
Cambiare le prassi per mitigare l’impatto della crisi energetica. Soprattutto se si parla delle filiere produttive. Sono solo alcune delle aree d’intervento sottoposte dall’Aie (Agenzia internazionale dell’energia) a governi e cittadini, suggerendo per i prossimi mesi un “vademecum” per fronteggiare la crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente e dal blocco dello stretto di Hormuz. A ben vedere, ora il dilemma “pace o condizionatore acceso”, sollevato nel 2022 dall’ex primo ministro Draghi, non sembra uno scenario così irrealistico.
Non solo smart working: il vademecum dell’Aie
Per l’Aie i venti di guerra hanno preannunciato un “aprile nero”, ma sarà nei prossimi mesi che si respirerà davvero un clima di profonda crisi nell’approvvigionamento globale di petrolio. Per il direttore esecutivo Faith Birol avremo uno “degli shock energetici peggiori della storia”, con conseguenze distruttive per i settori petrolifero, gas e alimentare. L’agenzia ha così stilato delle “raccomandazioni” per contenere l’impatto economico della guerra del Golfo. Per Birol si tratta di alternative che “hanno dimostrato la loro efficacia in diversi contesti”, utili sia per le economie avanzate sia per i paesi in via di sviluppo.
La vera sfida riguarderà la loro adozione da parte delle Pmi italiane. Sono davvero preparate a questa rivoluzione socioeconomica?
Ripensare ai trasporti e alla mobilità
L’Italia dovrà innanzitutto concentrarsi sulla riduzione delle accise sui carburanti. Spostamenti e trasporti sono il banco di prova su cui il Paese dovrà lavorare di più nei prossimi mesi. Oggi circa il 2% del parco auto globale utilizza gpl, ma in Italia la quota arriva persino al 10%: se privilegiassimo la benzina però, potremmo quasi azzerarne l’uso nei trasporti in alcuni contesti. La maggior parte degli interventi proposti su scala internazionale riguardano la mobilità su strada, che concentra il 45% circa della domanda globale di petrolio.
Più concepiamo un sistema che integri lo smart working, più favoriamo una riduzione degli spostamenti urbani ed extra urbani, con conseguente diminuzione dell’utilizzo di carburanti per i trasporti. In questo modo, lo smart working sarebbe una delle soluzioni più congeniali per ridurre il consumo fino al 6%. I consigli dell’Aie sopraggiungono in un momento storico per il lavoro agile in Italia. A marzo 2026 è stata presentata la nuova “Policy per lo svolgimento della prestazione lavorativa a distanza” (lavoro agile e co-working). Una congiuntura che segnerebbe la sua introduzione effettiva anche per tante realtà professionali italiane.
È il momento giusto per compiere questo passaggio: secondo l’Aie, oggi gli spostamenti quotidiani verso il luogo di lavoro oscillano tra il 5% e il 30% dell’attività automobilistica. Con il lavoro agile, il consumo personale di carburante potrebbe ridursi fino al 20% (con 3 giorni di smart su una settimana composta da 5 giornate lavorative). Senza contare, poi, i risparmi sui consumi di cui beneficerebbero le aziende.
Solo l’8% delle Pmi usa il lavoro da remoto
Stando alla Ricerca 2024 dell’Osservatorio Smart working di Politecnico di Milano, adottare una logica di smart working per 2 giorni a settimana potrebbe consentire di ottimizzare l’utilizzo degli spazi e ridurre i consumi per un totale di circa 200 euro all’anno per postazione lavorativa. Se a questi cambiamenti si associasse la decisione di ridurre gli spazi della sede lavorativa (ad esempio di circa 1/3 del totale) il risparmio complessivo potrebbe aumentare fino a circa 2.500 euro all’anno per lavoratore.

Si tratterebbe di un cambiamento significativo per le imprese. Dalle stime dell’Osservatorio Smart working, nel 2025 il 53% del personale delle grandi imprese (ha lavorato da remoto 1.945.000 persone) con un aumento di questa modalità rispetto all’anno precedente (+1,8%). Faticano ancora a concepirlo le Pmi: qui i lavoratori da remoto si riducono sensibilmente (-7,7% nelle Pmi, -4,8% nelle microimprese) per rappresentare solo l’8% del totale.
Vivere (e lavorare) in città che cambiano
Dovrà cambiare anche il modo in cui interagiamo con la città. Il trasporto pubblico non sarà più un’opzione, ma una risorsa. Vale soprattutto nelle grandi città: in questo modo potremmo ridurre i consumi nazionali tra l’1% e il 3%. Lo stesso vale per il metodo delle targhe alterne che, se venisse imposto per 2 giorni a settimana, garantirebbe risparmi tra l’1% e il 5% del consumo nazionale di petrolio nel trasporto privato.
Fondamentale sarà ridurre i limiti di velocità (abbassandoli di almeno 10km/h): in questo modo si stima su scala nazionale che avverrebbe un risparmio tra l’1% e il 6%, a seconda delle infrastrutture percorse e delle abitudini di chi guida.
Anche la nostra casa dovrà prevedere soluzioni alternative al gas, come piastre o fornelli: oggi, infatti, il gpl copre circa il 10% del consumo globale di petrolio in ambito domestico. Buona prassi sarà il car sharing e una guida ottimizzata, regolando l’uso dell’aria condizionata nei periodi più caldi ed evitando accelerazioni eccessive, che andrebbero a usurare inutilmente gli pneumatici. In questo modo, otterremmo una riduzione della domanda di petrolio tra il 5% e l’8%.
Trasferte smart e logistica sostenibile per le filiere
Stop alle trasferte superflue: sarà preferibile ricorrere ai treni o, se possibile, alle riunioni virtuali anziché in presenza, evitando gli spostamenti in aereo. Se si riducessero le trasferte fino al 40%, la domanda di carburante per l’aviazione potrebbe scendere così tra il 7% e il 15%.
Una sfida imponente riguarderà poi le filiere. Sarà fondamentale ripensare alla logistica e ottimizzare le prestazioni dei veicoli commerciali per le consegne merci. Bisognerà prestare più attenzione allo stato degli pneumatici e ottimizzare le rotte nel settore del trasporto merci: in questo modo si ridurrebbero i consumi fino al 4% nel trasporto merci e tra il 3% e il 5% nella domanda di diesel.
Anche il settore industriale è chiamato a contribuire alla riduzione della domanda di energia, in particolare dei prodotti petroliferi, limitandone l’utilizzo alle funzioni essenziali e intervenendo sull’efficienza dei processi. Tra le misure più immediate rientrano la manutenzione dei macchinari, lo spegnimento degli impianti inutilizzati, l’ottimizzazione di temperatura e pressione e la riparazione delle perdite. Nel breve periodo, queste azioni potrebbero ridurre i consumi fino al 5%.

