
L’idea su cui poggia l’impresa di Michele Basili è di quelle che provano a cambiare la narrazione, a rendere ancora più interessanti e vivibili gli spazi intorno a un complesso industriale.
Siamo a Orvieto, in provincia di Terni. Nel ricostruire la struttura della sua Igc (Impresa generale costruzioni), attualizzandola, Basili, amministratore unico della Pmi umbra che oggi conta cinque milioni di euro di fatturato a fronte di 25 dipendenti, ha deciso di dare sostanza alla sua passione per l’arte in un modo molto particolare. L’intento è sfruttare i pannelli bianchi posti all’esterno dell’impresa e ospitare delle opere d’arte senza tempo. In questo modo, i pannelli catturano le eventuali fuoriuscite di vapore derivanti dalla produzione, core business dell’azienda del gruppo, e restituiscono anche cultura.
Opere d’arte su un’impresa umbra: quali sono e come nasce l’idea di Igc
“In altre parole, ciò che doveva essere necessariamente fatto in nome della sostenibilità ambientale e per evitare cattivi odori al vicinato, lo abbiamo declinato anche in termini estetici e culturali” spiega Basili, che ha finalmente potuto svelare il progetto nell’inaugurazione tenutasi il 9 maggio 2026. “Per una ventina di giorni ho studiato le opere da installare tra una quantità incredibile di bellezza artistica, arrivata sotto i miei occhi. Per ora, ne ho selezionate dodici”.
Tra queste, la “Madonna Sistina” (particolare con angeli) di Raffaello, “Il bacio” di Francesco Hayez, “Schizzi per il fregio con l’Albero della vita” di Gustav Klimt, “Linea trasversale” (Transverse Line) di Wassily Kandinsky, “Girl with Balloon” di Banksy, “Ragazza con l’orecchino di perla” di Johannes Vermeer, “La notte stellata” di Vincent van Gogh, “Composition” with Large Red Plane, “Yellow, Black, Grey and Blue” di Piet Mondrian, “Dannati all’Inferno” (particolare) di Luca Signorelli, “Dama con l’ermellino” di Leonardo da Vinci, “Viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich e “La grande onda” a Kanagawa di Hokusai Katsushika.

L’inaugurazione dei pannelli artistici di Igc il 9 maggio 2026 a Orvieto.
“Non sono esattamente le opere che avrei voluto esporre”, racconta l’imprenditore umbro, che ha dovuto affrontare anche delle difficoltà nel proseguire il suo intento, “Per esempio, alla richiesta per un Warhol non ci hanno risposto, mentre per ‘Metamorfosi 2’ di Escher non ci hanno concesso i diritti. Così, in ottica futura, ho dovuto virare su ‘I Nottambuli del pittore’ e illustratore statunitense Hopper”.
Di base, a muovere l’iniziativa c’è una grande passione artistica che convive con l’attività imprenditoriale. “Con il lavoro di Kandinsky debbo ammettere di essermi preso una necessaria licenza poetica, considerato che lo abbiamo installato verticalmente, quando invece era stato pensato in senso orizzontale. Per Kanagawa”, concluse Basili, “si è studiato un modo per rendere pienamente operativa, in termini di visibilità, la cabina a vetri su cui è posizionata La grande onda”.
L’impresa come un museo a cielo aperto
Un orgoglio che l’amministratore unico di Igc sente in maniera profonda, soddisfazione corroborata dai giudizi lusinghieri arrivati anche da oltreoceano. “Posso dire di aver donato una sorta di monumento alla mia città con una spesa complessiva di 100-150mila euro e questo mi fa veramente piacere. L’omaggio a Orvieto l’ho voluto fare attraverso il dipinto del ‘padrone di casa’ Signorelli, come pure con l’altro capolavoro di Leonardo Da Vinci”, spiega l’imprenditore, “Qualche giorno fa, poi, abbiamo avuto la visita dell’ex direttrice della sezione libraria del museo d’arte moderna MoMa di New York. Alla vista della torre è impazzita di gioia e ha fatto grandi complimenti un po’ a tutti”.

Sono decine le opere selezionate per essere ospitate da Igc sui pannelli esterni della struttura.
In ogni caso non serve essere un addetto ai lavori per apprezzare la bellezza dell’istallazione artistica voluta dal titolare della Igc. Ogni giorno, infatti, sono in parecchi a fare un paio di giri attorno alla torre dell’azienda orvietana, godendosi uno spettacolo tanto inusuale quanto arricchente. “Essere a Orvieto aiuta, perché la gente di qui conosce il valore del bello. Comunque, per evitare che si potesse rovinare la sorpresa, ho fatto di tutto per tenere il più possibile segreto il progetto fino al giorno dell’inaugurazione”, confida Basili, “Abbiamo coperto la struttura con un grande telone verde e rocciatori d’esperienza hanno montato teli oscuranti davanti alle opere. E quindi, quella mattina, le grida di stupore non sono certo mancate nel momento clou della presentazione”.
Progetti futuri e connessioni col territorio
Cosa c’è di ulteriore nei pensieri del creatore di un’installazione così innovativa? Se lo chiede chi abita nelle vicinanze della Igc, ma anche quelli che hanno visto nelle idee di Basili un modo per rendere ancora più in sintonia con il territorio pure altre attività industriali italiane. “Di progetti in testa non ne ho certo pochi. Mi considero una persona ingegnosa e credo che, sfruttando i lasciti di questa prima esperienza artistico-industriale, si possano continuare a migliorare giorno dopo giorno le condizioni di lavoro all’interno di un’azienda. Resto convinto, insomma, che la cura dell’estetica sia in grado di far fare un passo deciso in avanti a qualsiasi idea imprenditoriale”, conclude Michele Basili.

