
Intelligenza artificiale e cybersecurity sono i temi da cui prende avvio la quarta edizione dell’Academy Pi, inaugurata il 12 maggio presso la Sala Pininfarina di Confindustria. Una scelta non casuale che riflette una trasformazione già in corso nel mondo delle imprese.
Sono infatti due gli ambiti che stanno ridisegnando il modo di operare, produrre e proteggersi. Ambiti che, soprattutto, rendono più evidente una convinzione che Piccola Industria porta avanti da tempo. La competitività delle nostre aziende non si gioca più soltanto sulla qualità dei prodotti e dei servizi, ma sulla qualità delle persone che li rendono possibili.
Al via la 4° edizione di Academy Pi: la mission
L’Academy nasce da un’osservazione concreta. Chi guida una piccola o media impresa si trova ogni giorno a prendere decisioni su materie sempre più complesse (dalla trasformazione digitale alla sostenibilità, dalla finanza straordinaria all’internazionalizzazione) spesso senza avere il tempo né il contesto per approfondire.
Non per mancanza di capacità, ma perché la velocità dei cambiamenti supera quella con cui riusciamo ad aggiornare le nostre competenze. L’Academy è la risposta a questo divario. È, infatti, un percorso strutturato, sviluppato con Deloitte Private, Luiss Business School e Sistemi Formativi Confindustria, che in sei moduli (due in presenza e quattro da remoto) offre strumenti e visione integrata sulle sfide che contano davvero.
Il punto di partenza, però, non è la teoria. Confrontandoci con centinaia di imprenditori in tutta Italia è stata colta un’esigenza sempre più evidente: la formazione non può più essere considerata un’attività marginale o qualcosa da affrontare quando resta tempo in agenda.
È una leva concreta di competitività. In un contesto in cui i mercati e le tecnologie cambiano a ritmi che fino a pochi anni fa erano impensabili, e il quadro normativo diventa sempre più complesso, restare fermi equivale a perdere terreno. Non basta aggiornare i macchinari o digitalizzare i processi, occorre aggiornare prima di tutto chi quei processi li governa.
Competenze e formazione nell’era dell’Ai: una leva strategica per le imprese
Prendiamo il caso dell’intelligenza artificiale. Non è più un tema da convegni futuristici. È già nelle nostre aziende, nei processi produttivi, nella gestione dei clienti, nella logistica. Nei prossimi anni cambierà profondamente il mondo del lavoro e il modo in cui interagiamo con la tecnologia. Alle competenze tecniche tradizionali dovremo affiancare pensiero critico, adattabilità, capacità di comunicare tra culture diverse e di gestire progetti in contesti sempre più fluidi.
La vera domanda non è se adottare l’innovazione, ma come farlo in modo intelligente. Perché un’intelligenza artificiale senza un’intelligenza umana che la guidi, la interroghi e ne interpreti i risultati è uno strumento sprecato. Lo stesso vale per la cybersecurity, troppo spesso percepita come un costo tecnico da delegare al reparto It, ammesso che ce ne sia uno. La realtà è diversa: la sicurezza informatica è una questione squisitamente imprenditoriale.

Un attacco cyber può fermare la produzione, compromettere dati sensibili dei clienti, distruggere in poche ore una reputazione costruita in decenni. I numeri ci dicono che le Pmi sono il bersaglio preferito, proprio perché spesso meno protette. E la prima linea di difesa non è un software: sono le persone. La maggior parte degli attacchi passa attraverso un’e-mail aperta con disattenzione, una password troppo semplice, un comportamento inconsapevole. Formare i nostri collaboratori significa costruire una barriera che nessun firewall può sostituire.
L’Academy come luogo di crescita per Pmi e imprese
Ma l’Academy non è solo un ciclo di lezioni. È un luogo di confronto tra pari, probabilmente il suo valore più distintivo. Quando un imprenditore racconta come ha affrontato un passaggio generazionale, come ha gestito una crisi di liquidità o come ha integrato una nuova tecnologia nel proprio stabilimento, quel racconto vale quanto e più di una lezione frontale.
La contaminazione di esperienze tra chi vive le stesse sfide quotidiane genera un apprendimento che nessun manuale può replicare. E il dialogo con esperti esterni (consulenti, accademici, professionisti) aggiunge la profondità analitica necessaria per trasformare l’esperienza in metodo. Il network che si costruisce durante il percorso non è un sottoprodotto: è parte integrante del valore, un patrimonio di relazioni e competenze che resta a disposizione ben oltre la durata del corso.
Le skills del futuro: perché scegliere l’Academy di Piccola Industria
Questo percorso si inserisce in una visione più ampia che Piccola Industria porta avanti sul ruolo della formazione nella crescita delle Pmi.
Leadership, ricambio generazionale, innovazione e internazionalizzazione sono sfide che non si affrontano con ricette preconfezionate, ma con imprenditori preparati, consapevoli e connessi. Le nostre Pmi hanno un vantaggio che spesso sottovalutiamo: la vicinanza tra chi decide e chi opera, la capacità di adattarsi rapidamente, di integrare l’innovazione nella pratica quotidiana. Questo vantaggio si gioca tutto sulle competenze delle persone. La tecnologia la possono comprare tutti, la capacità di usarla bene, no.

L’Academy Piccola Industria 2026 proseguirà nei prossimi mesi con moduli dedicati alla direttiva Csrd e ai rating Esg, al rafforzamento patrimoniale, alla comunicazione d’impresa, ai mercati internazionali e alla valorizzazione del capitale umano. Un programma che copre le aree strategiche in cui la formazione può fare la differenza tra un’impresa che subisce il cambiamento e un’impresa che lo guida. Investire nelle proprie competenze non è un lusso, è la scelta più concreta che un imprenditore possa fare per il futuro della propria azienda. Far crescere gli imprenditori per far crescere le imprese: è questo il senso dell’Academy, ed è questo l’impegno che Piccola Industria rinnova con questa quarta edizione

