
Il comparto manifatturiero nazionale risponde alla crisi del Medio Oriente puntando sulla domanda interna di tecnologia. A guidare la richiesta, soprattutto i settori elettronico ed elettrotecnico, che registrano una performance in controtendenza. Nonostante l’instabilità internazionale, si registra così una crescita di domanda di tecnologie connesse alla transizione energetica e al digitale nel mercato interno. È quanto emerge dalla Nota congiunturale trimestrale elaborata dal Centro Studi di Anie (Federazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed elettroniche) Confindustria.
Elettrotecnica ed elettronica in positivo: +2,4% nel primo bimestre
In un quadro di perdurante debolezza dell’industria manifatturiera nazionale, i settori Anie (Federazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed elettroniche) confermano quindi una dinamica in controtendenza. Nel 2025 il manifatturiero ha evidenziato una dinamica negativa, con una flessione dei volumi della produzione industriale pari allo 0,5%. In questo scenario, i settori elettrotecnica ed elettronica si sono distinti però per una performance positiva, chiudendo il 2025 con una crescita complessiva dell’1,8% nei volumi di produzione industriale e dell’1,9% nel fatturato.
L’espansione ha interessato entrambe le macroaree: più contenuta nell’elettrotecnica (+1,5%), mentre l’elettronica si è distinta per una dinamica più vivace (+2,7%). La crescita dei settori Anie continua a essere trainata in larga misura dalla domanda di tecnologie connesse alle transizioni energetica e digitale. A sostenere l’andamento complessivo contribuisce soprattutto il mercato interno, che nel 2025 ha registrato un incremento del 3,1%, mentre le vendite estere risultano maggiormente esposte a un contesto internazionale segnato da crescente instabilità.
Il quadro resta tuttavia condizionato da significativi elementi di incertezza, come evidenzia un’indagine del Servizio Studi di Anie Confindustria condotta su un campione rappresentativo di aziende associate, con particolare riferimento agli effetti delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Il 71% delle imprese del campione è attivo sui mercati esteri e oltre la metà esporta anche verso i Paesi dell’area mediorientale coinvolti nelle attuali tensioni.
Imprese in difficoltà su investimenti, logistica, costi dei trasporti, materie prime ed energia
In una prima fase le criticità si sono riflesse soprattutto sul lato dei costi: il 62% delle aziende segnala aumenti nei trasporti, il 54% nelle materie prime e il 42% nell’energia. A questi si aggiunge un’elevata incertezza sugli investimenti (35%), che spinge le imprese verso atteggiamenti più prudenti.

Cosimo Musca, Presidente di ANIE Componenti Elettronici, al Chips JU Information Day 2026 – all’evento promosso da Confindustria e Chips JU Mirror Group Italy
Nel complesso emerge come, nonostante una sostanziale tenuta nel breve periodo sostenuta anche da fattori temporanei (quali portafoglio ordini e contratti in essere) la capacità di mantenere tale stabilità nel tempo appaia limitata, con primi segnali di deterioramento già evidenti. In questo quadro, la logistica si conferma uno dei principali elementi di criticità per quasi il 40% delle imprese, con difficoltà operative e rallentamenti nei flussi che incidono sulla pianificazione e contribuiscono ad accrescere l’incertezza.
Crisi in Medio Oriente: gli effetti sulle imprese per Anie
Il protrarsi delle tensioni è destinato a incidere nei prossimi mesi anche sull’andamento della domanda estera, che finora ha mostrato una discreta tenuta. I risultati della survey di Anie Confindustria evidenziano come la durata della crisi in Medio Oriente rappresenti un fattore decisivo per le prospettive delle imprese. Se il conflitto si fosse risolto entro un mese, il 73% delle aziende avrebbe previsto impatti nulli o limitati; a quasi due mesi dall’avvio delle tensioni, prendono invece corpo scenari più critici: oltre l’80% delle imprese si attende effetti almeno moderati, mentre il 39% prevede impatti rilevanti sull’attività.
Nel 2025 le esportazioni italiane verso i Paesi del Golfo hanno raggiunto circa 2,6 miliardi di euro, in crescita di oltre il 60% rispetto al 2019 (fonte ExportPlanning), con Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita tra i principali mercati di destinazione.
“Il quadro che emerge dalla nostra analisi”, dichiara Renato Martire, vice presidente Anie con delega al Servizio Studi, “restituisce l’immagine di un sistema industriale che, pur operando in un contesto caratterizzato da forti discontinuità, continua a mostrare solidità e capacità di adattamento”.

