benefici “indiretti” o “non energetici” che l’organizzazione può raccogliere dai progetti di efficientamento gestiti dalla Esco come le ricadute positive sulla salute e sicurezza dei lavori o la riduzione dell’inquinamento locale.
Il modello di business delle Esco è regolato dai contratti a garanzia di risultato (Energy performance contract – Epc) che permettono di finanziare l’intervento di efficientamento attraverso i risparmi conseguiti, mentre la Esco si assume i rischi tecnico-economici dell’intervento. Questa particolare forma contrattuale funziona grazie all’elevatissimo grado di professionalità ed esperienza che le Esco hanno maturato in anni di operatività nel settore, affiancando imprese ed enti nei progetti più diversi e implementando interventi di efficientamento capaci di generare risparmi reali e misurabili.
Un’impresa che abbia intenzione di valutare con attenzione i propri consumi, individuare eventuali opportunità di miglioramento della prestazione energetica e implementare nel concreto dei progetti di efficientamento dovrebbe innanzitutto nominare un/una energy manager e, soprattutto se si tratta di una Pmi, scegliere per tale ruolo un/una consulente con certificazione di Ege, preferibilmente operante all’interno di una Esco.
Perché farsi sostenere nella transizione energetica dalle Esco
In generale, farsi affiancare da una Esco è sempre la scelta migliore poiché esse garantiscono un elevato livello di esperienza e specializzazione sui servizi energetici e su tutto ciò che riguarda l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili e la sostenibilità ambientale.
La Esco è un soggetto altamente professionale che democratizza l’accesso all’efficienza energetica, permettendo anche alle realtà con scarsa liquidità o competenze tecniche di diventare protagoniste del cambiamento. Il compito delle Esco è guidare nel percorso verso l’efficientamento dei processi produttivi e dei modelli di business. In tal senso, è cruciale che il lavoro delle Esco venga facilitato da un quadro normativo il più possibile chiaro e coerente, fatto di regole condivise e di non oscura interpretazione, in grado di favorire investimenti e garantire continuità agli operatori del settore.
Assistal è l’associazione di Confindustria che rappresenta le principali Esco italiane e che da molti anni ne supporta il lavoro grazie a un’incessante azione di promozione, comunicazione e formazione cui si aggiunge un contatto costante con le istituzioni.

