
Non solo “gestione del rifiuto”. Le imprese che operano nell’igiene urbana tendono a essere considerate come semplici “addette alle pulizie”, un’etichetta che svilisce il loro ruolo e nasconde invece la grande responsabilità che assolvono nella transizione ambientale. Grazie a una visione imprenditoriale sempre più sostenibile, le realtà imprenditoriali che operano nella gestione dei rifiuti urbani sono tra gli attori più importanti dell’economia circolare.
Si pensi, solo per fare un esempio, a tutto l’iter (procedurale e normativo) che gli e le esercenti devono affrontare per lo smaltimento dei rifiuti dei loro uffici ed esercizi commerciali. Oppure agli adempimenti a cui devono ottemperare le Pmi per il corretto smaltimento dei rifiuti industriali e alla scelta dei fornitori competenti a cui affidarlo.
Non sono scelte di poco conto. Il 73% delle imprese italiane prevede investimenti green tra il 2026 e il 2028, secondo i dati di Unioncamere, dell’Area Studi di Mediobanca e del Centro Studi Tagliacarne. A frenare sono però l’incertezza normativa (34%) e la convinzione che ci siano altre priorità aziendali da gestire (32,5%).
Smaltimento dei rifiuti: una fase fondamentale nei processi aziendali
L’economia circolare, e conseguentemente anche l’adozione di pratiche sostenibili nei processi, non è ancora considerata pienamente una priorità per chi fa impresa. Ed è un dato in controtendenza, se si considera che l’Italia conferma il primato in Europa per tasso di utilizzo circolare della materia (21,6% nel 2024, contro una media Ue 12,2%). Un know how che dovrebbe essere lo zoccolo duro del Paese in quel lungo percorso che è la transizione ambientale. Lo spiega Silvia Bongiorno, presidente Agesp e vice presidente vicario e consigliere generale con delega “Servizio di igiene ambientale” di Cisambiente Confindustria.
“La crisi ambientale impone alle imprese di ripensare i propri modelli organizzativi, superando la concezione della sostenibilità come semplice adempimento normativo”.
Per un’azienda come Agesp, che opera quotidianamente nel settore dell’igiene urbana e della gestione dei rifiuti, la priorità in questi anni è stata promuovere un modello imprenditoriale capace di coniugare tutela ambientale, qualità del servizio ed efficienza operativa. Agesp è stata fra le prime aziende in Sicilia ad essere entrata nel settore dell’ambiente e dell’ecologia.

Silvia Bongiorno, presidente Agesp e vice presidente vicario e consigliere generale con delega “Servizio di igiene ambientale” di Cisambiente Confindustria.
Oggi la sfida che si pone è quella di garantire un servizio efficiente, ma coerente anche con una cultura aziendale attenta all’impatto ambientale, all’efficienza energetica e al recupero delle materie prime strategiche. Spiega Bongiorno, presidente di Agesp:
“Ciò significa ottimizzare i percorsi di raccolta per contenere i consumi di carburante, migliorare la qualità della raccolta differenziata per favorire il recupero dei materiali e investire nella digitalizzazione dei servizi”.
Anche le comunità locali e i territori hanno un ruolo decisivo, spiega Bongiorno:
“Altrettanto importante è sensibilizzare i cittadini sul corretto conferimento dei rifiuti, riducendo la presenza di materiali estranei che compromettono le possibilità di riciclo. Riteniamo inoltre fondamentale rafforzare la collaborazione con le amministrazioni locali e gli impianti di recupero, affinché la gestione dei rifiuti diventi sempre più efficiente, sostenibile e capace di generare benefici ambientali ed economici”.
Negli anni Agesp ha promosso diverse iniziative rivolte alle comunità locali, con particolare attenzione alla scuola. Una scelta che Bongiorno spiega così:
“Credo che l’educazione ambientale debba iniziare fin dai primi anni di scuola, attraverso esperienze concrete che consentano ai ragazzi di comprendere il valore delle risorse e le conseguenze delle proprie scelte anche durante la fase dei propri acquisti. In questa prospettiva, educare alla sostenibilità significa investire non soltanto nella tutela dell’ambiente, ma anche nella futura cultura imprenditoriale del Paese”.
Materie prime ed economia circolare: la strategia per tutelare la produttività industriale
Nonostante il numero di Pmi in Italia sia in fermento e il Paese spicchi nell’economia circolare, se parliamo di produttività delle piccole e medie imprese siamo allo stallo. Costi operativi e inefficienze nell’approvvigionamento dei materiali gravano infatti sul tessuto produttivo italiano e ne minano le ambizioni. Basti pensare che oggi 3 imprese su 4 si scontrano con almeno un ostacolo nel portare avanti gli investimenti in digitalizzazione e sostenibilità ambientale. Sono freni all’innovazione del Paese e alla sua capacità competitiva, soprattutto all’estero.
In questo scenario, la scelta di gestori capaci di ottimizzare l’impiego delle risorse è fondamentale per ridurre gli sprechi. Vale anche per la gestione dei rifiuti. Una delle opportunità più significative dell’economia circolare è infatti la possibilità di ridurre la dipendenza dalle materie prime vergini attraverso l’utilizzo di materiali recuperati. Le imprese della raccolta e del trasporto svolgono un ruolo fondamentale, perché la qualità del recupero comincia dalla qualità della raccolta. Osserva Bongiorno:
“Una raccolta differenziata effettuata correttamente permette infatti di ridurre la presenza di materiali estranei, migliorando le possibilità di valorizzazione delle diverse frazioni merceologiche. È fondamentale, quindi, rafforzare i rapporti tra gestori della raccolta, impianti di selezione e recupero e industrie utilizzatrici delle materie prime seconde”.
I benefici riguardano anche i costi e la competitività delle imprese, come sottolinea la presidente:
“In questa prospettiva, valorizzare le filiere locali del recupero significa non soltanto tutelare l’ambiente, ma anche rendere le imprese meno vulnerabili alle oscillazioni dei prezzi e rafforzare la competitività del nostro sistema produttivo”.
Inoltre, l’attuale volatilità dei costi energetici e delle materie prime rende necessario un approccio orientato alla prevenzione e alla diversificazione dei rischi.
“Le piccole e medie imprese, spesso maggiormente esposte alle oscillazioni dei mercati, dovrebbero puntare su tre direttrici: efficienza energetica, autonomia negli approvvigionamenti e ottimizzazione dei processi. Investire nelle fonti rinnovabili, ridurre gli sprechi e programmare gli acquisti sulla base di un’attenta analisi dei fabbisogni consente di attenuare, almeno in parte, l’esposizione alle variazioni dei prezzi”.
È altrettanto importante considerare i materiali recuperati come una risorsa strategica per ridurre la dipendenza dalle materie prime tradizionali, laddove le caratteristiche tecniche e le condizioni di mercato ne consentano l’impiego.
“In questa prospettiva, la transizione ecologica non rappresenta esclusivamente una risposta alla crisi ambientale, ma anche uno strumento per rafforzare la resilienza economica delle imprese”.
Normative sulla sostenibilità: le imprese hanno bisogno di riferimenti
Per sviluppare l’economia circolare servono principi univoci e condivisi a cui le imprese possano attenersi. Il 34% delle aziende coinvolte nello studio Unioncamere indica però nell’incertezza normativa un ostacolo agli investimenti green. Dev’essere allora garantito un sistema di gestione integrato, nel quale tutela ambientale, qualità, sicurezza sul lavoro e responsabilità sociale siano elementi complementari.

Nel caso di Agesp, per esempio, l’azienda ha adottato sistemi di gestione certificati secondo gli standard ISO 9001, ISO 14001 e ISO 45001, ai quali si aggiunge la certificazione UNI/PdR 125:2022 sulla parità di genere e la certificazione SA 8000 sulla responsabilità sociale. Come spiega Bongiorno:
“È importante far passare il messaggio che le policy aziendali non devono limitarsi alla conformità normativa, ma diventare strumenti concreti per individuare inefficienze, prevenire criticità e garantire la continuità operativa. La vera sfida consiste nel trasformare la compliance da costo percepito a strumento di organizzazione e competitività”.
Ottimizzare le filiere nel segno della sostenibilità
La prima buona pratica per una Pmi nel segno della sostenibilità ambientale consiste nel misurare i propri processi. Dove è possibile quantificare, è possibile anche programmare e risparmiare. Un’impresa dovrebbe conoscere non soltanto i costi complessivi della propria attività, ma anche le singole voci che incidono maggiormente sui consumi, sull’utilizzo delle risorse e sull’impatto ambientale. Bongiorno illustra l’esperienza di Agesp:
“Nel nostro settore, ad esempio, assume particolare rilevanza la programmazione dei percorsi di raccolta e la gestione efficiente degli automezzi. Un secondo elemento è rappresentato dalla digitalizzazione, che consente di migliorare la gestione delle informazioni, semplificare i rapporti con gli utenti e rendere più efficienti i processi operativi”.
La circolarità coinvolge anche le comunità locali, che possono contribuire alla transizione ambientale. Per Agesp la formazione è centrale, come sottolinea Bongiorno:
“Ritengo fondamentale investire nella formazione del personale e nel coinvolgimento dei cittadini. Non esiste, infatti, una raccolta differenziata di qualità senza la collaborazione delle utenze, così come non può esistere un’organizzazione efficiente senza personale adeguatamente formato”.
La sostenibilità si costruisce quindi attraverso comportamenti virtuosi quotidiani, che nel loro insieme producono risultati ambientali ed economici significativi.
Programmare gli acquisti, contenere i costi
Anche le filiere produttive devono adottare logiche sostenibili. L’aumento dei costi e le difficoltà nelle catene di fornitura richiedono una programmazione sempre più attenta. Occorre monitorare le condizioni di mercato e anticipare le esigenze operative. Spiega Silvia Bongiorno:
“Per la nostra azienda, garantire la continuità dei servizi pubblici significa dover necessariamente contare su una filiera di approvvigionamento affidabile, in grado di assicurare la disponibilità di mezzi, attrezzature e materiali necessari allo svolgimento delle attività. In questo contesto, riteniamo fondamentale diversificare i fornitori, consolidare rapporti di collaborazione con partner affidabili e pianificare gli acquisti nel medio e lungo periodo, così da ridurre il rischio di ritardi nelle forniture e contenere, per quanto possibile, le oscillazioni dei prezzi”.
Per esempio, nel settore dell’igiene urbana, la trasformazione più significativa suggerita da Agesp riguarda il passaggio da una gestione prevalentemente operativa a un modello sempre più orientato alla programmazione, alla digitalizzazione e all’analisi dei dati.
“L’utilizzo di strumenti di geolocalizzazione degli automezzi, sistemi informativi e piattaforme digitali rappresenta un elemento importante per migliorare il coordinamento e il controllo delle attività. Anche i modelli organizzativi sono chiamati a evolversi: la gestione ambientale richiede oggi un’integrazione sempre maggiore tra competenze tecniche, amministrative, informatiche e gestionali. Guardando al futuro, riteniamo che anche l’intelligenza artificiale potrà offrire opportunità interessanti, soprattutto nell’analisi dei dati, nella previsione dei fabbisogni e nell’ottimizzazione della programmazione dei servizi. L’obiettivo non è sostituire il contributo umano, ma mettere a disposizione degli operatori strumenti che consentano di lavorare con maggiore precisione, sicurezza ed efficienza”.
Le fonti rinnovabili non sono un’alternativa in questo contesto, ma la via preferenziale per una transizione ambientale concreta. Agesp ha scelto di investire nella produzione di energia da fonti rinnovabili attraverso l’installazione di un impianto fotovoltaico presso la propria sede centrale di Castellammare del Golfo. I benefici sono misurabili:
“Questo investimento ha permesso all’azienda di raggiungere l’autosufficienza energetica della sede, riducendo la dipendenza dall’approvvigionamento elettrico esterno e contribuendo al contenimento dei costi. Alla luce dei risultati ottenuti, intendiamo estendere progressivamente questo modello anche alle altre sedi operative, con l’obiettivo di ridurre ulteriormente i consumi e l’impatto ambientale delle nostre attività, senza compromettere la qualità e la continuità dei servizi offerti”.
Pmi competitive: le misure che incoraggiano l’economia circolare
Il 2026 potrebbe essere un anno decisivo sul fronte della Green economy. L’11 novembre 2026 è attesa infatti l’adozione comunitaria della Circular Economy Act: il pacchetto normativo mira a istituire un mercato unico per le materie prime secondarie, aumentare l’offerta di materiali riciclati di alta qualità e stimolare la domanda di tali materiali nell’Ue.
Per sondare l’impatto che avrà sulle attività produttive, la Commissione europea ha svolto un’indagine tra le Pmi comunitarie, che rappresentano il 99% del tessuto produttivo Ue.

Come sostenuto anche in una recente intervista per Il Sole 24Ore, a margine dei 10 anni di Cisambiente Confindustria, l’industria ambientale è oggi chiamata a svolgere un ruolo decisivo nella transizione verso un’economia sempre più circolare e competitiva. Conclude Bongiorno:
“Ritengo che le Pmi abbiano bisogno soprattutto di strumenti che consentano loro di programmare e sostenere gli investimenti. Servono incentivi stabili, un accesso più semplice alla finanza agevolata, attraverso bandi più chiari e procedure amministrative meno complesse, soprattutto per chi intende investire nell’innovazione tecnologica e nell’efficienza energetica. Nel nostro settore, inoltre, è fondamentale potenziare le infrastrutture dedicate al trattamento e al recupero dei rifiuti, riducendo la dipendenza dalle importazioni e rafforzando le filiere industriali italiane”.
In questo scenario si colloca Investimenti sostenibili 4.0, misura a sostegno delle Pmi promossa e gestita dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con il supporto di Invitalia. L’invio delle istanze è aperto dal 6 ottobre 2026.

