
Erano i primi anni ’60 quando un imprenditore parmigiano decise di portare in Sardegna dei processi industriali al tempo innovativi, sia in termini produttivi sia di rapporti contrattuali. Grazie a questa intraprendenza imprenditoriale, sull’isola fu introdotto il pomodoro “allungato”: fu così che la lavorazione dei pelati prese concretamente forma anche nella zona del Campidano.
Da allora prese il via un’attività industriale sui generis, costretta spesso a navigare a vista per svariate problematiche gestionali. Difficoltà sostenute fino all’entrata in scena della famiglia Muscas: nel 1999 Giovanni, fondatore del Gruppo Isa, iniziò a dare all’azienda Casar quel tipo di impronta imprenditoriale che ha poi fatto della Pmi di casa a Serramanna un’eccellenza agroalimentare.
Eccellenza territoriale e tradizione imprenditoriale: Casar tra ieri e oggi
Oggi Casar, situata in provincia del Medio Campidano e a 35 chilometri da Cagliari, conta infatti 30 milioni di euro di fatturato nel 2025 e 60 dipendenti fissi.
“Dal momento in cui l’azienda ha visto un privato alla guida, le cose sono andate in una certa direzione. In questo modo”, spiega Michel Elias, procuratore di Casar, “Abbiamo dato di fatto continuità a quel genere di coltivazioni industriali che non erano presenti sull’isola prima dell’arrivo del dottor Ferrari in questa parte di Sardegna, nel 1962. Il Gruppo Isa, leader nel mercato della Gdo sarda, ha dato nuovo impulso a una filiera corta e integrata attraverso il lavoro degli agricoltori, in grado di fornire al consumatore un prodotto unico nel suo genere per sapore e genuinità”. Oggi infatti il Gruppo Isa consta di 400 supermercati ed è proprietario anche di “Antonella”, altro marchio impegnato nella lavorazione dei pomodori pelati legato a Casar.

Michel Elias, procuratore di Casar
Pomodori che provengono al 100% dai territori del Medio e Basso Campidano, nella zona che va da Serramanna ad Oristano. Sono prodotti che hanno una riconosciuta autenticità, potendo sfruttare i benefici del sole e della brezza di maestrale che ne affinano ogni giorno il gusto. “Il microclima incide molto sulla qualità del prodotto finale: è un dettaglio generato anche dal mix vincente tra il meteo e la vicinanza dei terreni coltivati al mare, connubio che beneficia pure del fatto che tutto viene lavorato fresco poche ore dopo essere stato raccolto nei campi”. La freschezza del prodotto lo rende anche unico nel suo genere.
“Il nostro è un pomodoro già naturalmente sapido”, precisa Elias, “Tanto che, quando lo facevamo assaggiare in giro, spesso la gente lo sentiva piacevolmente diverso da tutti gli altri. Questo aspetto ci ha permesso di fare breccia sul mercato: posso dire che, almeno in questo caso, il prezzo non è stata la principale discriminante nell’affermazione dei prodotti Casar”.
L’impero del pomodoro si espande: “export in crescita del 15% entro fine anno”
Una crescita di peso specifico industriale, fattore che poggia inoltre sul riconoscimento della qualità dei pelati e degli altri prodotti derivati presenti nel catalogo dell’impresa campidanese: passate, polpe, a dadini o fini, concentrati e sughi pronti, anche fuori dai confini nazionali. “Al momento la nostra percentuale export rispetto al fatturato è intorno al 10-12%, ma contiamo di vederla salire al 15% alla fine dell’anno in corso”, chiarisce Elias, “Esportiamo in parecchi Paesi, tra cui Arabia Saudita, Australia, Brasile, Dubai e Abu Dhabi, Israele Perù, Qatar, Stati Uniti, Singapore, Sudafrica, Thailandia e grandissima parte dell’Europa. In più, da sei mesi, il nostro marchio è sbarcato pure in Corea del Sud con buoni risultati”.

Deciso il potenziamento di una “linea city” che sta andando per la maggiore, i vertici aziendali di Casar si stanno concentrando sul valutare al meglio le oscillazioni del mercato per capire, con sufficiente margine di tempo, quali siano i prodotti su cui spingere in uno specifico periodo. “Dobbiamo sempre tenere in grande considerazione le richieste della clientela, perché oggi può essere la polpa di pomodoro un best seller, mentre domani potrebbe esserlo la passata.
La produzione “come una volta” e la standardizzazione, tra sostenibilità e processi industriali
I processi produttivi, come la pelatura a vapore, sono rimasti quelli di una volta”, prosegue, “ma con risultati migliori rispetto al passato, quando gli impianti non erano così standardizzati. Questo aspetto implica un costante adeguamento delle linee alle necessità contingenti, un potenziamento del parco macchine indispensabile perché, ripeto, non vendiamo tutti gli anni le stesse quantità di prodotti e dobbiamo per forza restare al passo con i tempi”.

Attenta alla sostenibilità ambientale, nel prossimo futuro Casar è inoltre intenzionata a passare al Gnl (Gas naturale liquefatto) per alimentare le caldaie, cambio di marcia finora impossibile considerata la mancanza di questo combustibile nel territorio in cui opera. “In pratica siamo costretti a utilizzare l’olio combustibile denso a basso tenore di zolfo (Btz) fin quando non saremo pronti per sfruttare gli indubbi vantaggi green del Gnl. Passaggio ormai indifferibile se vogliamo andare incontro alle richieste sempre più pressanti dei committenti sia del Nord Italia che del Nord Europa ed entrare in un circolo se possibile ancora più virtuoso”, conclude Michel Elias.

